A lanciare l’allarme è l’Unione
Nazionale Consumatori (UNC), che in una nota precisa: “Ovviamente i consumatori vorrebbero che gli esercenti usassero i guanti usa e getta, ma ce ne vorrebbero migliaia al giorno. Nei
manuali di corretta prassi igienica non si legge nulla a proposito dei guanti.
Nei capitoli sull’igiene del personale si ricorda l’obbligo del grembiule chiaro e del cappellino e si raccomanda un accurato lavaggio delle mani, evitando di portare orologi e
braccialetti (ove si accumulano polvere e sostanze organiche), di mettersi le dita nel naso o di umettarle con la saliva, di fumare, di starnutire o tossire direttamente sui prodotti,
eccetera.”
“Una pulizia accurata delle mani – prosegue l’associazione – insieme a tutti questi comportamenti precauzionali, dovrebbe eliminare in pratica il rischio di contaminazione, ma
resta il fatto che il consumatore non può sapere se è stato rispettato il manuale HACCP e, specialmente se ha la fissazione dell’igiene, preferirebbe che siano usate le
pinze o i guanti usa e getta, per esempio per prendere la pasta all’uovo o le mozzarelle nel latticello. Nulla dicono in proposito neanche le norme, che sono un po’ vaghe e non
entrano in questi dettagli, soffermandosi invece minuziosamente sulla questione del grembiule e del cappellino. Cosicché, in diverse città capita di vedere che tutti i negozianti
adoperano pinze e guanti usa e getta, in altre no. Dipende dal “Regolamento di igiene comunale” che, appunto, varia da città a città.
“La disciplina igienica dei negozi – precisa ancora l’UNC – risale a un decreto presidenziale del 1980 (n. 327) in base al quale, prima di tutto, il personale addetto alla
manipolazione di sostanze alimentari negli esercizi di vendita “deve indossare adeguata giacca e sopravveste di colore chiaro, nonché idonei copricapo che contengono la
capigliatura” (anche chi è calvo). Successivamente è stato chiarito che per “colore chiaro” si intende bianco o vicino al bianco, in modo che si possa vedere
bene se l’indumento è sporco.
Per il resto, la norma aggiunge che il personale degli esercizi di vendita “deve curare la pulizia della propria persona e in particolare delle mani e deve eseguire il proprio lavoro in
modo igienicamente corretto”, rimandando per le “norme particolari” ai Regolamenti di igiene comunale.
C’è, quindi, un principio di correttezza igienica di carattere nazionale e generale, ma spetta poi ai singoli Comuni entrare nei particolari e stabilire se il prosciutto debba
essere raccolto con le pinze e la pasta all’uovo sfusa con i guanti. “ E conclude: “Ciò spiega perché, passando da città a città, si notano
comportamenti differenti, ma non risulta che qualche regolamento comunale vieti ai negozianti di maneggiare anche i soldi, non essendo possibile imporre per legge l’assunzione di una
cassiera.
Anzi, vi sono norme locali che vietano ai clienti (non all’esercente) di toccare con le mani pane, formaggi, verdure, eccetera, e altre che non permettono al negoziante di rimettere in
vendita generi riportati dagli acquirenti. Soltanto per le pasticcerie è previsto ovunque un obbligo presso che uniforme: i pasticcini devono essere presi con le pinze.
Per quanto riguarda i negozi, ai consumatori più esigenti non resta che fare una petizione al sindaco affinché modifichi il regolamento di igiene comunale.”.

Fonte: www.prontoconsumatore.it