«La rete è in questi giorni affollata da messaggi relativi alle «bibite spazzatura», argomento non nuovo in verità, ma che ha trovato un rilancio grazie alla Legge comunitaria 2007».

Così cominciava un nostro articolo vecchio ormai di quasi due anni.
La cosa si ripete. Ecco i titoli che stanno girando in questi giorni:

ARANCIATA, LEGAMBIENTE: BLOCCARE L’EMENDAMENTO TRUFFA

ALIMENTARE: COLDIRETTI, DA ARANCIATA SENZA ARANCE A VINO SENZA UVA

CONSUMATORI: «ATTENTI, ARRIVA L’ARANCIATA SENZA ARANCE»

PRODOTTI «TAROCCATI» A TAVOLA… ARRIVA L’ARANCIATA SENZA ARANCIA

SICUREZZA ALIMENTARE: ARRIVANO LE «ARANCIATE FINTE»

Negli articoli, si fa riferimento al testo del disegno di legge della Comunitaria 2008 ed in particolare al suo articolo 21:

ART. 21.
(Abrogazione dell’articolo 1 della legge 3 aprile 1961, n. 286).

1. L’articolo 1 della legge 3 aprile 1961, n. 286, è abrogato. [Il testo dell’articolo in questione è il seguente: Le bevande analcooliche vendute con denominazioni di fantasia, il cui gusto ed aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, non possono essere colorate se non contengono anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12 per cento.]

Come si sa, nel testo definitivo della Comunitaria 2007, questa abrogazione, stante la «sollevazione mediatica» che aveva provocato (del tutto simile a quella che si sta manifestando
ora), venne eliminata.

Ora ci riproviamo, né potrebbe essere diversamente.
Si tratta, infatti, di sanare una di quelle situazioni definite «discriminazioni a rovescio», che impongono, cioè, ai produttori nazionali obblighi non incombenti sui fabbricanti di altri Paesi comunitari.
Segnaliamo ai lettori che volessero comprendere meglio l’argomento, i due articoli (citati nelle note finali) scritti in occasione della precedente Comunitaria:

Bibite di fantasia: un’altra occasione persa

Bibite e coloranti: la posizione dell’industria

Normativa alimentare: chi informa i consumatori? (nella parte dedicata ai media)

La cosa che ci pare doverosa sottolineare, ancora una volta, è l’assoluta disinvoltura, superficialità e incompetenza (per non dir di peggio), che gli Organi informativi stanno
dimostrando (malgrado abbiano avuto tutto il tempo per documentarsi!). Poco importa, ad esempio, che l’articolo di cui si chiede l’abrogazione si riferisce alle «bevande analcooliche
vendute con denominazioni di fantasia»: tutti (compreso un Ministro come si vedrà tra poco), parlano di «aranciate», che sono cosa ben diversa, ma vuoi mettere l’impatto mediatico?

Il tutto, naturalmente, è poi condito con ampi riferimenti alla tutela dei consumatori (mentre ci pare piuttosto chiaro chi, in realtà, si vuole tutelare…), senza però fornire loro le sole indicazioni utili a capire cosa si sta acquistando:

«Le bibite analcooliche, vendute con il nome di uno o più frutta a succo (quali l’uva, l’arancio, il limone, il mandarino, la ciliegia, il lampone, la pesca e simili) o recanti denominazioni che a tali frutta si richiamino, debbono essere preparate con il succo naturale concentrato o liofilizzato o sciroppato del frutto o delle frutta di cui alla denominazione.

Le bibite di cui al presente articolo debbono avere, per ogni 100 cc., un contenuto di succo naturale non inferiore a gr 12 o della quantità equivalente di succo concentrato o liofilizzato o sciroppato. La percentuale complessiva del succo contenuto deve essere riportata sulla etichetta».

(D.P.R. 19.5.58 n. 719. art. 4)

«Perché una bibita possa essere denominata «Aranciata» occorre che sia prodotta con una determinata quantità di succo di arancia, che varia da Paese a Paese.
Onde evitare che il consumatore possa essere tratto in errore nella scelta del prodotto, in relazione all’ingrediente essenziale, l’indicazione della quantità di succo utilizzato è obbligatoria. Tale regola, comunque, in Italia, si applica già da anni e non rappresenta, quindi, una novità».

(Circ. MININDUSTRIA 31.3.00 n.165)

Certo che:

• come già detto in altre occasioni, per parlare di certe cose, bisognerebbe innanzitutto conoscerle;

• se si fornissero informazioni corrette, la possibilità di lanciare allarmi «finalizzati» a determinati interessi verrebbe irrimediabilmente limitata.

E il ministro Zaia?

Citiamo:

Il ministro dell’agricoltura, Zaia, è già sulle barricate: «Difendo le aranciate con le arance, sono sicuro – afferma Zaia – che alla Camera la norma italiana sarà salvata, rassicuro i consumatori».
(Fonte: Quotidiano.net)

«Il ministro Zaia è dalla parte degli agrumicoltori, delle arance nazionali e delle aranciate vere». Così il ministro dell’Agricoltura afferma la sua «decisa» contrarietà all’abolizione della norma italiana che garantisce un minimo del 12% di succo d’agrume nelle bibite analcoliche che hanno aroma, sapore e colore di agrumi.
«L’agricoltura viene solo oggi a sapere di questo provvedimento, ma sono sicuro – ha detto Zaia – che alla Camera, dove il Ministero dell’Agricoltura porterà le sue istanze, le aranciate vere saranno salvate».
(Fonte: Il Messaggero.it)

Chissà come finirà questa volta!

NOTE FINALI, per chi vuole approfondire:

Bibite di fantasia: un’altra occasione persa…

Bibite e coloranti: la posizione dell’industria

Normativa alimentare: chi informa i consumatori?

 

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Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentre

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