Assaggi di Vini della Val d’Orcia – Vini e piatti locali

Assaggi di Vini della Val d’Orcia – Vini e piatti locali

VAL D’ORCIA. UN DISTRETTO PRODUTTIVO TURISTICO APPROVATO DA UNESCO.

SITO NATURALE NON ANTROPIZZATO MA ATTRAENTE E MOLTO FREQUENTATO STAGIONALMENTE. DALL’ESTERO TURISTI ALLA RICERCA DEI VINI DOC.

ECCO QUALCHE ASSAGGIO DA SEGNARSI

Assaggi di Vini della Val d’Orcia – Vini e piatti locali

La val d’Orcia si trova fra Siena e Grosseto, è segnata dall’omonimo fiume Orcia, è percorsa dall’antica strada romana della Cassia, che è anche la Via Francigena dall’VIII sec d.C., per sfondo e a ridosso ha il monte Amiata.

Valle amena, con buona vegetazione, pochi paesi di origine medioevale, non grandi, diverse abbazie e chiese… ma è il panorama, l’habitat e l’ambiente suggestivo e unico che nel 1999 è dichiarato territorio protetto di interesse naturale nazionale per tutelare il cono vulcanico, le ampie faggete, i tanti canali e la ricca fauna esistente-convivente con i lavori dei campi e poi – grazie a questo impegno e difesa – nel 2004 è riconosciuto sito del patrimonio mondiale Unesco, per il binomio fra paesaggio plasmato e governato  e l’influsso architettonico del periodo Rinascimento, come “paesaggio rinascimentale” o “rinascimento paesaggistico” della valle.

 

Gioielli ambientali intercalati da uliveti e vigne, non intensive, ma ben curate e presenti, da cui si ottiene ottimo olio Evo e ottimi vini, come l’Orcia Rosso Doc ottenuto con il vitigno principe toscano, il Sangiovese, ma con alcuni “tocchi” artistici che caratterizzano ogni vino.

Abbiamo assaggiato, grazie al recente Festival a San Quirico, 6 etichette segnalate. Innanzitutto (NB: non citati in ordine di giudizio, non diamo voti e cerchiamo di non soddisfare solo il nostro palato ma di immedesimarci nel consumatore medio soprattutto straniero) interessanti l’Orcia Doc 2016 e Orcia Riserva Doc 2012, Sangiovese in purezza,  dell’azienda agricola Atrium di Emilio Caliani ([email protected] ) con sede anche a Montalcino.

Rispettivamente, un bel colore rosso intenso che con l’affinamento prolungato in legno e bottiglia diventa granato, pursempre vinoso con frutto varietale,  buona rotondità data da un legno pulito e tannini morbidi accentuati con l’affinamento, profumi di viola matura, trame speziate di vaniglia crescenti.

Gradevole intensa raffinata elegante sensazione per l’Orcia Rosso Doc Aetos Riserva 2015 Biologico, Sangiovese in purezza, della Tenuta Sanoner (www.tenuta-sanoner.it ) , vigne a Bagno Vignoni di San Quirico, maturazione in cemento acciaio e legno,  dal colore rubino carico, profumi di ciliegia e viola mammola, corposo, sapido, speziato molto rotondo.

Raffinato e avvolgente l’Orcia Rosso Doc 2016 Cenerentola della Fattoria del Colle Trequanda (www.cinellicolombini.it) , mix di Sangiovese diversi, un bel granato scuro, cremoso e fresco, corposo, vibrante su toni di prugne rosse passite, un tocco erbaceo di sambuco e bergamotto, con finale di confettura di more rosse e mirtilli neri.

Bouquet ricco dell’Orcia Rosso Doc Grottascura 2015 della soc.agricola Bagnaia di San Quirico (www.agriturismobagnaia.it), con una aggiunta di uve Syrah, affinamento in botti di rovere tostato, bel violaceo rubino scuro all’occhio, aromi intensi terziari pepati, corposo e potente, forte marasca dal tono vegetale di helicriso e intensa vaniglia.

Infine accattivante e intrigante l’Orcia Doc 2013 Bucaccio Biologico della soc Valdorcia Terre Senesi di Castiglione d’Orcia (www.valdorciaterresenesi.com), mix di Sangiovese e Cabernet Sauvignon, colore rubino quasi granato, aromi maturi di frutta scura, nota vegetale molto morbida, equilibrato con finale di pietra focaia e terra bruciata.

Commento Generale
Nel complesso un primo gruppo molto interessante su 40 produttori, da verificare e riassaggiare, ma meritevoli di diverse segnalazioni a importatori e distributori. Secondo noi, senza togliere niente a nessuno, ma aggiungendo dei vantaggi e dei plausi di merito, rispetto ai vini rossi di Montalcino e ai Bolgheresi (Bolgheri e dintorni), i vini Orcia Rosso Doc assaggiati dimostrano che possono avere una struttura piena, essere cremosi e nello stesso tempo rotondi e persistenti senza perdere in freschezza e facile piacevole sorso, giocando su maturazione delle uve, pigiatura, vinificazione e soprattutto affinamento anche prolungato ma senza eccessi di legni troppo potente e troppo espansivi.

Vini ideali per una cucina locale, ma anche internazionale, di sapori della terra toscana lontano dal mare, ricette tramandate, tipici delle tante e diverse trattorie di campagna. Da verificare sempre.

La base fondante è la carne, carne di selvaggina, cotta alla brace di legna… “ del cinghiale non si butta nulla”, stessa regola per noi emiliani “del maiale non si elimina nulla”.

Fra i primi, ecco i “pici” nella classica versione mondiale con il trito di carne o ragù, e poi le zuppe di farro e fagioli con anche verdure della tradizione contadina e rurale. Ma anche il pane, azimo senza sale, tipico detto toscano, ideale proprio per la pasta di interiora (milza e fegatelli) o il patè di olive da spalmare.

E poi buone bistecche di carne Chianina della zona limitrofa, le salamelle di cinghiale puro o anche di carne mista, il prosciutto o pancetta piatta molto dolce e lardosa. Non manca la porchetta e per finire i biscotti secchi e duri, i cantucci da inzuppare nel vino passito o Vinsanto.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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