Le allergie per ricche, fiducia alle etichette, cibo per rafforzare: falsità a cui non credere

Allergie alimentari: molto è fatto, molto è ancora da fare. E, spesso, ci si muove in un mondo fatto di mezze verità e bugie palesi.

Contro il problema, ecco una ricerca della Northwestern University, diretta dalla dottoressa Ruchi Gupta.

Il team universitario si è concentrato su 5 bufale in particolare.

Le allergie alimentari sono “roba da ricchi”

No, possono colpire tutti, senza guardare reddito/professione/origine etnica

Oltre a non mangiare il cibo pericoloso, si è impotenti

No. Ci sono diverse misure utili per le famiglie, come parlare dell’allergia, insegnare ai bambini a riconoscere i sintomi, tenere un autoiniettore di adrenalina a portata di mano se necessario.

Le etichette alimentari risolvono tutto

No. Possono essere incomplete, una sorta di “terno al lotto”. In alcuni Paesi, come gli USA, sono indicati gli allergeni principali ma non i cosidetti “precauzionali”.

Mangiare cibo “proibito” rafforza l’individuo

No. Anche solo una piccola quantità non riduce l’allergia e può essere dannoso. Unica eccezione, le arachidi: secondo la capo-ricercatrice, dare prodotti a base di arachidi in anticipo, con un dosaggio attento, ai bambini di 6 anni può aiutare a ridurre il rischio di allergia. Con cautela: gli esperti ricordano infatti come questo metodo richiede approvazione e controllo di pediatra ed allergologo.

Le allergie alimentari sono rare e non gravi

Secondo la squadra della Northwestern University nei soli Stati Uniti, ne sono colpiti 6 milioni di bambini, l’8% dei minori. Di questi, il 40% ha sofferto di una crisi allergica pericolosa per la vita.

Tra le allergie più comuni, nove alimenti: arachidi, uova, latte, soia, grano, noci, pesce, molluschi e sesamo.

Matteo Clerici

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