VINI FRIZZANTI D’ITALIA,  CRESCONO E PIACCIONO ALL’ESTERO

ITALIA ENOICA APPARE SPUMEGGIANTE NEL MONDO. ……

Emilia Romagna regione leader per la produzione seguita da Veneto, Piemonte e Lombardia. Produzione totale a 410 milioni di bottiglie, di cui 220 all’export per un fatturato di circa 400 mio/euro. Valore totale alla produzione di 790 mio/euro. Rappresentano il 7% del valore e il 10% dei volumi esportati. Cresce il valore medio alla dogana a € 3,09 alla bottiglia. L’86% del valore esportato è dato da Dop e Igp. Germania primo importatore, seguita da Usa e Russia. Prezzo da 4 a 25 euro sullo scaffale.

 

“I vini frizzanti italiani – commenta Giampietro Comolli presidente di Ovse-Ceves – non sono di serie B, soprattutto all’estero!”, e i numeri del 2017 sembra dar loro ragione. Ovse è dal 1991 che controlla i consumi nazionali ed export dei vini effervescenti.  All’estero i vini frizzanti italiani piacciono, sono versatili, effervescenza persistente che aumenta la salinità del vino, ma gradazioni più contenute. I vini frizzanti bianchi secchi aromatici sono ideali, i più usati, dai barman per gli Spritz e altri aperitivi.

Negli ultimi anni il consumatore estero ha ridotto i vini frizzanti comuni a vantaggio di quelli Dop e Igp, aumentando i consumi perché i clienti stessi si sono molto diversificati per gusto, età, abbinamento e anche prezzi, oltre ad essere aumentata la qualità dei vini.

Una bottiglia di vino frizzante italiano di ottima qualità oggi è sullo scaffale a prezzi variabili, da 4 a 25 euro, segno di un rapporto identità/valore differenziato in base a denominazione, tipologia, uvaggio , caratteristiche. “ Per questo – evidenzia Comolli – ci vorrebbe una norma nazionali che leghi quasi tutti i vini frizzanti al nome di vitigno e una indicazione geografica, chiaramente separata dai vini spumanti e da altre Dop perché l’Italia rappresenta l’80% della produzione e dei consumi in tutta Europa. Un valore aggiunto per l’enologia italiana, non un deprezzamento”.

Nel 2017 è stata stimata una produzione, fra Dop, Igp, Vdt, di circa 410 milioni di bottiglie, di cui 220 milioni hanno preso la strada dell’export per un fatturato di circa 400 mio/euro. Tipologia di vino che rappresenta il 7% del valore totale dell’export italiano e il 10% del volume vini confezionati. La Germania è il primo paese importatore con una quota del 30% del totale pari a 68 mio/bottiglie, a seguire gli USA con circa il 19 per 36 mio/bott, sul podio anche Russia, Austria, Paesi Bassi con circa 10 mio/bott a testa.

A seguire un altro gruppo di paesi con circa 8 mio/bott a testa: UK, Messico, Spagna, Francia. “In questo contesto – chiosa Comolli – dati sempre rosei e da capofila per il Lambrusco in tutte le versioni, sia bianco che rosso. Il Lambrusco Emiliano, di Modena e Mantovano, con denominazione d’origine e/o di vitigno, rappresenta circa il 60% di tutta la produzione con più del 50% destinato all’export.  Per il Prosecco invece la scelta “spumantistica” ha sicuramente fatto diminuire di molto la produzione frizzante, a tutto vantaggio delle diverse versioni di vini “sur lie”(alla francese) da Asolo a Valdobbiadene, dal Cartizze a Conegliano”.

Germania, Usa, Russia, Est Europa e UK, Sud America sono i paesi maggiormente importatori di vini frizzanti italiani. In crescita i frizzanti Dop a scapito dei frizzanti comuni a più basso prezzo unitario. Rispetto a 10 anni fa, ad una riduzione dei volumi di alcune decine di milioni di pezzi, corrisponde sia un raddoppio del valore all’esportazione che del prezzo al pubblico. Effetto della crescita qualitativa, riconoscibilità, eliminazione degli “frizzantini anonimi” così in voga sul mercato Russo e sud Americano. Sempre in raffronto con 10 anni fa, è cresciuto il consumo di frizzanti Dop rossi (+9,5%), Dop e Igp rosati (+14,5%), Dop e Igp bianchi (+7%).

Redazione Newsfood.com
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