La Cia annuncia che il particolare prodotto delle Prealpi trevigiane ha ottenuto la protezione transitoria da parte del governo italiano in attesa del definitivo riconoscimento da parte della
Commissione Ue. Sono 159 i marchi a denominazione d’origine del nostro Paese.
La leadership italiana nell’Unione europea in fatto di qualità e tipicità si rafforza ulteriormente. Oggi i prodotti Dop e Igp del nostro Paese sono 159 contro i 152 della
Francia e presto questa ambita lista si fregerà di un altro marchio. Si tratta del “Marrone di Combai” per il quale il governo italiano ha concesso la protezione transitoria
alla Denominazione di origine protetta in attesa del riconoscimento ufficiale e definitivo da parte della Commissione esecutiva di Bruxelles. Ne dà notizia la Cia-Confederazione italiana
agricoltori.
Il “Marrone di Combai” -sottolinea la Cia- è un ecotipo che si è selezionato nell’ambiente tipico delle Prealpi trevigiane, grazie alle condizioni pedoclimatiche della
zone di coltivazione e alle cure dei coltivatori locali.
L’area geografica di produzione del “Marrone di Combai” -afferma la Cia- è rappresentata dal territorio dei comuni di Cison di Valmarino, Cordignano, Follina, Fregona, Miane,
Revine Lago, Sarmede, Segusino, Tarzo, Valdobbiadene e Vittorio Veneto.
Le caratteristiche fisiche ed organolettiche del “Marrone di Combai” -ricorda la Cia- derivano e sono strettamente legate all’ambiente geografico di produzione. L’abbondante
piovosità distribuita secondo un regime pluviometrico equinoziale, la totale assenza di nebbie, la distribuzione della catena prealpina e delle “corde collinari” e
l’evoluzione dei suoli determinano un clima favorevole ed un’area altamente vocata alla produzione castanicola di qualità.
La presenza e le particolari caratteristiche qualitative del castagno nella pedemontana trevigiana, che va da Segusino a Cordignano e che trova in Combai il suo epicentro, sono confermate
-evidenzia la Cia- da numerose testimonianze storiche che risalgono a partire dal XII secolo. In tal senso, la documentazione storica reperita, che va dal 1200 al 1700, identifica ed individua
in modo particolare l’area della pedemontana, a sinistra del Piave, come un’area di naturale vocazione allo sviluppo della castanicoltura di cui rappresentano sicura certificazione storica
anche i numerosi toponimi.
Tra le varie testimonianze storiche -conclude la Cia- una, del 18 settembre 1665, pone in risalto anche gli aspetti sociali e di partecipazione connessi alla raccolta delle castagne: tutta la
popolazione, donne e bambini compresi, partecipava alla raccolta dei frutti, regolamentata attraverso l’assegnazione di quote in funzione della composizione dei nuclei familiari.

Fonte: www.cia.it