Assaggiatori professionisti o Portoghesi… quattro amici al bar?

Assaggiatori professionisti o Portoghesi… quattro amici al bar?

Giampietro Comolli tocca un tasto dolente per le cantine, per i produttori di vino che non sanno più riconoscere i professionisti veri dagli “assaggiatori” che si definiscono tali solo perchè hanno fatto un corso serale oppure fanno recensioni di vini … copiandole da quelle che trovano nel web.

Lo stesso discorso lo possiamo fare per gli uffici stampa o pseudo tali.
Basta la partita iva, (anche senza) un computer e una bella presenza…
Non serve saper scrivere e nemmeno comunicare bene.

Riceviamo decine di comunicati stampa e inviti ogni giorno… “con preghiera di pubblicazione urgente”, … “riesci a segnalare? “, “segnalare in caso di pubblicazione…” . Ci arrivano testi con errori, molti “errata corrige”, inviti ad eventi senza la data e/o il luogo…

Il massimo del grottesco lo si riscontra negli eventi ad invito (quelli dove è previsto anche un buffet ). Giornalisti di testate importanti e/o autorevoli ce ne sono ben pochi ma i soliti “Portoghesi”, sempre gli stessi, specie a Milano, ci sono sempre… e mangiano, e portano anche a casa.
Anche gli uffici stampa seri conoscono bene questo andazzo ma spesso chiudono un occhio… perchè anche quelli fanno numero. Anche se non scriveranno mai nulla, e se lo fanno, scrivono e si leggono tra loro… quattro amici al bar del web.

E l’azienda cliente paga!!

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com


DEGUSTARE VINI. TROPPE RICHIESTE ALLE AZIENDE. CHE FINE E FINALITA’ HANNO TUTTI I CAMPIONI. SERVE UNA GUIDA CARTACEA O UNA GUIDA ONLINE NEL 2020?

QUANTO UNA SEGNALAZIONE NEL MARE DEL WEB  “INFLUISCE” SUGLI ACQUISTI E LE SCELTE? NON E’ PIU’ UNA AUTOREFERENZA DEL GIORNALISTA DI TURNO? POSSIBILE CHE L’AUTOREVOLEZZA E L’AUTORITA’ DELL’ESPERIENZA DI 50 ANNI CONTI MENO DELL’EFFIMERO SITO DELL’ULTIMO ARRIVATO?

Degustare vini (come anche olio Evo e recentemente anche i Sali marini e salgemma da tavola e da cucina #saleitaliano) è sempre stato un esercizio legato, fortemente legato, alla mia professione. Ho avuto diversi maestri, ho fatto corsi Onav e Fisar (non Ais), Veronelli mi ha insegnato tutto e a cercare le differenze reali, Marco Sabellico  grande amico-maestro, Franco Ziliani e Francesco Arrigoni mi hanno guidato a cercare i dettagli, Gendre e Bossalini negli anni 1982-1983 mi hanno dato le basi solide… eppoi ho sempre partecipato, in modo diretto e ufficiale o indiretto, a tante degustazioni e commissioni per le guide dei vini.

Attualmente assaggio vini italiani per due pubblicazioni di ristoratori oltre Atlantico. Ma quanta fatica, quanto impegno, quanto allenamento, quanta regolarità, passione e attenzione, sapienza e conoscenza nel saper fare i corretti paragoni fra i vini per gli stessi recettori o stesse voci sensoriali.

Ebbene ora leggo che ci sono anche corsi di “un” giorno per imparare a degustare, ci sono schede e modelli preconfezionati in vendita, ci sono “docenti” dell’ultimo minuto pronti a tenere lezioni, a pagamento ovviamente, ovunque e per ogni vino.

Capisco allora quanti influencer possono esistere, veri o fasulli. Ma influencer di che cosa e per chi? Mi sembra l’ennesima auto qualifica per trovare uno spazio nell’infinito e poliedrico mondo del web: mai nell’economia o nella professione reale si sarebbe mai pensato di inventarsi una professione del genere. Al limite si arrivava a scattare una foto a Missoni, alla Loren, a Versace, a Villeneuve se per caso bevevano un calice di Ferrari Spumante come aperitivo.

