«L’agricoltura è il futuro, bisogna investire in questo settore. Senza esagerare, l’agricoltura è l’elemento più importante del XXI° secolo». Due frasi
didascaliche, che sintetizzano al massimo il pensiero dell’economista Jacques Attali, relatore in mattinata al Forum «Futuro Fertile» di Confagricoltura.

Nell’analisi che Attali fa dell’economia globale e della crisi finanziaria che è in corso – e che secondo l’economista francese non è ancora giunta all’apice – l’agricoltura
riveste un ruolo strategico. «E’ accaduto così anche negli anni Venti e Trenta del secolo scorso – osserva Attali – e soprattutto dopo la “Grande depressione”, il ruolo
dell’agricoltura era visto come centrale, per garantire il cibo per sopravvivere».

Altri tempi, senza dubbio, e altri scenari a livello internazionale. Eppure, ribadisce a più riprese Attali, «l’agricoltura riguarda il futuro». A patto, però, che si
cerchi di valorizzare il settore. A livello economico, ma anche con una visione a largo spettro, «valorizzando l’occupazione con l’ingresso dei giovani e investendo nelle nuove
tecnologie».

Attali non ha dubbi riguardo alla ricerca scientifica. «Non bisogna eccedere nell’oscurantismo – afferma – e c’è assolutamente bisogno di nuove tecnologie. In quest’ottica, gli ogm
non devono essere visti come una minaccia, ma come una soluzione. E accanto alle nuove tecnologie, bisogna anche attirare i giovani. Soprattutto in Italia, che in base alle statistiche europee
è il Paese che ha il minor numero di “under 35” occupati nel settore primario in tutta Europa».

Agricoltura possibile motore dell’economia, dunque. In Italia, «Paese che ha una società rurale basata sulle piccole dimensioni», ma anche in Europa e in Africa, «dove
si giocherà una enorme sfida sul fronte delle derrate alimentari», dice Attali.

E persino in Cina, «dove stanno per stanziare il 20% del loro Pil per la ristrutturazione della loro agricoltura», afferma l’economista francese.

«E’ molto importante avere una strategia e progetti di investimento – prosegue Attali – e Cina e Stati Uniti hanno le idee chiare su quello che vogliono fare. Negli Stati Uniti, appena
una settimana fa, sono stati stanziati 10 miliardi di euro solo per il settore biomedico. In Europa non abbiamo una visione chiara e una leadership politica. Così, anche se l’agricoltura
riguarda il futuro, da noi non si stanzia un euro. E questo è un errore comune».

Gli investimenti sono una chiave di volta per uscire dalla crisi. E se «la crisi finanziaria non è affatto risolta, in parte è per la situazione di indebitamento»,
osserva Attali. «Vi è un forte squilibrio fra mutui concessi e patrimonio delle banche – dichiara -. La quantità totale del credito erogato negli Usa ammonta a 95 trilioni
di euro, mentre il patrimonio degli istituti bancari è di appena 4 milioni. Non solo, l’indebitamento nei soli Stati Uniti è pari al 500% del Pil americano. Era il 231% alla fine
degli anni Venti, questo per dare una proporzione alla crisi».

In un simile scenario, il sistema globale bancario ha reagito facendo del «de-leveraging, hanno cioè pensato di non concedere più credito, allo scopo di contenere le perdite
finanziarie». Serve un nuovo modo di affrontare le difficoltà. Eppure, sul prossimo G-20 Jacques Attali è piuttosto scettico: «Nulla verrà fatto per quello che
viene indicato come il centro fiscale più importante del mondo, che è la City di Londra, e nulla verrà fatto per il trasferimento dei fondi, della cartolarizzazione, nulla
per stabilizzare le valute e per la stabilizzazione dei prezzi».

In fondo, probabilmente, l’asse a livello decisionale sarà piuttosto un G-2, appunto fra Usa e Cina. «Ma non perdiamo di vista che l’agricoltura sarà il settore strategico
del futuro».