Auto, verso il raddoppio degli incentivi per la rottamazione, il budget lievita a 1 miliardoDisoccupazione e Cig: pessimi i nuovi dati

Auto, verso il raddoppio degli incentivi per la rottamazione, il budget lievita a 1 miliardoDisoccupazione e Cig: pessimi i nuovi dati

 

Le proteste di Confindustria e dei sindacati e i disastrosi dati forniti dall’Istat su disoccupazione e aumento delle ore di Cassa integrazione sembrano aver smosso il governo e dato
fiato alla mediazione del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Si parla, infatti, di un aumento del budget per gli eco-icentivi a sostegno del settore auto, che potrebbe
lievitare dai 300 milioni previsti alla soglia del miliardo di euro.

Le misure messe a punto dai tecnici dello Sviluppo economico mirano infatti a un incremento delle vendite nell’ordine di 150-200 mila vetture, con l’obiettivo di raddoppiare il bonus
(portandolo a 1500 euro per gli Euro zero, uno e due immatricolati fino al ’99). Una operazione che comporta un forte incremento degli stanziamenti. 

La protesta dei Comuni per la “rapina” di 1,5 miliardi

Intanto, i Comuni sparano a zero contro il finto federalismo di Tremonti, che in realtà colpisce duramente gli Enti locali e annunciano la rottura dei rapporti col governo e
l’abbandono della Conferenza Unificata a partire dal 5 febbraio prossimo.”Una provocazione grave e intollerabile”: così Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente
dell’Associazione di Comuni d’Italia (anci)  definisce – in una lettera inviata al ministro dell’Economia – il contenuto di una circolare emanata dal ministero
sulla applicazione delle disposizioni relative al patto di stabilità interno. Nel ricordare che “una settimana fa l’Ufficio di Presidenza dell’Anci, lanciando un allarme sulla
grave crisi finanziaria dei Comuni che avrebbe costretto l’80% degli stessi a non rispettare il patto di stabilità interno, aveva chiesto un incontro urgente al Presidente del
Consiglio dei Ministri”, senza peraltro aver ancora aver ricevuto risposta, Domenici segnala che la circolare in questione ”rende praticamente impossibile ai Comuni il rispetto del
Patto di stabilità”.

Cancellato un miliardo e mezzo dai bilanci locali

Poi la lettera dell’Anci entra ancora più nel merito: ”Non consentire l’utilizzo dei proventi derivanti delle alienazioni immobiliari per finanziare la spesa per investimenti –
spiega Domenici – significa cancellare dai bilanci dei Comuni italiani almeno un miliardo e mezzo di euro, con una interpretazione ministeriale che è in contrasto con la
raccomandazione al governo, approvata dal Parlamento, nel corso della discussione sulla legge finanziaria per l’anno in corso”.

Domenici ricorda, poi,  che i Comuni stanno vivendo una fase di enorme difficoltà finanziaria che ”dipende da scelte di finanza pubblica che i Comuni, con senso di
responsabilità istituzionale, hanno accettato e, finora, per la maggior parte, rispettato. Mi riferisco – chiarisce – all’aver imposto proprio ai Comuni, che in questi anni hanno
contribuito più di ogni altro livello di governo alla riduzione del deficit, un contributo eccessivamente gravoso per il risanamento dei conti pubblici; all’aver abolito l’Ici
prima casa senza – ad oggi – aver dato certezza sulla copertura finanziaria pari al minor gettito accertato e certificato dai Comuni stessi; all’aver introdotto regole sul patto di
stabilità che stanno generando paradossi e sperequazioni evidenti”. 

La crisi della finanza continua
Mentre si studiano le ricette per fronteggiarla – ieri a Davos si sono succeduti diversi medici al capezzale dell’economia mondiale, suggerendo varie terapie – la crisi della finanza
mondiale continua. Ieri sera a Wall Street l’indice Dow Jones ha chiuso a -2,70%. Questa mattina a Tokio è andata anciora peggio. Il Nikkei è andato sotto del 3,12%. In
conseguenza del calo dei consumi giapponesi affondano colossi come la Toshiba (-17%), la Sony e la Nintendo (-12%). La Borsa di Tokyo paga anche per altri dati economici negativi: -9,6%,
ad esempio, la produzione industriale di dicembre, il peggior calo di sempre e le poco rassicuranti notizie che giungono dal settore societario (la Toyota viaggerebbe verso un rosso di
ben 400 miliardi di yen).
Ma anche i nuovi dati dell’Istat sull’Italia sono pessimi. L’occupazione nelle grandi imprese ha registrato
a novembre un calo annuo dell’1% al lordo della Cassa integrazione (Cig) e del 2,1% al netto della Cassa integrazione. Quello al lordo della Cig (-1%) è il più ampio dal
dicembre 2004 (quando era stato di -1,3%).
La differenza dell’indice al netto e al lordo della Cig, precisa l’Istat, è dovuta all’aumento del ricorso alla cassa integrazione.
 
