Asterix e Obelix contro Cesare: mangia come un Gallo

Asterix e Obelix contro Cesare: mangia come un Gallo

Anno 50 a.C: Le truppe romane guidate da Giulio Cesare occupano la Gallia.

Rimane indipendente un unico villaggio, difeso da un gruppo d’irriducibili guerrieri, fortificati da una pozione magica che rende invincibili.

Inizia così Asterix e Obelix contro Cesare (Asterix et Obelix contre Cesar), produzione franco-italo-tedesca diretta nel 1999 dal regista transalpino Claude Zidi, ispirata dal fumetto di Renè Goscinny ed Albert Uderzo.

Nella pellicola, a Cesare è affiancato il perfido ed astuto centurione Detritus (Roberto Benigni) la cui fedeltà verso il proprio comandante è presto sostituita dal desiderio di impadronirsi della pozione magica e del potere.

Individuata in Asterix (Christian Clavier) ed Obelix (Gèrard Depardieu) la spina dorsale delle forze nemiche, il romano prova ad eliminarli, ma il primo tentativo fallisce.

La seconda offensiva, favorita anche dalla presenza di un falso indovino che getta lo scompiglio nel villaggio gallico, ha esito migliore: Detritus ed i suoi complici riescono a rapire il druido Panoramix, l’autore della pozione.

Asterix ed Obelix s’infiltrano nella guarnigione romana e dopo numerose disavventure riescono a liberare Panoramix, che ha rivelato a Detritus il segreto della pozione dopo le torture al cagnolino Idefix, ed un misterioso prigioniero mascherato, in realtà Cesare detronizzato dal suo infido collaboratore.

I Galli si alleano così al loro ex-nemico per eccellenza: la battaglia finale vedrà così le forze di Detritus, potenziate dall’elisir, contro Asterix, Obelix e numerosi loro duplicati, creati da Panoramix utilizzando una versione speciale della sua bevanda.

Happy End (quasi) totale: Cesare riavrà il comando delle sue legioni, Detritus sarà sconfitto ed il villaggio gallico avrà la sua libertà.

Asterix e Obelix contro Cesare (qui il trailer) ricrea sullo schermo l’atmosfera giocosa e cartonesca del fumetto.

Il nazionalismo presente (già annacquato nell’edizione cartacea) è spuntato e non offende nessuno, mentre le numerose battaglie sono talmente non-violente da far sorridere.

La trama (una girandola di equivoci ed imprevisti) si regge essenzialmente su tre personaggi: Detritus, con il suo comportamento da guitto maligno, Asterix con la sua astuzia pratica ed Obelix, la cui strapotenza fisica viene contrastata da una perenne innocenza. Senza dimenticare gregari di lusso come Falbalà,(Laetitia Casta), amore segreto e tormentato di Obelix, la cui bellezza non manca mai di farsi notare.

Eppure nonostante una serie di stranezze e “libertà” nel riscrivere gli avvenimenti del passato, la pellicola (la più costosa prodotta in Europa, con una spesa totale di circa 80 miliardi di lire) presenza eventi quantomeno verosimili, tra cui i pantagruelici banchetti.

Le prime informazioni sui pranzi collettivi dei Galli (o Celti, come venivano chiamati dai Greci) arrivano da studiosi come Posidonio, vissuto nel 1° Secolo a.C., le cui Storie, basate su testimonianze dirette, fornirono la base per gli scritti di autori successivi come Diodoro Siculo o Ateneo.

Altra fonte sono le prime saghe della letteratura epica irlandese, che ricreano la società dell’Età del Ferro.

Mettendo insieme tutto è possibile farsi un idea abbastanza chiara della situazione.

I Galli amavano mangiare in gruppo, sedendosi su stuoie messe a terra, mentre i piatti erano collocati su tavole. Centro del convegno gastronomico era il calderone; inizialmente di terracotta,
tale contenitore (probabilmente ispirato da oggetti simili usati dalle colonie greche nel Mediterraneo), venne realizzato in bronzo, materiale più igenico e più resistente al fuoco.

Dapprima usati come oggetti rituali, i pentoloni di bronzo divennero via via sempre più utensili d’uso quotidiano.

