Un’indagine condotta recentemente dall’Autorità di Sicurezza alimentare britannica (FSA) ha rilevato che circa il 15% dei venditori al dettaglio non forniscono, o forniscono in modo
incompleto, ai consumatori le informazioni sul pesce che vendono, con particolare riferimento all’origine del prodotto, a volte non precisata (queste informazioni, sono infatti richieste
espressamente dalla normativa sull’etichettatura degli alimenti). Inoltre, uno su dieci pesci, per spigola e abramide, e uno su sette, per il salmone, venduti come “pescati” in supermercati,
pescivendoli e bancarelle all’aperto sono risultati, invece, prodotti da allevamento.

Queste sono le principali scoperte della FSA scaturite da un’indagine sui problemi per i consumatori associati al mercato del pesce e alla relativa etichettatura e origine. L’indagine si
è svolta in due parti distinte. La prima ha valutato la presenza delle necessarie informazioni sul metodo di allevamento (compresa l’indicazione selvatico, ovvero non d’allevamento) e
sull’origine geografica del pesce venduto al dettaglio in bancarelle all’aperto, pescivendoli e nei banchi del pesce dei supermercati. Nella seconda parte dell’indagine sono stati, invece,
valutati alcuni campioni di pesce, contenenti l’indicazione “pescato”, al fine di valutare la correttezza di tale indicazione. In particolare sono stati acquistati campioni di pesci (spigola,
abramide e salmone) da diversi venditori e sono state condotte delle analisi sull’olio estratto da questi campioni di pesce. I risultati di queste analisi sono stati confrontati con le
informazioni provenienti da un database contenente dati di diverse specie di pesci selvatici e di allevamento.

Il metodo utilizzato in questa indagine per la verifica dell’origine del pesce (selvatico o d’allevamento) è uno dei più recenti metodi di autenticazione degli alimenti,
recentemente sviluppati dalla FSA nel settore della sicurezza alimentare e, in particolare, per il controllo delle frodi alimentari.

** Questi metodi innovativi potranno essere utilizzati in futuro per il controllo delle frodi alimentari, in modo particolare nel settore del pesce, che risente di questo problema. Uno scenario
analogo in Italia non è improbabile.

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