Il pugno sul tavolo della Marcecaglia

Non si attenua, quindi, la crisi economica (anzi!) e tra i medici che suggeriscono terapie differenti da quelle dei governi, c’è il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia
(foto) che non si è limitata a battere il pugno sul tavolo mercoledì sera a Palazzo Chigi, ma si sta battendio come una tigre per spostare l’asse del governo
dall’immobilismo praticato nei fatti dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, barricato a difesa dei conti pubblici come un Quintino Sella, a una politica di intervento attivo per
salvare le imprese italiane.
E il nuovo attacco della Marcegaglia, durissimo nella forma e nella sostanza, è arrivato ieri sera da Davos, dove è in corso il World Economic Forum. “Le misure attuate non
bastano. Per ridare la fiducia – ha setto il presdeinte di Confindustria –  bisogna dare un segnale maggiore perché c’é sfiducia nel settore imprenditoriale. Servono
interventi per altri 7-8 miliardi, alcuni possono arrivare anche da rimodulazione di fondi”.
Poi è venuto fuori il discorso che riguarda la Fiat e l’indotto dell’automobile. “Anche per l’auto bisogna fare in fretta – ha detto Emma Marcegaglia – anche i 10 giorni che sono
stati indicati devono essere accelerati perché, nel frattempo, il mercato ne risente”.

La sfida aperta a Tremonti
Subito dopo è arrivata la sfida aperta al ministro dell’Economia. “Condividiamo le preoccupazioni di Tremonti sui conti, ma vanno dati segnali di supporto all’industria e in
particolare alle piccole e medie imprese. Facciamo proposte responsabili”. Così oltre al settore dell’auto, sarebbe importante anche un intervento per l’intera industria
“prevedendo per tutto il settore imprenditoriale uno sgravio fiscale da dare a chi investe in efficienza energetica e ricerca. Costerebbe solo poche centinaia di migliaia di euro
migliorando anche l’ambiente”.
Tra le proposte c’é poi quella di supportare fiscalmente le imprese che aumentano il proprio capitale: “é questo un modo per combattere anche le difficoltà create
dall’attuale stretta creditizia”. Sul settore dell’auto, la presidente di Confindustria ha ricordato le proposte avanzate mercoledì al tavolo con il governo, sottolineando che
“bisogna fare in fretta. Abbiamo chiesto eco-incentivi da varare velocemente e con un importo maggiore rispetto a quelli del passato e con una platea maggiore. Ci sono in Italia ancora 15
milioni di auto tra EuroO e Euro2. Così tra l’altro si migliorerebbero gli obiettivi ambientali sui quali il Paese si è impegnato in sede europea. Bisogna anche intervenire
sul credito al consumo, importante nel settore auto, e per supportare la componentistica”. Il presidente di Confindustria ha quindi detto di apprezzare la proposta di Tremonti di un
Union-Bond, senza che questo pesi sul debito dei singoli Paesi. “È una idea intelligente e va decisa velocemente”.
 
Ma il ministro vuol mettere le mani su pensioni e fondi regionali
 
Ma il ministro dell’Economia italiano, anche lui ascoltato protagonista a Davos, la pensa in maniera ben diversa.
Tremonti prima di tutto fa il primo della classe, rivendicando la solidità del sistema bancario italiano, ma subito dopo sottolinea che all’Italia “servono riforme del sistema di
welfare e del sistema pensionistico”. Anche questo è un modo per lanciare la palla in un altro campo, perché sindacati e Condindustria chiedono assieme al governo di
stanziare fondi subito (e consistenti) per affrontare la crisi, non di avviare la discussione di nuovo su una riforma di là da venire.
Ma, siccome il ministro dell’Economia è a caccia disperata di fondi non suoi, ecco che si riapre
lo scontro fra Regioni e governo sull’utilizzo delle risorse ma anche sui tempi per affrontare la crisi. Momenti di forte tensione si sono registrati – ieri pomeriggio – con l’esecutivo
dopo che il governo aveva cercato di “prelevare” 2,65 miliardi di euro dai fondi regionali per destinarli agli ammortizzatori sociali (cioè alla Cassa integrazione, che – visto
l’andamento della crisi – ha prosciugato le sue risorse).
Le Regioni – che rischiano di dover interrompere progetti e interventi programmati da tempo – hanno reagito chiedendo al governo “massima trasparenza e massima chiarezza” su questa
sortita. E anche in questo caso ci troviamo di fronte a una “doppia verità”.
Si approvano leggi per il federalismo e poi – dopo aver tolto i soldi dell’Ici ai Comuni – si mettono le mani anche sui fondi regionali.
 
