Ambiente, Istat: oltre l'80% delle emissioni inquinanti proviene dalle attività produttive

 

Tra le sostanze dannose per l’ambiente e la salute emesse dalle attività produttive, ci sono anche i micro inquinanti. Lo ricorda Legambiente nel commentare i dati diffusi
oggi dall’Istat sulle emissioni industriali.

“Quello che molti non sanno e che sembra incomprensibilmente scomparso sui media – commenta Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – è che
l’aria che si respira in alcune aree del nostro Paese non è inquinata solo dai “classici” inquinanti (l’ozono e gli ossidi di azoto e di zolfo), ma anche
da composti chimici tossici, e in alcuni casi cancerogeni emessi dalle industrie. E’ il caso delle diossine e dei furani, dei policlorobifenili (Pcb), di metalli pesanti come il
mercurio o il cadmio, tutte sostanze che continuano a rendere insalubre l’aria che tanti italiani sono costretti a respirare”.

Secondo l’elaborazione di dati Ispra (ex Apat) contenuta nel dossier Mal’Aria industriale di Legambiente, nel 2006 l’industria ha emesso il 95% del totale
dell’arsenico scaricato in atmosfera da tutte le fonti, il 90% del cromo, l’87% dei Pcb, l’83% del piombo, il 75% del mercurio, il 72% di diossine e furani, il 61% di
cadmio.

Ecco perché, per tutti gli impianti industriali Legambiente chiede al ministro dell’Ambiente di scongiurare l’ipotesi di una nuova proroga ai termini previsti per la
concessione dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) agli impianti soggetti alla normativa sull’Ippc (Integrated pollution prevention and control) che deve essere
rilasciata entro il 31 marzo prossimo. Chiede inoltre che le Aia prevedano tempi certi e serrati per l’ammodernamento degli impianti, Ilva di Taranto in primis, e per la
riduzione dell’impatto ambientale.

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