Presentazione alla stampa della linea vini Placido Volpone

Al via la nuova linea di vini della Cantina Placido-Volpone, che sarà presentata ufficialmente al prossimo Vinitaly a Verona. Ma il 9 marzo, presso l’Aleph Rome Hotel a Roma, abbiamo avuto il privilegio di poterli degustare e apprezzare in anteprima, alla presenza di soci fondatori e figli.

 

Testo di Maurizio Ceccaioni
Foto di Maurizio Ceccaioni e Cantina Placido Volpone

 

 

Foto di gruppo Placido-Volpone

 

Quella di Michele e Mimmo potrebbe sembrare una storia da libro ‘Cuore’, di quelle che è sempre più raro ascoltare. Un racconto che ebbe origine tre generazioni fa, quando avevano i calzoncini corti e Michele, terzo di otto fratelli, accompagnava il padre Beniamino, geometra, a fare rilievi nei poderi agricoli, tra la terra secca e sabbiosa di quei luoghi, respirando i profumi della campagna.

Michele Placido e Mimmo Volpone nell’azienda

 

I due protagonisti sono Michele Placido e Domenico Volpone, che nel 1974 sognarono di cementare la loro amicizia con un progetto comune che tenesse uniti i loro figli alle loro radici, col frutto più pregiato di quelle terre aride e sabbiose: il vino.
Entrambi di Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, allora il primo aveva 28 anni ed era già un attore affermato con alle spalle ben otto film, ma nelle pause di lavorazione ritornava lì per sentirsi a casa. Il secondo invece, che di anni ne aveva 21, passava le giornate tra i vigneti di famiglia e la cantina sotto la guida del padre Rocco, prima di ritagliarsi un po’ di tempo per la chitarra cantando per amici e parenti. Ad accomunarli l’amore profondo per quella terra, tramandato dalle loro famiglie che passavano assieme l’estate.

 

Da destra, Michele Placido, Michele Volpone, Luca Scapola, Gerardo Volpone, Michelangelo Placido, Davide Marotta

 

Ascoli Satriano è un piccolo comune di poco più di 6mila abitanti nel Subappennino Dauno, quella ‘mundàgne’, con un nome che affonda le radici nei miti della storia greca, qui sempre viva. Dall’alto si scorge appena nell’immensità dei terreni pianeggianti del Tavoliere delle Puglie segnati dal lavoro dell’uomo, in competizione con il business dell’energia rinnovabile prodotta da centinaia di gigantesche pale eoliche mosse dal vento, che degradano sulle prime colline.

Nella vigna della Falanghina

 

Perché quello della Capitanata, è il territorio più assolato, ventoso e siccitoso dell’Italia continentale. Qui si producono i vini da taglio esportati in tutto il mondo, tra cui il Nero di Troia, spesso commercializzato come ‘vino di Barletta’. Vini che nascono da vitigni autoctoni di queste terre antiche, come l’Aglianico e il Nero di Troia, appunto; o come la Falanghina e il Sangiovese, che pur non essendo nati qui, hanno ben risposto allo scopo, specie se parliamo di vigne cresciute in una terra “dura” come quella, con condizioni spesso di aridità estrema e ad alto rischio di desertificazione.
Una terra che ha vissuto la piaga della malaria, dove gli alberi sono rari anche lungo i corsi dei fiumi e per millenni fu usata solo per monoculture come il grano.

 

Degustazione vini Placido Volpone

Terreni antichi oltre 2,5 milioni di anni fa, nati da depositi alluvionali del Quaternario, argillosi e sabbiosi, lavorati da un mare ormai lontano, ma principalmente secchi. Dove sono ancora evidenti le tracce di presenze preistoriche, con oltre un migliaio di siti neolitici, villaggi dauni e resti romani come Arpi (o Argos Hippium); Aecae, la Troia pugliese; Ausculum, l’attuale Ascoli Satriano, lungo l’Appia Antica; Sipontum (Siponto), sede di un importante parco archeologico; Salapia Vetus, verso Trinitapoli.
Poi, sulle prime colline c’è Ordona, un piccolo comune con meno di 3mila abitanti a 25 chilometri da Foggia, eredità dell’antica città romana di Herdonia il cui sito archeologico – ancora poco valorizzato – si stende a poche centinaia di metri da lì.

Violante Placido e Antonia Volpone

 

È qui che dopo 40 anni Michele Placido e Mimmo Volpone, hanno mantenuto fede alla loro promessa, sia mettendo al mondo cinque figli per uno, ma anche facendoli crescere uniti come lo sono ancora loro due, impegnandoli in quest’azienda che è stata presentata in anteprima per la stampa il 9 marzo scorso, in un salone dell’Aleph Rome Hotel di via di San Basilio, vicino a via Veneto.
A parlarne, tutto il sodalizio Placido-Volpone, con i figli Violante, Michelangelo, Brenno, Gabriele e Inigo Placido (non presente); Antonia, Rocco, Michele, Camilla e Gerardo Volpone. Con loro il responsabile Marketing e Vendite, il ternano Davide Marotta e un foggiano doc, Luca Scapola, che grazie alla sua Laurea in Viticoltura ed Enologia, oltre che alla sua azienda vitivinicola ‘Borgo Turrito’, cura la produzione della Placido Volpone.
A fare la parte del mattatore, l’istrionico Michele che ha alternato gli interventi con aneddoti della loro vita, mentre scorrevano le immagini sullo schermo alle spalle.

 

Presentazione vini Placido Volpone

Sei i vini prodotti che saranno presentati ufficialmente al prossimo Vinitaly che si terrà a Verona dal 15 al 18 aprile 2018. ‘I Cinque Figli’, una Falanghina del 2017 prodotta dall’uva di circa 4mila barbatelle, è un vino dalla filiera certificata Blockchain, che garantisce i propri clienti sulla qualità dei prodotti acquistati, con un QR Code della Wine Blockchain Ey su ogni bottiglia.

Il ‘Rosato’ (uve Sangiovese e Aglianico), dalla colorazione appena accennata ha un profumo fruttato dalla fragranza di ciliegia e lampone, che prevale sul gusto delicato e fresco.
‘Faragola’, un rosé fatto con uva Nero di Troia, è un vino più strutturato rispetto al precedente. Versatile per tutto il pasto, è ottimo per piatti freddi o carni bianche poco speziate.
Il ‘Rosone’, dal colore rosso rubino, al 100% Nero di Troia. Anche in questo i profumi colpiscono le narici, ma al gusto lo immagini già assieme a carni arrostite. Un ‘vino tinto’ che piacerà sicuramente anche agli spagnoli che di rossi se ne intendono.

Due dei vini assaggiati ancora in fase di affinamento, ‘Mimì’ e ‘Beniamino’, ma dall’entourage confermano che saranno pronti per il Vinitaly. Il primo, dal colore rosso rubino, è prodotto da uve di Aglianico e Nero di Troia che nelle narici e al palato mostra tutto il suo carattere. Il secondo è un vino rosso scuro, corposo, prodotto dall’Aglianico. Nel profumo fruttato prevalenza quello dell’amarena. Un vino forte, come avrebbe dovuto essere quel padre di Michele Placido a cui è dedicato.
Vini che, come per tutti quelli buoni, ogni descrizione non rende loro giustizia. Quindi non rimane che aspettare a metterli in un bel calice, magari assaporandoli ufficialmente in fiera al Vinitaly, quando andranno in commercializzazione.

Per ulteriori informazioni sui prodotti:
www.placidovolpone.it

 

 

 

 

 

Maurizio Ceccaioni
Corrispondente da Roma
Newsfood.com