ANDAMENTO ECONOMIA AGRICOLA ITALIANA DEL 2018 – DATI ISTAT

ANDAMENTO ECONOMIA AGRICOLA ITALIANA DEL 2018 – DATI ISTAT

 

ANDAMENTO ECONOMIA AGRICOLA ITALIANA DEL 2018

DATI ISTAT MOLTO SIGNIFICATIVI. L’AGRICOLTURA ITALIANA SOSTIENE IL PIL. MINISTRO CENTINAIO CHIEDE UNA PAC 2021-2027 DIVERSA  

Milano, 19 Maggio 2019

Sono usciti i dati economici di sintesi definitivi dell’anno passato ed emerge che tutta l’agricoltura italiana, ovvero la parte agricola pura senza tutto quello che comporta la produzione e il valore dell’alimentare agricolo e industriale, ha fatto un balzo in avanti del + 1,8%.

Niente di straordinario, ma vien da dire :  “con l’aria che tira!” Esatto! Se tutti i settori e comparti italiani avessero fatto un balzo in avanti anche così limitato, tutto il PIL nazionale ne guadagnerebbe, avremmo una bilancia dei pagamenti migliore, forse avremmo nel 2018 dato anche un “aiutino” al deficit strutturale.

Sono i dati pubblicati dall’Istat, quindi quelli ufficiali, quelli che tutti gli uffici e Commissari dovrebbero prendere per validi, corretti, giusti. Sono evidentemente solo una parte degli interi conti nazionali dell’agricoltura ma forniscono un quadro generale molto importante. Diciamo utile per capire cosa fare oggi e soprattutto in prospettiva.

Ci sono anche dati sull’andamento dell’intero comparto agroalimentare, con incluso anche la parte più derivante dalla sola produzione (volumi) dell’industria alimentare pura. Nel resoconto Istat non ci sono calcoli in merito agli effetti che il settore “Agro” può determinare sull’indotto del Paese, cioè quello che il “ settore primario totale” determina su altri settori più o meno collegati, come il turismo, agriturismo, l’enoturismo, la ristorazione, l’ambiente…

E’ evidente che i dati (volumi) interessano coltivazioni, allevamenti, silvicoltura, pesca, vino, olio, carne, verdura, frutta… sia prodotto-venduto dalle aziende agricoli e aziende artigianali, sia dalle cooperative agricole produttrici.  Tutto il settore agricolo italiano, da qualche anno, viene monitorato, analizzato ed elaborato economicamente secondo uno schema comune a tutti i paesi UE dei “28”  in modo di avere una omogeneità di dati e un confronto reale fra Paesi.

Un dato quindi sicuro.  Ricordiamo che il 2017 è stato un anno nero per l’agroalimentare italiano segnando un – 3,9% rispetto all’anno precedente. Un primo dato interessante emerge da qualche confronto per le stesse voci merceologiche, per esempio, la pesca italiana, fra volumi e i valori: infatti nel 2018 a un aumento del + 0,6% dei volumi corrisponde un + 0,9% dei valori aggiunti.

Molto bene il settore silvicoltura, aggiratosi fra il +1,5 e il +1,7% rispetto al 2017.
Il resoconto Istat 2018 constata anche l’espansione produttiva e valore aggiunto dell’industria agroalimentare, sicuramente un comparto all’interno dell’intero sistema  industriale italiano molto positivo con un incremento del +2,7% in volumi e di quasi il +3% in valore, in particolare per bevande e tabacco.

Nell’insieme, quindi, il comparto agroalimentare includendo anche tutta l’industria alimentare nazionale, ha segnato una crescita del valore aggiunto dell’1,8% in volume e un + 1,3% in valore, a prezzi correnti. L’intero comparto ha quindi determinato un plusvalore sul 2017 del 3,9% sull’intera economia italiana (!) dettato dal +2,1% del settore primario netto e dal + 1,8% dell’industria.

Un altro dato che esalta il sistema-modello di agricoltura italiana, primario non solo in termini di tipologia ma in questo momento primario per l’intera economia pubblica e privata nazionale, è il +0,7% dell’occupazione lavorativa aggiunta nelle diverse forme previste dalla legge, ma che segna l’incremento più alto fra tutti i settori produttivi nazionali. In soldoni si parla di un maggiore crescita del lavoro dipendente (+2,5%)  rispetto alla formula indipendente e autonoma, in concreto oltre 20.000 nuovi posti di lavoro.

Un altro dato importante e significativo non per la bilancia dei pagamenti, ma per la bilancia economica domestica delle famiglie agricole e agroindustriali, è il balzo, anno su anno, di un + 4,2% per pesca e silvicoltura. Gli altri comparti hanno fatto registrare un incremento di poco inferiore.

Anche gli investimenti nelle campagne italiane, si intendono le spese reali per  lavori strutturali e strumentali nella varie aziende, ha fatto segnare un incremento del 4,1% in valori correnti. E’ evidente che il ministro Gian Marco Centinaio abbia commentato con molto favore questi dati, soprattutto in una ottica di prospettiva per i prossimi 2-4 anni, e anche come indice indiretto di un inizio di incremento dei consumi nelle famiglie in generale.

Si può dire, sostiene Centinaio, che il settore testimonia una ripresa nel 2018 dopo il disastro del 2017 e il calo del 2016.  Oggi l’Italia, con questi dati, è il 2^ produttore assoluto e globale in Europa per produzione agricola. Centinaio evidenzia anche che questi dati  “positivi” sarebbero stati anche superiori senza il maltempo e le calamità naturali, come l’ emergenza Xilella per gli olivi, gli agrumi in Sicilia e gli allevamenti ovi-caprini. Se si sistemano anche questi settori, nel 2019, l’Italia potrà toccare nuovi record produttivi, ma soprattutto di qualità e con la 1^ agricoltura certificata e controllata in Europa.

Una agricoltura trainante, una agricoltura che sta offrendo in termine di PLV e di PIL un valido sostegno al bilancio dello Stato italiano come nessun altro comparto ha fatto nel 2018 e sta facendo nel 2019.

Bisogna continuare certamente a trovare nuovi sbocchi nell’export, cercare di incidere come “grande paese” sulla nuova PAC 2021-2027 perché diventa uno strumento indispensabile visto l’impegno economico di circa 5 mld di euro l’anno distribuiti dall’Europa a tutte le regioni italiane. Bisogna incrementare i consumi interni del Paese grazie a politiche di sostegno del reddito, ma con un occhio tecnico-normativo al benessere alimentare, alla sana e corretta alimentazione, favorendo modelli di consumo verso alimenti per la migliore salute.

Con una “trafila” di controllo anche economica di questo tipo la canalizzazione dei consumi e il loro incremento nazionale possono essere non solo utili per incrementare il PIL ma anche per “insegnare” sempre l’importanza di una corretta alimentazione per prevenire malattie endemiche e costi sociali per la sanità pubblica.

L’agricoltura può essere il primo “tassello” di un circolo virtuoso economico nazionale.

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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