Allarme clima, adottare presto meccanismi di adattamento

Allarme clima, adottare presto meccanismi di adattamento

Mentre il Forum Internazionale di Viterbo, promosso da Greenaccord, si prepara ad affrontare i temi ambientali più caldi per la comunità internazionale, arriva un altro allarme
sugli effetti del riscaldamento globale del pianeta. “I cambiamenti climatici nei prossimi 40 anni ridurranno la produzione alimentare e agricola tra il 9 e il 21% nei paesi in via di sviluppo.
In Africa tra il 2080 e il 2100 il potenziale agricolo africano potrebbe ridursi tra il 15 e il 30%”.

E’ quanto emerge dall’intervento del Direttore generale della Fao Jacques Diouf, che ha aperto i lavori del High Level Expert Forum su come sconfiggere la fame entro il 2050. Diouf ha lanciato un
allarme su come gli impatti dei cambiamenti climatici saranno più duri sulle regioni più povere del pianeta ”rendendo ancor più difficili gli sforzi di nutrire gli oltre 9
miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050”. L’agricoltura, come emerge dai lavori del Meeting FAO in corso a Roma, è responsabile del 14% delle emissioni globali di gas
serra, il 74% delle quali prodotte nei paesi in via di sviluppo. Al contrario, però, ”proprio questo settore può più attivamente contribuire alle strategie di adattamento e
di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici – ha sottolineato Diouf. Dobbiamo imparare dai nostri errori passati e assicurare una governance globale e locale dell’agricoltura
all’altezza di questa sfida”.

Anche lo scenario italiano invita ad una immediata riflessione. “Rispetto ai cambiamenti climatici l’agricoltura è soggetta ad alti livelli di rischio e le imprese agricole saranno sempre
più costrette ad adottare i necessari meccanismi di adattamento, per rispondere ai numerosi condizionamenti, diretti ed indiretti, apportati dai cambiamenti climatici” sostiene Stefano
Masini, capo area Ambiente e Territorio di Coldiretti, partner di Greenaccord nel Settimo Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura: “Questi possono essere
così sintetizzati: variazioni qualitative e quantitative delle produzioni, alterazioni degli stadi fenologici, del sistema fitopatologico e delle esigenze in termini irrigui e di
lavorazioni, spostamento degli areali produttivi, modifica delle vocazionalità d’area, ecc. Rispetto alla vulnerabilità climatica dell’agricoltura, va rilevato come l’elemento
determinante sia rappresentato dalla velocità di evoluzione dei fenomeni climatici, che caratterizza il cambiamento climatico in corso. I sempre più frequenti fenomeni estremi
(incendi, violenti tempeste, inondazioni e siccità), insieme alla comparsa di altre anomalie climatiche (gelate precoci o tardive, maggiore variabilità della stagionalità,
alterazioni della frequenza delle precipitazioni interstagionali e interannuali, comparsa di nuove malattie animali e vegetali) rappresentano pressioni in grado di mettere effettivamente a
rischio la solidità dell’intero sistema agricolo, provocando una generale perdita di rendimento e di qualità delle produzioni nella maggior parte delle regioni mediterranee, sino a
sfociare in una tendenza alla riduzione o all’abbandono delle attività agricole e forestali.”

D’accordo sull’urgenza di adottare al più presto importanti misure per prevenire e fronteggiare le evidenze dei cambiamenti climatici nel settore agro-alimentare è Riccardo
Valentini, Professore di Ecologia Forestale della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Tuscia “L’agricoltura italiana soffre in maniera particolare dei cambiamenti
climatici sotto due aspetti, quello dell’agricoltura di qualità, in quanto il nostro è un sistema agricolo basato sulle produzioni locali di eccellenza, e queste sono proprio quelle
che rischiano maggiormente, e sul fronte dell’agricoltura intensiva, che si associa ad un grande dispendio di energia. Occorre prendere coscienza” sostiene Valentini “dell’effettiva urgenza del
problema, per mettere in sicurezza tutto il sistema agroalimentare”.

“Uno dei fattori che va maggiormente monitorato” – conclude il Professore “è quello dell’acqua, e quindi delle risorse idriche, per migliorarne la distribuzione. Occorre investire subito
per avere dei giovani professionisti informati e formati che possano a loro volta diffondere una corretta informazione in questa direzione.”

Greenaccord è un’associazione culturale di ispirazione cristiana senza fini di lucro, nata per stimolare l’impegno di tutti gli uomini di qualsiasi credo e confessione religiosa, sul tema
della salvaguardia della natura. Greenaccord propone forum nazionali ed internazionali rivolti a tutti i professionisti dell’informazione, allo scopo di sollecitare una riflessione laica ed
approfondita attraverso un dibattito continuativo sul ruolo e la responsabilità degli operatori dell’informazione nei confronti delle tematiche ecologiche.

Related Posts
Leave a reply