L’agricoltura e le tecnologie informatiche, due mondi tradizionalmente
considerati agli antipodi, possono trovare punti di contatto e scoprirsi alleati. È così che nasce l’accordo quadro tra il Cra, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in
agricoltura, organo costituito da 27 istituti distribuiti sul territorio nazionale, e l’Rfid Lab – laboratorio di test e integrazione per le tecnologie di identificazione a radiofrequenza – del
Cattid dell’Università di Roma La Sapienza. Una collaborazione annunciata in occasione di una giornata di studio dedicata alle possibili applicazioni dell’Rfid in campo agricolo. “Per lo
sviluppo dell’agricoltura italiana è importante migliorare i processi delle singole filiere e in particolare rafforzare la tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti
come strumento di garanzia della sicurezza”, afferma Stefano Bisoffi, direttore delle attività scientifiche del Cra. “La partnership tra il nostro ente e l’Rfid Lab servirà a
esplorare tutte le potenzialità applicative e la fattibilità tecnica della radiofrequenza nel settore agroalimentare”.
Il primo progetto già in cantiere vede protagonista l’insalata in busta, o per la precisione, i prodotti di IV gamma, “al momento considerati uno dei più significativi mezzi di
sviluppo del mercato ortofrutticolo”, dice Paolo Menesacchi, ricercatore dell’Isma (l’Istituto sperimentale per la meccanizzazione agricola). Il mercato delle insalate di IV gamma negli ultimi
anni è cresciuto rapidamente, per via dei cambiamenti nelle abitudini dei consumatori (chi acquista nei supermercati cerca sempre più soluzioni per il pasto completo, piuttosto
che ingredienti) ed è stimato intorno ai due miliardi di euro nei principali paesi dell-Unione europea, di cui 200 milioni fatturati in Italia. Il progetto denominato MipAF MIGECORT (che
vede la partecipazione della Cooperativa Melograno di Rimini dove è già stato adottato l’Rfid all’interno del processo logistico) testerà operatività e costi
dell’uso dei tag nella fase di lavorazione del prodotto agricolo e di distribuzione logistica al punto vendita. L’obiettivo è potenziare la tracciabilità e quindi aumentare il
controllo delle proprietà nutrizionali e della qualità microbiologica dell’insalata: “L’insalata tagliata è maggiormente soggetta al rischio di proliferazioni microbiche”,
continua Menesatti. “I tag Rfid attivi potrebbero monitorare le fasi di conservazione e trasporto dei prodotti deperibili, accertandone la sicurezza in ogni fase del processo logistico”.
Il crescente interesse per il controllo dei parametri ambientali, come temperatura, umidità, PH, non riguarda solo i prodotti deperibili, ma anche le coltivazioni di ortaggi, agrumi,
piante e fiori. Un esempio concreto è dato dai vigneti. “L’Rfid Lab ha recentemente svolto uno studio di fattibilità per un’azienda vinicola dei castelli romani”, racconta Carlo
Maria Medaglia, vicedirettore del laboratorio. “Le informazioni sono raccolte attraverso una rete di sensori che sfrutta la tecnologia ZigBee, con i nodi dislocati sulle colline. I parametri
possono essere utili per individuare la presenza di malattie patogene delle piante o orientare la produzione del vino”.
E dalle coltivazioni agricole si arriva alle foreste, dove l’Rfid sarebbe strategico per l’industria del legno: “Etichettare i tronchi degli alberi permetterebbe l’identificazione attraverso
tutte le fasi di lavorazione e la succesiva certificazione del legname proveniente da foreste gestite in modo sostenibile. Un marchio per cui le imprese oggi hanno grande interesse”, nota
Bisoffi.
Le possibilità di applicazioni, insomma, non mancano. Il problema maggiore della penetrazione dell’Rfid nella pratica agricola è rappresentato dai costi: in un settore che ha
margini di guadagno piuttosto stretti, il prezzo del tag – per quanto le previsioni di ribasso ottimistiche possano essere ottimistiche – potrebbe incidere in maniera proibitiva sul prodotto
finale.

www.rfiditalia.com