Alle aziende: aiutateci a fare meglio

 

La realizzazione del Prontuario degli Alimenti è uno dei progetti AIC più apprezzati ed utilizzati
dai soci, in quanto li aiuta giornalmente nella scelta degli alimenti.

Ogni anno vengono migliorate procedure e modalità, allo scopo di ridurre disfunzioni e dispersioni di forze
del personale AIC e delle aziende stesse.

I prodotti sono ormai più di 10.000 e sono tutti esaminati attraverso i questionari di valutazione. Le
aziende sono 400 circa e si tratta di altrettanti rapporti che il Team mantiene durante la preparazione del testo; i numeri fanno comprendere, senza altri dettagli, che, con
l’obiettivo della pubblicazione annuale, non ci sono tempi morti nell’anno di lavoro e che i ritardi hanno grande peso nel rispetto delle fasi programmate.

Alle aziende chiediamo poi l’impegno di osservare le richieste ricevute.

È molto difficile, per esempio, ricevere conferma del corretto elenco delle referenze da pubblicare, intese,
come ben precisa la documentazione inviata, come elenco dei nomi commerciali dei prodotti, quelli quindi che compaiono in etichetta e che il consumatore può facilmente trovare
negli scaffali del supermercato e/o in farmacia. La conferma, attraverso timbro e firma dell’azienda in calce all’elenco inviato dalla segreteria, non è una
facoltà, ma azione indispensabile, così come necessario è il rispetto del termine della conferma.

Ricordiamo che mentre nelle edizioni precedenti il silenzio è stato valutato come assenso e l’elenco
inviato, confermato o no, veniva pubblicato tal quale, da quest’anno, per ridurre il rischio di errori (errori nella trasposizione della denominazione, mancato inserimento di
prodotti idonei, ecc.), la procedura prevede la conferma da parte dell’azienda e se, nonostante i ripetuti solleciti del Team Prontuario, l’azienda non ha collaborato in
questo senso, non è stato possibile accettare la lista dei prodotti per l’inserimento.

Ancora una volta, ricordiamo che la collaborazione delle aziende non si deve esaurire con l’invio della
documentazione per la valutazione, ma deve essere garantita per tutta la durata dell’edizione in vigore del Prontuario, informando preventivamente AIC di modifiche di denominazioni o di qualsiasi modifica delle materie
prime o dei processi produttivi che possa compromettere la sicurezza e l’idoneità al celiaco dei propri prodotti.

La particolare attenzione che dedichiamo al rispetto di procedure che possono sembrare formali non deve essere
considerata superflua o vessatoria verso le aziende. Il rispetto di tutte le
procedure da parte delle aziende, infatti, denota l’attenzione e l’importanza che le stesse dedicano al consumatore celiaco. Trascuratezza, dimenticanze, non rispetto dei tempi indicati, reperibilità difficoltosa dei referenti non possono che
evidenziare la rilevanza marginale che l’azienda attribuisce a tali produzioni e al consumatore celiaco. Tale atteggiamento, per AIC, non può che tradursi in
un maggior rischio per la salute del celiaco.

La Direttiva Europea 89/2003
(vedere “Etichettatura”, pag. 41) importantissimo traguardo per l’etichettatura dei prodotti, impone l’indicazione dei cereali contenenti glutine, senza
soglie quantitative. La norma infatti, non pensata per la celiachia, ma con l’attenzione rivolta agli allergici e a tutti i principali allergeni, non ha l’obiettivo di
identificare i prodotti idonei ai celiaci. Pertanto non considera la soglia dei 20 ppm, adottata anche dal Ministero della Salute in Italia, così come in altri paesi del sud
Europa. Ciò significa che, potenzialmente, anche prodotti che rispettano il limite dei 20 ppm potrebbero riportare indicazioni che avvertano sul rischio di contaminazioni da
glutine. Come indicato in altra parte della presente prefazione (vedere “Etichettatura”, pag. 41), AIC è contraria all’uso di tali diciture su prodotti
che si rivolgono ai celiaci, nei quali fanno sorgere comprensibili dubbi, apprensioni ed inevitabili insicurezze.

Alle aziende che partecipano ai progetti associativi chiediamo non solo il rispetto di precisi parametri e di
chiare condizioni di garanzia, ma anche e soprattutto di sposare obiettivi e finalità delle attività che conduciamo. Sebbene quindi tali espressioni si pongano a tutela
delle aziende, l’AIC chiede, nel rispetto del consumatore celiaco, di omettere tali indicazioni.

Lo stesso spirito ci induce ad adottare, nella scelta dei prodotti che hanno accesso al Prontuario, un criterio
di valutazione che non si limiti alle schede prodotto, ma interessi l’azienda
nel suo complesso e nelle sue attività. In qualche caso abbiamo già adottato questo criterio:
pensate ai casi di marchio spiga sbarrata non autorizzato, magari rielaborato graficamente. Il suo utilizzo non significa necessariamente che il prodotto sia pericoloso o non garantito
per i celiaci; anzi, la scheda prodotto potrebbe farlo giudicare idoneo ad accedere al Prontuario. Ma se l’azienda non riconosce la proprietà del marchio di AIC, non
favorisce il lavoro per uniformare in Italia l’utilizzo già così confuso del logo e, non solo decide di non seguire il progetto AIC, ma neppure di interrompere
l’utilizzo contestato: è evidente che tutti i prodotti di quell’azienda, non solo quelli distinti dal marchio, non potranno godere del posizionamento privilegiato che
il Prontuario permette nel mercato dei prodotti idonei ai celiaci.

Lo stesso vale per le aziende che ancora considerano l’adeguamento al decreto 111/92 come una facoltà e non
un obbligo per chi ha interesse a rivolgersi al mercato alimentare delle diete particolari, tutelato e
protetto dal SSN. Come noto, l’AIC richiede l’osservanza della legge anche ai prodotti che non intendano beneficiare dell’erogazione gratuita e distribuire nella sola
”grande distribuzione”. Non si ammettono quindi prodotti
che, non potendo avvalersi della dicitura “senza glutine” autorizzata dal solo Ministero della
Salute, ricorrano alle diciture più fantasiose per aggirare la norma, ma non
rinunciare ad attrarre il consumatore celiaco: prodotto con materie prime naturalmente prive di glutine, per celiaci, privo di glutine in natura, ecc…

È evidente che nel caso si verificasse una simile situazione il prodotto così promosso non entrerebbe
in Prontuario e neppure tutti gli altri prodotti dell’azienda che sceglie di non osservare le indicazioni ricevute.

Anche qui vogliamo sia chiarita l’assenza di qualsiasi volontà punitiva, piuttosto l’affermarsi
del massimo rispetto della libera scelta, che anche noi, però, rivendichiamo.

Il Prontuario degli Alimenti è una libera iniziativa dell’AIC, che ne fissa, liberamente, le regole di accesso, nel
rispetto delle aspettative di garanzia e di coerenza degli associati che ogni anno ci confermano la loro fiducia.

Non si tratta di un elenco obbligatorio e coercitivo per chi opera nel mercato; altre sono le autorità cui
spetta la sanzione per l’inosservanza delle norme.

Le aziende hanno piena facoltà di aderire oppure no ai progetti associativi.

 

Leggi Anche
Scrivi un commento