Firenze – La Regione e la Conferenza episcopale della Toscana hanno rinnovato oggi l’intesa per il servizio di assistenza religiosa cattolica negli Ospedali del Servizio sanitario
regionale, la firma del protocollo è avvenuta questa mattina nella sede della giunta, per mano del presidente della Regione e del cardinale arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli.

Diventa così operativa la nuova convenzione che disciplina vari aspetti concernenti il rapporto tra Aziende sanitarie e assistenti religiosi e una attività che, nel rispetto della
volontà e della libertà di coscienza dei cittadini, è rivolta non solo ai pazienti ricoverati ma anche ai familiari e al personale delle varie strutture, compatibilmente
con l’assolvimento degli obblighi di servizio. Starà ora alle singole aziende stipulare le convenzioni con l’Ordinario diocesano.

In particolare nello schema di convenzione si puntualizzano alcuni aspetti del trattamento degli assistenti religiosi, che sono assunti o a convenzione (trattamento economico, sostituzioni,
ferie, malattie, formazione) e viene data più certezza rispetto al passato in materia di locali a disposizione.
Il protocollo di intesa trova fondamento nella legge 21 del 1985 che ratifica l’accordo tra Repubblica italiana e Santa sede, accordo che ha modificato il Concordato del 1929. Per quanto
riguarda la Toscana la prima indicazione in materia è contenuta nel Piano sanitario 1999- 2001. Nel 2000 la giunta approvò la prima deliberazione, che fu seguita nel 2005 da un
primo rinnovo.

In questi anni la giunta regionale è intervenuta in altre occasioni su questo tema. In particolare nell’ottobre del 2006 la Consulta per il dialogo interreligioso e per la pace tra le
culture, istituita nel 2005 e presieduta dal presidente della Regione, ha approvato e diffuso una «Dichiarazione comune sul diritto del paziente al rispetto delle convinzioni filosofiche
e religiose» in cui si afferma «il diritto di ogni paziente ad essere assistito e curato con premura e attenzione, nel rispetto della dignità umana e delle proprie
convinzioni filosofiche e religiose» e si impegnano i soggetti pubblici e religiosi in essa rappresentati a cooperare «perché sia garantita ad ogni paziente una adeguata
assistenza spirituale e un trattamento rispettoso delle sue convinzioni».