Amarone, un bel pasticcio: Valpolicella prima di tutto…

Amarone, un bel pasticcio: Valpolicella prima di tutto…

Un pezzo amaro, anzi Amarone, di Giampietro Comolli  su un argomento che non è niente altro che la punta di uno dei troppi grandi e insidiosi iceberg che costellano ormai tutto il tessuto economico. Purtroppo non ci sono più regole giuste, proprio perchè ce ne sono troppe. Non c’è più il rispetto per se stessi figuriamoci verso gli altri… Comolli continua a dire che sono in pochi a saper gestire un consorzio…io sottoscritto, e mi prendo le mie responsabilità su quanto scrivo, sono convinto che questi signori -spesso politicizzati e/o teste di legno- sanno molto bene come si pilota un consorzio (questo vale per tanti altri enti e strutture…).

Lo sanno bene e infatti perseguono i loro obiettivi di aumentare il proprio conto in banca, sulle spalle di chi lavora
Giuseppe Danielli

 

L’AMARONE E I VIGNAIOLI NON MERITANO TUTTO QUESTO

NON E’ SOLO UNA QUESTIONE CONSORZIO E AZIENDE STORICHE

QUELLO CHE VALE, E DEVE ESSERE AL CENTRO, E’ LA VALPOLICELLA NELLA SUA INTEGRALITA’. I COMPITI DEI CONSORZI DEVONO ESSERE MEGLIO GESTITI E DISTRIBUITI  

 

Giampietro Comolli:

Seguo la questione Amarone da quando è iniziata. Non tanto perché mi interessano le “querelle” fra persone o enti, non amo il pettegolezzo in generale, non mi interesso di litigi, non curo neppure le frasi ignoranti di certi colleghi giornalisti… Bravi a degustare un vino ma usano la penna non tanto come fioretto smart per sollecitare qualche commento, quanto come una clava perché il modello comunicativo “digitale-interattivo” si muove proprio in base ai doppi sensi, agli insulti… che chiamano altri insulti… un motore di ricerca che non mi piace.

Sempre come premessa, non solo per la questione Amarone, sparare numeri o dati o consumi o vendite a casaccio, rubacchiando dati dal web, non conoscendo il mercato, lo storico, il caos dei codici di dogana, frutto di una committenza pagata da tizio o caio… non serve al vino italiano, serve solo a qualche web-journal o portale o blog che deve far sapere che è “ancora vivo”.

Non credo che commentare un dato sulla produzione del frumento in Italia sia la stessa cosa per la stessa persona analizzare e valutare un dato economico-statistico di una Docg o una Doc del Prosecco, per esempio.

Non c’è pace sulle colline della meravigliosa Valpolicella

Perché non c’è pace sulle colline della meravigliosa Valpolicella?
Troppi interessi di parte, individuali e collettivi, disvalore e minusvalore senza controllo, una disputa fra grandi imprenditori e produttori, incapacità di gestire un consorzio, una norma sulla rappresentanza e sulla assegnazione dei  voti assembleari diventata oggetto di disputa e di abbandono, oppure…?

Da tempo leggo i  commenti da destra a sinistra (ogni riferimento politico è non voluto) fra il gruppo “delle 13” storiche famiglie: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini, Zenato e, dall’altra parte,  il Consorzio Tutela Vini Valpolicella

L’associazione è stata fondata nel 2010, contenzioso iniziato nel 2015, sentenze giuridiche europee e nazionali, un po’ favorevoli per una parte e un po’ all’altra come troppo spesso succede per incasinare ancor più questioni delicate, ma anche semplici. (n.d.r. …con grande gaudio dei legali di entrambe le parti… più le liti vanno avanti e più parcelle intascano)

Non c’è pace  per chi ha i calli alle mani,

per chi produce e vive dei prodotti della sua terra

Secondo me alla base di tutto ci sta una legge sui consorzi di tutela, oramai vecchia di 20 anni, che ha fatto il suo grande lavoro, ha avviato e maturato un percorso che è stato utilissimo per la certificazione e la tracciabilità (qualche pavese non lo ha recepito ancora una volta), ma oggi ha bisogno di un ammodernamento basato sulla semplificazione, riduzione costi, separazione tutela e promozione, più grande rispetto e valore delle vigne e dei viticoltori padroni in primis della denominazione, grandi capacità del manager superpartes che dirige il consorzio e non presidenti-direttori che non incarnano mai, da grandi imprenditori quali sono, quell’equilibrato senso di adattamento, diplomazia, misura, formula che un contesto  “a 3 facce” comporta.

Ho letto anche le recenti dichiarazioni, partendo da quella di Sandro Boscaini, figura importante del vino italiano, e quelle del Consorzio che sembrano improntate al dialogo oppure all’Aventino, a seconda dell’aria giuridica che tira, ma senza un costrutto concreto a 360 gradi. Dire una cosa e farne una altra, non è proprio il miglior viatico per arrivare a una soluzione.

Non mi sento il giornalista dell’ultimo minuto che spara pareri;  dal 1983 mi interesso di consorzi, associazioni, enti pubblici e privati del vino e non solo e, sempre, queste questioni, devono essere risolte da direttori capaci, non interessati a non scontentare nessuno e mantenere la seggiola!

Da fuori appare anche evidente che il forte prolungamento della questione Amarone interessi molto anche gli studi legali: veramente pazzesco. Quello che conta di più è la tutela e difesa e valorizzazione della grande Valpolicella in una logica superpartes, con grande equilibrio, innovazione gestionale, visione lungimirante.

Evidentemente avevo ragione quando proposi già nel 2005 di creare una alta scuola fra un pool di Università (Milano, Piacenza, Padova, Udine, Bologna) per formare nuovi “direttori di enti di tutela agroalimentare”. Non si nasce imparati. Aver fatto marketing di un dentifricio o di un profumo, non vuol dire saper organizzare, gestire, guidare una denominazione. E’ vero che il CdA è, e deve essere, sovrano ma le diatribe soggettive e la incapacità dirigenziale devono essere affrontate sempre solo dopo aver risolto le questioni primarie di valore della intera denominazione; dalla vigna alla bottiglia, con ponderata crescenza e decrescenza in base ai temi e alle delibere.

Senza questa rivoluzione non si migliora la situazione non solo dell’Amarone, ma anche di tanti consorzi in bilico e ridotti al lumicino in Sicilia, in Campania, in Piemonte, in Emilia, nel Veneto… Non credo che fare la “radiografia” a tutti i soci serva, ma serve una proposta concreta utile a tutti: i nomi non contano, sia grandissimi che piccoli!

Un grande progetto “nazionale” legato a tutti i vini della Valpolicella può essere la soluzione? Secondo me sì, ponendo le basi per una analisi di prospettiva risolvendo “grazie a terzi” tutto quello che è necessario fare per proiettare territorio e tutte le imprese fuori dal “cul de sac”.

Perché il mio mondo agricolo (vengo da una famiglia che da molti secoli è contadina) non ritorna a essere pragmatico, una stretta di mano e una pacca sulla groppa della vacca da vendere, e dimentica le formule leguleie. La funzione “erga omnes” di alcuni consorzi (perché non tutti?) non deve essere gestita come una prova di forza o espressione di potere verso chi non condivide una politica o un modello, ma come un servizio e uno strumento per condividere una tutela che deve essere il vero contenuto della promozione e valorizzazione compiuta secondo le “disponibilità” superiori di chi ha più interessi commerciali e esportativi. Mi sembra che una “idea” sia emersa anche recentemente per voce autorevole, c’è sicuramente da aggiungere qualcosa… ma la porta del dirimpettaio deve aprirsi.

 

 

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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