“Allarme pollo: l’80% della carne è infetta”

“Allarme pollo: l’80% della carne è infetta”

La maggior parte della carne di pollo è infetta, colpa degli antibiotici da allevamento. A dirlo, una recente inchiesta di Altroconsumo.

I suoi esperti hanno preso in esame 250 campioni di petto di pollo, comprati in tutta Italia, valutando così l’eventuale presenza di batteri della famiglia Enterobatteriacea, i più inclini a sviluppare un meccanismo di resistenza agli antibiotici. Risultato, tracce rilevanti di E.Coli nell’84% dei campioni.

Secondo Altroconsumo, tutto nasce dalla scelta dei produttori, che usano antibiotici per difendere il pollo dalla malattie. Tuttavia, tali sostanze possono influire sui batteri che vivono nel tratto gastrointestinale, rendendoli farmacoresistenti e capaci di contaminare il cibo e l’ambiente. E tale effetto può interessare anche gli uomini: la farmacoresistenza si trasmette ai batteri presenti nel loro organismo, aumentando così i pericoli per la salute.

Come ricorda Altroconsumo, il tema della resistenza ai farmaci è una delle grandi sfide della scienza moderna: l’uso indiscriminato di farmaci da parte delle persone e (come mostrato dalla ricerca) e negli allevamenti ha creato gruppi di batteri resistenti alle terapie convenzionali, e per questo più pericolosi.

In cerca di un rimedio, l’associazione propone un sistema in due parti.

Primo, monitorare l’uso dei farmaci negli allevamenti, inserendo criteri molto severi ed una classe di farmaci impiegabile solo per gli animali ed i casi estremi, in quanto la prevenzione diventerebbe maggioritaria.

Quando poi la carne (pollo, ma non solo) arriva in tavola, vanno evitati trattamenti chimici “complicati”: per uccidere i microrganismi, è bene cuocere la carne raggiungendo almeno 70 °C.

Ed, se si devono assumere antibiotici, rispettare i consigli del medico, evitando il fai-da-te.

Matteo Clerici

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