Aumento delle pensioni basse

News Cia.

Una prima importante risposta. Per i pensionati dell'agricoltura occorrono però altri interventi

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Secondo la Cia, l’intesa permette di venire incontro alle esigenze di una larga fascia (3.400.000 di pensionati) che vivono nel disagio sociale. Sollecitata una perequazione per gli assegni
famigliari degli ex lavoratori autonomi. Misure adeguate per la non autosufficienza.

Una prima importante risposta per milioni di pensionati, tra i quali oltre il 42 per cento del lavoro autonomo, alla quale, però, dovranno seguire altre misure al fine di venire incontro
a chi oggi vive nel disagio sociale. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta l’intesa che prevede l’aumento delle pensioni più basse, comprese quelle degli
agricoltori, attraverso lo stanziamento per il 2007 di 900 milioni di euro per raggiungere i 1.300 milioni di euro nel 2008.

Così dopo otto anni di iniziative sviluppate dalla Cia su tutto il territorio nazionale e che hanno avuto il loro punto focale nella raccolta e nella presentazione nel 1999 di oltre un
milione di firme per chiedere l’aumento dei minimi di pensione ad un milione al mese, ora arriva finalmente questo provvedimento attraverso il quale si colma una grave lacuna che vedeva
penalizzata una larga fascia di popolazione. L’intesa, infatti, riguarda 3.400. 000 di pensionati.

Le pensioni basse erano ferme alla riforma Dini, 1995, hanno ricevuto una “una tantum” di circa 100.000 lire nel dicembre del 2000, e 154,94 euro con la mensilità di dicembre del 2006, e
la percentuale di rivalutazione annua prevista per legge che non copre l’inflazione in quanto è indicizzata all’inflazione programmata. In questi anni le pensioni, specie quelle basse,
sono fortemente svalutate nel loro potere d’acquisto in particolare dopo l’introduzione dell’euro.

La Cia ricorda che gli interventi previsti dall’intesa riguardano la copertura totale al costo della vita delle pensioni fino a cinque volte il trattamento minimo: cioè da 1.200 ai 2.180
euro mensili, l’aumento delle pensioni basse collegato agli anni contributivi (tre livelli), all’età (oltre sessantaquattro anni) e al limite di reddito personale che per il 2007
è pari a euro 8.504,73. L’importo medio dell’incremento per il 2007 sarà di circa 324 euro.

Comunque, secondo la Cia, è indispensabile che venga decisa al più presto una perequazione per gli assegni famigliari degli ex lavoratori autonomi e, quindi, anche quelli
dell’agricoltura.

E’ necessario, inoltre, affrontare il problema della non autosufficienza. Nella finanziaria del 2007 -conclude la Cia- è stato attivato il fondo, ora occorre approvare la legge che ne
fissa le normative e sviluppa un percorso di reperimento di risorse che porti il problema ad un assetto stabile nel tempo e non più vincolato alla disponibilità finanziarie di
ogni anno.

www.cia.it

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    News Cia.

    "No" a discriminazioni anticostituzionali

    post 1183593600 border 1505952000

    Sarebbe anticostituzionale, oltre che contraria ad ogni principio di giustizia sociale, una ulteriore discriminazione ai danni dei pensionati ex lavoratori autonomi per quello che riguarda la
    misura e i criteri degli incrementi dei trattamenti di pensione, che dovranno a tal fine essere precisati dal governo per l’utilizzazione delle somme stanziate dal decreto-legge 81/2007. E’
    quanto afferma il Cupla, Coordinamento unitario dei pensionati del lavoro autonomo (Anap Confartigianato, Associazione nazionale pensionati Cia, 50&Più Fenacom Confcommercio,
    Federpensionati Coldiretti, Fipac Confesercenti, Pensionati Cna, Fnpa Casartigiani, Sindacato pensionati Confagricoltura), il quale è fortemente preoccupato da indiscrezioni di stampa
    secondo le quali ci sarebbero ipotesi di differenziare l’aumento delle pensioni basse a seconda se trattasi di pensionati ex lavoratori dipendenti o ex autonomi.

    Se così fosse, si verificherebbe che l’intervento assistenziale dello Stato attraverso la fiscalità generale nei confronti dei pensionati con trattamenti bassi, e dunque
    ugualmente meritevoli di attenzione, si differenzierebbe in funzione del lavoro che hanno svolto nella vita attiva.

    Il Cupla annuncia che una tale eventualità vedrebbe le Organizzazioni aderenti assolutamente contrarie e cio’ potrebbe dar vita a forme di protesta, fra le quali anche il ricorso alle
    vie giudiziali per il rispetto dell’art. 3 della Costituzione.

    Inoltre, il Cupla, forte del mandato ricevuto da 400.000 pensionati sottoscrittori della petizione popolare per l’eliminazione dell’immotivata discriminazione ai danni dei pensionati ex
    autonomi sugli assegni familiari, sollecita il governo ad inserire tra i provvedimenti da emanare opportune norme per ristabilire completa parità di trattamento tra tutti i pensionati
    nell’erogazione di detti assegni, che oggi si configurano come un diritto di cittadinanza.

    www.cia.it

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