Per fortuna il governo li ha ritirati. Perché gli articoli 7 e 8 della legge comunitaria 2007 contenevano, tra le altre cose, l’abrogazione delle norme sulle bevande alla frutta. Per
essere chiari, se fossero passati questi articoli, avremmo trovato sugli scaffali dei supermarket aranciate senza una goccia di succo di frutta vera, ma semplicemente con un aroma, un profumo o
un colore che ricorda quello della frutta.

Resta dunque la soglia del 12 per cento, contenuto minimo di succo che devono avere bevande come aranciata o limonata. Hanno tirato un sospiro di sollievo gli agricoltori, con la CIA, e i
produttori di frutta, con Unaproa, che ha al suo interno un comitato di prodotto Agrumi. Il primo ingrediente di queste bevande, dunque, resta l’acqua. Seguita dal famoso 12 per cento, da
quantità non indifferenti di zuccheri, e da conservanti, come benzoato di sodio e anidride solforosa.

Le calorie non sono poche, se si considera che queste bevande vengono destinate spesso ai bambini: circa 125 calorie a lattina, ma sono quelle che i nutrizionisti chiamano “empty calories”,
calorie vuote, che arrivano cioè da un alimento che non apporta nutrienti importanti come minerali, vitamine o fibra. Tutte queste informazioni si trovano in etichetta: leggerla, come
sempre fa la differenza, anche perché il 12 per cento è la quantità minima, ma niente impedisce alle aziende di utilizzare qualche goccia di succo in più.

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