Anche l’asino ed il cavallo entrano in politica…per un pugno di voti?

Anche l’asino ed il cavallo entrano in politica…per un pugno di voti?

A proposito della proposta di legge per il divieto di macellazione delle specie equine
Più etica e meno estetica
Fra i vari criteri di indirizzo e scelta delle nostre attività quotidiane ve ne sono due più importanti o almeno più frequenti di altri: il criterio etico e quello
estetico.
Non ce la sentiamo e non abbiamo il tempo per analizzare e giudicare le due diverse attitudini morali (spesso in antitesi tra loro), ma vorremmo soffermarci su un caso in cui il criterio estetico
viene spacciato per etico: la recente proposta di legge che vorrebbe annoverare gli equini tra le specie d’affezione e non più tra le specie da reddito, vietando di fatto la macellazione
ed il consumo della carne.
 
 

dott. med. vet. Francesco Burlini  –  Agr. Gianluigi Veronesi
Da anni alcune associazioni animaliste premono sui politici per adottare tale soluzione.
Sorprende che le prime a raccogliere tale proposta siano state l’on. Paola Frassinetti, sottosegretaria alla Cultura e l’on. Martini, vice ministro della Salute.
Chi si occupa di Cultura e Salute, prima di approvare certe assurdità, oltre al buon senso, dovrebbe considerare quello che ci permettiamo di ricordare  pedissequamente di
seguito.
Fin dal Paleolitico, la carne di cavallo è sempre stata uno dei cibi più apprezzati dall’uomo. Lo dimostrano non solo i dipinti rupestri di Lascaux o Altamira (che testimoniano
l’importanza simbolica che ha sempre avuto il cavallo), ma anche i cumuli di ossa di cavallo come quello sotto la falesia di Solutrè in Francia.
Dopo essere stati addomesticati (nell’Asia Centrale intorno al IV millennio a.C.) i cavalli sono diventati molto più utili da vivi che da morti, ma rimaneva comunque il problema del
“riciclo dell’usato”.
I cavalli in eccesso o a fine carriera sono sempre stati tranquillamente trasformati in bistecche.
Nei paesi del Centro-Nord Europa, per ragioni pratiche (nel medioevo avere più cavalli  significava detenere maggior predominio sul resto della società) o per ragioni
religiose (impedire i residui di antichi riti pagani basati sulla “comunione” con carne di cavallo durante alcune pratiche rituali), il consumo di carne di cavallo venne invece duramente
condannato dalla Chiesa e nel 732 definitivamente sanzionato con una bolla papale mai revocata.
La carne di cavallo resta dunque l’unico cibo fino ad ora proibito per i cattolici ed anche gli anglosassoni protestanti (ed antipapisti) che attualmente ne aborrono il consumo, si
rifanno in realtà a questo antico divieto religioso.
Inconsapevolmente si comportano ne più ne meno che mussulmani ed ebrei, i quali aborrono il consumo di carne di maiale o degli indù per le loro vacche sacre.
Questo divieto non è però mai stato veramente predicato e applicato nei paesi del sud Europa che erano cristiani già da parecchi secoli.
Il Italia, nel 1928,  a causa delle frequenti frodi (la carne di cavallo, più economica veniva spacciata per bovina a molti poveracci che non avevano molta consuetudine con la carne)
fu promulgata una legge che imponeva di vendere questo tipo di carne esclusivamente nelle macellerie equine  (legge che più tardi venne abrogata).
Dal punto di vista strettamente alimentare la carne degli equini è senza dubbio una delle più sane e sicure.
A differenza di altre specie domestiche produttrici di carne rossa (i bovini o i suini), gli equini non vengono mai allevati con metodi intensivi e/o con una alimentazione a base di
cereali.
Vivendo in grandi spazi e con una alimentazione a base di foraggi non utilizzabili dall’uomo, gli equini sono quindi tra gli animali più ecocompatibili.