Riguardo alla gastronomia vera e propria, essa era piuttosto variegata data la diversità di ambienti e di risorse dove tale popolazione era stanziata.

Ne facevano parte, ad esempio, le ostriche ed altri frutti di mare. Farro, frumento, avena, segale ed altri cereali erano consumati frequentemente: alcuni gruppi di Galli erano agricoltori così bravi da poter esportare le eccedenze nel resto d’Europa o conservati in granai sotterranei.

Gli animali d’allevamento erano, insieme alla cacciagione ed al pescato, “ospiti” frequenti” dei convivi alimentari, con l’eccezioni dei cavalli.

Il latte ricavato da pecore, mucche e capre, veniva usato per preparare formaggi, quasi mai bevuto fresco. I prosciutti gallici, lasciati stagionare nel sale, erano una prelibatezza del mondo antico, esportati fino a Roma.

Non si può non parlare dei cibi dei Galli senza dedicare quantomeno uno spazio all’ ospite d’onore di tanti mangiate di Asterix, Obelix e compaesani: il cinghiale.

Protagonista del folklore indoeuropeo (basti pensare alla lotta di Eracle contro il cinghiale d’Erimanto o a Varaha, avatar cinghiale del dio Visnu vincitore del demone Hiranyaksha) il cinghiale riveste particolare importanza per la cultura celtica.

Ufficialmente simbolo della classe sacerdotale, poiché si nutriva dei frutti della quercia, pianta sacra, l’animale era gradito anche all’aristocrazia guerriera: simbolo di forza, vitalità ed audacia, veniva spesso ritratto nelle insegne militari.

Esso inoltre era consacrato al dio Lugh; secondo alcuni miti forse influenzati dalle credenze delle popolazioni scandinave, un cinghiale, perfettamente cotto ed in grado di rigenerarsi, sarebbe stato il cibo dei valorosi nell’aldilà.

Gli alimenti venivano accompagnati con diversi tipi di bevanda.

Abili apicultori, i Galli utilizzavano il nettare di tali insetti per prepare idromele, aromatizzato con erbe e frutta. Dai vicini Greci e Romani, essi presero il gusto del vino, tanto da arrivare a produrlo autonomamente.

La bevanda più diffusa, però, era una varietà di birra detta cervogia, fatta con orzo e grano fermentato.

Oltre a cosa si mangiava, era importante “come” si mangiava.

La società dei Galli era fortemente personalista, fatta di clan a base famigliare alla cui cima stava un capo supremo o re.

Il potere del capo supremo (o dei vari capi locali) era spesso basato, più che sulla gerarchia, sui legami che esso sapeva stringere in particolari occasioni, come i banchetti.

A quanto riportano le antiche cronache, particolarmente delicata era la questione della “porzione dell’ eroe”, la parte migliore del banchetto (spesso di un animale simbolico come il cinghiale), spettante al più valoroso guerriero presente: una sua assegnazione sbagliata o solo incauta poteva facilmente provocare inimicizie e rivalità spesso di lunga durata.

Oggi i Galli sono scomparsi, ma la loro gastronomia resiste.

Se volete mangiare come loro, provate questa semplice ricetta: procuratevi un cosciotto di cinghiale, pulitelo bene e lasciatelo due giorni a marinare nel vino bianco aromatizzato con l’alloro.

Dopodichè cuocete allo spiedo la carne, condendola a piacere con sale e pepe e con il succo di marinata.

Un consiglio, però: non siete Obelix, perciò mangiatene con moderazione.

Scheda del film

Asterix e Obelix contro Cesare (Asterix et Obelix contre Cesar), Francia-Germania-Italia, 1999.

Genere: commedia

Regia: Claude Zidi

Soggetto: Renè Goscinny, Albert Uderzo (autori del fumetto), Claude Zidi.

Sceneggiatura: Claude Zidi, Gerard Lauzier

Fotografia: Tony Pierce-Roberts

Musica: Roland Romanelli, Jean-Jeacques Goldman

Durata: 109 min, circa.

Interpreti: Christian Clavier, Gèrard Depardieu, Roberto Benigni, Laetitia Casta.

 

Matteo Clerici

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