La giunta esecutiva centrale dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) ha presentato le dimissioni al Comitato direttivo centrale in segno di protesta contro il ddl Mastella che riforma il sistema giudiziario.
Nella nota trasmessa dal Comitato, si legge che questo “condivide le motivazioni delle dimissioni e la valutazione severamente critica al testo licenziato dalla Commissione Giustizia del Senato
sull’Ordinamento giudiziario” e che, pertanto, accetta le dimissioni della giunta.
Il Comitato direttivo, tuttavia, ha invitato la Giunta dimissionaria “a seguire con attenzione l’andamento dei lavori parlamentari” e ha convocato una nuova seduta per il 10 luglio.
Nella nota il Comitato direttivo ha anche ribadito “l’indicazione di punti irrinunciabili contenuti nel documento approvato il 16 giugno 2007”, ovvero:
– il rifiuto di un concorso separato per esami per l’accesso alle funzioni di cassazione;
– l’esclusione di ogni forma di partecipazione di componenti esterne alla magistratura alle deliberazioni dei Consigli giudiziari in tema di valutazioni di professionalità e di status
dei magistrati,
– il rifiuto di estensione delle ipotesi di incompatibilità territoriale nel passaggio tra funzioni giudicanti e requirenti; ritenendo che una incompatibilità adeguata è
quella riferita al circondario con il limite di cinque anni di permanenza nella funzione in precedenza svolta e che appare incomprensibile e inappropriata l’incompatibilità per il
passaggio dalla funzione requirente alle funzioni giudicanti civili e viceversa;
– la revisione del sistema di nomina dei componenti del Consiglio Direttivo della Scuola della Magistratura, con indicazione preferenziale per la nomina di due terzi da parte del C.S.M. ed un
terzo di designazione parlamentare;
– la revisione della disciplina delle Procure che preveda il vaglio del CSM sul sistema organizzativo ed assicuri il carattere di potere diffuso della giurisdizione.
Nel contempo il Comitato ha ribadito la propria opposizione “a riforme che siano contrarie all’assetto costituzionale ed il bilanciamento tra i poteri dello Stato e che limitino le prerogative
di indipendenza e autonomia dell’ordine giudiziario e dell’organo di autogoverno”.
A mobilitarsi, tuttavia, non sono solo i magistrati, ma anche i penalisti. L’Unione Camere Penali, infatti, ha indetto un nuovo sciopero che prevede l’astensione dalle udienze e dalle altre
attività giudiziarie per i giorni 16, 17, 18, 19, 20 e 21 luglio.
Secondo l’ex ministro della giustizia Castelli, le dimissioni della giunta dell’Anm sono “finte”: “I mesi a venire – ha dichiarato – dimostreranno che le dimissioni date oggi dalla giunta
esecutiva dell’Anm sono finte. Si tratta solo di un po’ di fumo negli occhi, lanciato nel tentativo di confondere con del finto contrasto l’opinione pubblica”.
Ad acuire le polemiche ha pensato il ministro per le infrastrutture, Antonio Di Pietro, che ha affermato: “L’IDV ed io come ministro sto con i magistrati non sto con quelli che impediscono ai
magistrati di fare il loro dovere ed il loro mestiere”, definendo poi la riforma come un “inciucio”: “È un testo modificato per accontentare i desideri della Cdl, punire i magistrati e
giustificare i reati dei notai eccellenti – ha spiegato Di Pietro – Sulla materia giudiziaria c’è una maggioranza anomala e di comodo tra centrosinistra e centrodestra, partiti e
parlamentari che preferiscono trovare una soluzione ai loro problemi piuttosto che a quelli dei cittadini. Non faremo cadere il governo”.