Non essendo ruminanti non producono nemmeno il metano, pericoloso gas-serra. 
Dal punto di vista ambientalista, utilizzare la carne degli equini a fine carriera è quindi non solo giustificabile, ma porta anche notevoli benefici pratici.
Si inquina meno perché è una forma di riciclaggio ed il consumo di queste carni eviterà di fatto l’allevamento di altri animali, con conseguente “spreco” di
risorse. 
Ci siamo chiesti non solo le motivazioni, ma anche il tempismo di tale proposta di legge. Non crediamo di sbagliarci ipotizzando che l’attuale governo debba parare il grave danno alla sua
immagine per aver recentemente ceduto alle pressanti richieste di una parte dei suoi elettori cacciatori che hanno ottenuto l’apertura della stagione di caccia praticamente tutto l’anno ed anche
a molte specie protette.
Secondo l’italica logica cerchio-bottista, diventa ora necessario sfornare un contentino per tacitare gli animalisti.
Costoro, (in stragrande maggioranza donne: una semplice constatazione statistica e non un giudizio) hanno già ampiamente dimostrato evidenti forme di ipocrisia.
Per esempio nella legge (da loro fortemente voluta) che regola la sperimentazione medica sugli animali è stato vietato ogni esperimento su cani, gatti o primati, ma rimane ammessa la
sperimentazione su ratti, topi o cavie: evidentemente questi ultimi sono mammiferi  figli di un dio minore per il “peccato originale” di non avere un pelo morbido ed occhioni grandi e dolci
in grado di intenerire l’animo sensibile delle animaliste. 
Le stesse peraltro sempre pronte a scendere in campo a difesa di foche o caprioli, ma le prime ad invocare la derattizzazione sotto casa o a far castrare i loro (ed altrui) cani e gatti.
Ricordiamo che le motivazioni che ci hanno portato a disdegnare di cibarsi di cani e gatti (a differenza di molte altre popolazioni di diverse latitudini e continenti) non è stato certo
una nostra superiorità morale, ma solamente la non convenienza “economica”: per noi, come per molti altri popoli, cani e gatti sono  (quasi) sempre stati più utili da vivi che
da morti ed inoltre avendo una alimentazione simile a quella umana, non è mai stato “conveniente” allevarli a scopo alimentare.
L’energia alimentare consumata sarebbe molto inferiore all’energia alimentare ottenuta. 
Ci rendiamo conto dell’impatto di simili realistiche affermazioni su molti animi “sensibili”, ma le riteniamo comunque meno disturbanti rispetto all’ipocrisia imperante.
Cavalli, muli e asini hanno diritto non tanto all’empatia e all’amore (questi sentimenti lasciamoli ai nostri simili), ma alla simpatia, al rispetto e alla dignità, sia in vita che in
morte.
Possiamo comprendere (non certo condividere) le ragioni dei vegani o dei vegetariani che si astengono dal mangiare ogni tipo di carne per ipotetiche ragioni etico-morali, ma nessuno dotato di un
minimo di razionalità può giustificare che certe specie siano più sacre di altre.  Se i perfidi animalisti non vogliono intendere le ragioni etiche, almeno si
interroghino sulle conseguenze pratiche della loro proposta.
I cavalli, dopo essere stati usati per qualche anno a scopo ludico (un tempo almeno il loro utilizzo a scopo pratico era molto più dignitoso), verranno avviati a dei pensionati: in
realtà dei lager simili agli attuali canili pubblici, dove passeranno anni in attesa della morte e soffrire come dei “cani” per scarsità di spazio, di cure, ed essendo animali
“d’affezione”, anche per mancanza d’affetto.
Inoltre, a causa della pavidità di questi animalisti affetti da ignavia, saranno le finanze pubbliche a dover  finanziare questi “lager-pensione” per centinaia di migliaia di cavalli
e asini, i quali a causa della loro longevità, diventeranno ben presto dei milioni.