Sono perfettamente d’accordo con il DoctorWine, se non con ulteriori prove ed elementi. “evitiamo il più possibile di richiedere bottiglie ai produttori” così dichiara Daniele Cernilli e mi trova d’accordo. ma sono d’accordo anche con i produttori di vino, di olio Evo, di aceti, di grappe, di birre… tutti mandano lettere e chiedono, più o meno ben indirizzate, più o meno con motivazioni appetibili.

I produttori – mi confidano alcuni – ricevono mediamente circa 25-30 richieste ufficiali  “per guide-guidine”, oltre alle richieste “occasionali” per eventi o per manifestazioni o per assaggi pubblici o per incontri megagalattici a destra e a sinistra, e vuol dire da 2000 a 3000 bottiglie all’anno per cantina.

Da qui giustamente anche le degustazioni obbligatorie presso i Consorzi o le Federazioni… ma il numero di bottiglie resta, cambia di poco, ma certamente in meno.

Superata quindi la regola che si deve menzionare in guida o sul web solo le etichette “pervenute”: giustamente un buon degustatore (che io mi sforzo di chiamare, e di chiedere agli amici di utilizzare, “saggiamentali o saggiamentari” ) che vuol fare il suo lavoro può benissimo andare in enoteca, acquista quello che vuole, oppure al supermercato, oppure al ristorante (pagando), oppure mandare qualcuno di sconosciuto in cantina ad acquistare le due bottiglie per etichetta…magari non tutte le etichette… ma quelle necessarie.

Certo una ricerca “annuale o vendemmiale” delle etichette è fondamentale poiché la stagionalità, l’andamento climatico possono sicuramente modificare i vini… per questo ci sono le “en primeur” anno per anno, ma sono vini molto particolari o vini biologici che hanno una dipendenza naturale da regole ferree che non possono essere modificate strada facendo.

Da un po’ di anni anch’io mi sono adeguato: chi vuole mi manda i campioni (sanno indirizzo e tempistica oramai sempre la stessa da anni), per il resto me li procuro in tutti i modi possibili per esempio partecipando a manifestazioni pubbliche, le degustazioni a Vinitaly o a altre fiere italiane e straniere, essendo giudice in concorsi, alle sedute ufficiali delle docg e doc e igt regionali, acquistando online…

Reputo che questa modalità abbia almeno tre pregi: una degustazione continua regolare e non massiva, evitare problemi e costi per le cantine, massima trasparenza e libertà… soprattutto perché le “mie” degustazioni non sono mai collegate alla partecipazione o presenza in un evento organizzato.

Per info: [email protected]  .  E’ ovvio che in certi territori e per certe piccole doc è quasi obbligatorio chiedere i campioni, non possiamo fare diversamente.  Reputo che sia una scelta personale, non per criticare o condannare altre soluzioni, ma questo sconcerta i produttori, soprattutto i più noti e i più grandi.

Sempre più molti produttori non intendono inviare campioni “a vuoto” senza una reale e visibile destinazione-motivazione ed è perfettamente comprensibile, ma dovendo rispondere “a terzi” e in più stranieri che mi hanno delegato a svolgere un compito ben preciso, per bollicine ma anche per vini rossi o bianchi, sono obbligato ad arrangiarmi anche per un sacrosanto diritto di svolgere e tenere aggiornata la mia professionalità, anche di “ saggiamentale”.

Infine adottare questo sistema è molto trasparente, non so se il migliore,  certamente più impegnativo e sicuramente non può dare adito a nessun commento o interpretazione sulle gestione delle bottiglie e sulle selezioni finali con relativi premi e attestati.

 Vedi: assaggi Giampietro Comolli

 

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

Redazione Newsfood.com
Contatti

Leggi Anche
Scrivi un commento