La Ue rileva la “persistente incertezza che riguarda la riforma del sistema pensionistico” italiano: è quanto si legge in una nota che illustra le valutazioni del commissario Ue agli
affari Economici e monetari, Joaquin Almunia, che commenta l’accordo sulle pensioni stretto tra esecutivo e parti sociali.
Al contrario, prosegue la nota, “ogni cambiamento dell’attuale legislazione per le pensioni dovrà essere, dal punto di vista del bilancio, neutrale nel medio e lungo termine e non
dovrà peggiorare la sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche italiane”.
Riguardo al documento di programmazione economico finanziaria (Dpef) varato ieri, invece, Almunia ne prenderà visione soltanto la prossima settimana, ma ha espresso “profonda
preoccupazione per il limitato consolidamento dei conti pianificato per il 2008 e gli anni seguenti, che non è in linea con gli orientamenti stabiliti dall’Eurogruppo”.
Il commissario Ue, insomma, ha bocciato le operazioni del Governo su tutti i fronti, spiegando che “questo limitato consolidamento rallenterà la riduzione del livello del debito
pubblico, ancora significativamente sopra il 100% del Pil”.
“Gli interessi pagati su questo debito – ha continuato – si attestano sopra i 68 miliardi nel 2006, assorbendo circa il 5% del Pil italiano, un ammontare due volte più grande degli
investimenti pubblici che impedisce di utilizzare le risorse in maniera più produttiva”.
“Senza contare – ha concluso Almunia – che una riduzione del debito più lenta è molto negativa per le future generazioni, che dovranno affrontare le conseguenze legate all’aumento
dell’età della popolazione”.
Il commissario Ue, tuttavia, ha preso “nota che il governo italiano si attiene agli impegni di assicurare che il deficit resti ampiamente al di sotto del 3% del Pil nel 2007, dal 4,4% nel 2006.
Complessivamente questo indica un significativo miglioramento nel bilancio strutturale negli ultimi due anni, che ha luogo in un contesto di più crescita dinamica che riflette anche le
misure adottate”.