Lasciar morire un cavallo o un asino di vecchiaia, con i denti troppo usurati per masticare l’erba e con gli zoccoli cresciuti abnormemente e che gli impediscono di camminare, non è certo
un atto d’amore, ma di insulsa crudeltà.
Gli ignavi  animalisti non ci vengano poi a raccontare che questi animali hanno diritto ad una morte “naturale”.
Anche un ragazzino delle elementari sa bene che in natura tutto questo non avverrebbe perché da milioni di anni tutti gli animali erbivori alle minime avvisaglie di debolezza sarebbero
predati e mangiati da altri animali carnivori, rientrando così nel naturale ciclo biologico di tutti gli esseri viventi. 
In nome del liberismo e del risparmio economico, (temi tanto sbandierati dagli attuali partiti di governo), invece di causare un ulteriore aggravio alle finanze pubbliche, le sponsor di queste
proposte di legge invitino piuttosto gli animalisti a portarsi a casa propria tutti gli asini, muli e cavalli, (senza dimenticarsi ovviamente anche i bardotti!) e provvedano ad accudirli a
proprie spese.
Una apposita commissione passerà poi a controllare che tutti questi animali domestici d’affezione abbiano a disposizione non solo spazio a sufficienza (no, il balcone al sesto piano non
basta e nemmeno lo spazio tra la piscinetta ed il capanno degli attrezzi) ed abbondanti razioni di fieno (i croccantini per il gatto, non sono proprio adatti ad un purosangue di cinque quintali)
ma anche e soprattutto affetto.
Sono o non sono animali d’affezione?
Chi leggerà questo articolo e non è accecato dal puerile animalismo, provi a chiedersi per un momento se per un vecchio cavallo o un asino sia più dignitoso finire nel piatto
o finire mescolato al cemento: da quando le farine di origine animale non possono più essere utilizzate (riciclate) nell’alimentazione animale, queste devono essere incenerite e per questo
normalmente finiscono nei grandi forni dei cementifici.
Se il lettore è un vegetariano o un ambientalista, prima di rispondere tenga anche conto che l’attuale consumo di carne di cavallo sta evitando in parte il consumo di un altro tipo di
carne (bovina, suina od ovicaprina: il consumo di carne in tutto il mondo è in aumento, soprattutto da parte dei paesi emergenti).
Insistiamo sulla simpatica provocazione: ammettiamo che le nostre sono solo banali motivazioni pratiche, etiche ed ambientaliste.
Gli animalisti, notoriamente più sensibili rispetto noi umani, si rifanno a superiori motivazioni basate sull’estetica: solo gli animali più belli hanno diritto al rispetto e
all’affezione e chi se ne frega di tutti gli altri.
E’ anche una questione di “frequentazioni”.
Volete mettere la differenza di status tra un animale che vive in un porcile, in un pollaio o in una stalla rispetto a quello che vive nella cuccia o nella scuderia?
Questi sono molto più vicini alla casa e per gli animalisti più “istruiti”, solo questi hanno il diritto di definirsi animali domestici.
Appunto da “domus”: casa.
Questa discriminazione, questo “specismo” estetico (ovvero il razzismo applicato alle diverse specie o famiglie di animali), oltre al nazismo, ci ricordano tanto le motivazioni del Lombroso:
tutti quelli con una brutta faccia prima o poi saranno dei delinquenti.
Siamo quasi certi che nel generale rimbambimento mediatico (voluto e diretto da questi stessi partiti) saremo in pochi ad accorgerci e protestare di fronte a tali assurde proposte di legge.
Ci dispiace che a farne le spese siate voi cavalli, voi muli e voi asini che da millenni siete stati per noi umani insostituibili colleghi di guerre, fatiche, lavoro e anche gioie.
Scusateci per come vi abbiamo trattato e per come vi tratteremo.
D’ora in poi, promettiamo solennemente di non usare più il termine “asino” per indicare un ignorante.
Lo sostituiremo con “animalista”. 
 
 

 

Related Posts
Leave a reply