Alluvione a Mazara del Vallo: cronaca di un disastro annunciato

Alluvione a Mazara del Vallo: cronaca di un disastro annunciato

Alluvione a Mazara del Vallo: cronaca di un disastro annunciato
di Maurizio Ceccaioni
Foto:
Maurizio Ceccaioni,
Primapaginamazara.it

Mazara del Vallo, la città del gambero rosso, quella con la flottiglia da pesca più grande d’Italia e la prima comunità tunisina in Europa, oggi sale agli onori della cronaca per essere annoverata tra le tante località che negli ultimi giorni hanno ceduto le armi alla forza bruta della natura. Una natura che non fa sconti a nessuno, specie se – come nella stragrande maggioranza dei casi – c’è di mezzo la mano dell’uomo.

 

Foto a sinistra, la piena del Mazaro. A destra l’ordinaria pace del fiume

In ogni caso, era ampiamente prevedibile, stando ai bollettini meteo diramati che prevedevano l’allerta arancione e a Mazara, quello che tutti sapevano e temevano è drasticamente avvenuto. Il Màzaro, che a questa antica cittadina ha dato il nome, si è ripreso i suoi spazi, e la grande massa d’acqua fangosa mista a rocce e trochi di alberi, che si è riversata nel letto di quel fiume pieno di detriti, in attesa di essere tolti dal porto canale. Interventi di escavazione che attendono da anni di essere realizzati e la cui responsabilità, a quanto è dato sapere, ricade sulla Regione Siciliana.
Quell’onda di piena documentata dai colleghi della testata locale PrimapaginaMazara,
diretta da Francesco Mezzapelle, che è anche Responsabile Comunicazione Distretto della Pesca e Crescita Blu.

Un’esondazione che ha provocato gravi danni al comparto della piccola pesca di Mazara del Vallo e creato forti disagi a residenti ed esercenti. Sono state danneggiate abitazioni e attività lavorative, portate via dagli ormeggi circa 20 piccole barche da pesca e la chiatta che fa servizio passeggeri tra le due sponde del fiume, trascinata dalla corrente al centro del porto-canale, a qualche centinaio di metri dal posto in cui sono rimaste le catene che la ancoravano e servivano da trazione.

Nino Carlino presidente Distretto della Pesca di Mazara del Vallo

«Esprimo la mia più profonda vicinanza e quella del cda e dei soci del Distretto, ai pescatori che hanno perso il proprio mezzo di sostentamento», ha dichiarato a caldo il presidente del Distretto della Pesca siciliana Nino Carlino. «Auspico che le Autorità preposte prendano atto di questo evento calamitoso straordinario e possano al più presto trovare le soluzioni opportune per aiutare chi è stato danneggiato e soprattutto chi ha perso lo strumento che rappresentava un mezzo di sostentamento per la propria famiglia», ha poi sottolineato.

Nella foto il porto canale diventato un lago e al centro la chiatta

Adesso i detriti rimasti sui bassi fondali dopo la piena del Màzaro, tra cui le barche affondate, sono un grave rischio per le imbarcazioni da pesca e, a questo proposito, il presidente del Distretto della Pesca siciliana rivolge un invito alle Autorità competenti a non perdere più tempo per l’escavazione del porto canale.

Una storia all’italiana, con la gara d’appalto conclusa circa due anni fa. Ma la strada per i lavori pare sia stata molto “scivolosa” e in salita, tanto che tutto è finito in un vicolo cieco burocratico, dal quale Nino Carlino chiede che si esca al più presto, «Per garantire la sopravvivenza del comparto ittico mazarese, dalla cantieristica alla attività peschereccia».

Da parte sua il presidente della Regione Nello Musumeci, appena appresa la notizia, garantendo che i lavori andranno avviati nel più breve tempo possibile, ha voluto sapere dai suoi funzionari quali cause hanno impedito in questi anni la pulizia dell’alveo del Màzaro e attende dall’Ufficio del Genio civile e dal Dipartimento regionale Territorio e ambiente, delle relazioni dettagliate per capire se ci siano delle responsabilità a carico di qualcuno.

 

di Maurizio Ceccaioni
Newsfood.com

Related Posts
Leave a reply