Si va verso il bonus rottamazione: 1.500 euro?
Tutto lascia credere, intanto, che il ministro Scajola andrà velocemente verso un bonus di 1.500 euro per favorire la rottamazione delle auto. La misura allo studio, che dovrebbe
scattare subito per non paralizzare ulteriormente il mercato, prevede la possibilità di rottamare la propria vettura acquistando un’auto Euro 4 o Euro 5, elettrico o ibrido con
emissione non oltre 140 g/km di CO2 se benzina o 130 g/km se diesel.
Il provvedimento prevederebbe anche l’esenzione del bollo per 1 anno oppure per 3 anni se l’auto rottamata è una Euro 0. L’auto da rottamare, secondo le prime indiscrezioni,
dovrebbe essere stata immatricolata entro il 31 dicembre del 1997. Ma si attendono ulteriori dettagli, che i tecnici del ministero stanno mettendo a punto.
 
Favorevole l’Anfia (costruttori d’auto)
 
“Se l’incentivo per l’acquisto di una nuova auto a basso impatto ambientale erogato dallo Stato, fosse tra i 1.400 ed i 1.500 euro e fossero aumentati anche gli incentivi per le auto
superecologiche a gpl, metano ed elettriche, si potrebbero ipotizzare acquisti aggiuntivi per almeno 300 mila unità, il che corrisponderebbe ad un incremento del Pil tra lo 0,4 e
lo 0,5%”: lo dichiara all’Agenzia Ansa il direttore generale dell’Anfia, Guido Rossignoli che ieri ha partecipato a Palazzo Chigi al tavolo sulla crisi dell’auto.
“Siamo convinti – ha aggiunto Rossignoli – che per il bilancio statale ci sarebbe un pareggio, tra incentivi all’auto e ai veicoli commerciali”.

Veltroni: “Sì agli incentivi, ma il governo non perda tempo”
“Sono favorevole agli incentivi per l’auto, ma quando ci sono crisi così i problemi non si risolvono a 10 giorni, a un mese o a un anno ma ad horas. Si lavora giorno e notte e si
trovano le soluzioni anche perché gli annunci paralizzano il mercato e sono posti di lavoro che si perdono: il segretario del Pd, Walter Veltroni, in un incontro con imprenditori e
associazioni di categoria alla Camera di commercio di Nuoro, polemizza con i tempi del governo per affrontare la crisi dell’auto.
“Sei mesi dentro una crisi sono un tempo interminabile – continua Veltroni – l’Italia ha bisogno ora di un grande piano strategico per la ripresa, di un grande patto tra
produttori”.
 
La storia di ieri: ha vinto l’ala interventista del governo
Alla fine ha vinto l’ala interventista del governo, rappresentata – in questo caso dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, sostenuto dal sottosegretario Gianni Letta. Il
ministro dello Sviluppo economico, Giulio Tremonti, che da mesi si sta battendo per tenere strettissimi i cordoni della borsa, è stato sospinto in un angolo e – a quanto si sa –
non ha aperto bocca nel lungo incontro che si è svolto ieri sera a Palazzo Chigi.
La proposta di Tremonti – 300 milioni di incentivi e basta per l’intero settore autro – era stata fatta bersaglio per l’intera giornata dei colpi provenienti sia dal sindacato che dagli
industriali.
 
L’attacco della Marcegaglia
Per prima Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, aveva fatto capire che non ci stava al tran tran minimalista del governo sul fronte della crisi auto. Anche per lei i 300 milioni
promessi, a fronte dei miliardi investiti da Francia e Inghilterra, sono bricioline. E lo ha detto chiaro e tondo nel corso dell’incontro col governo.
La crisi nel settore auto e indotto rischia di mettere in pericolo fino a 300 mila posti di lavoro sul totale di una filiera di un milione di addetti: ha sottolineato il presidente di
Confindustria al tavolo con il governo sulla crisi auto, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti all’incontro.
La previsione della Marcegaglia si riferisce all’eventualità di un calo degli ordinativi del 60% nel primo trimestre del 2009. Evidentemente Confindustria, dopo tanta attesa, non
ci sta a lasciare Palazzo Chigi, con un pungo di mosche in mano.
Ma il suo intervento un effetto positivo l’ha avuto. La riunione si sarebbe conclusa, infatti, affidando al ministro Scajola l’elaborazione di un “pacchetto di misure” per l’auto da
presentare entro 10 giorni. In realtà di tempo il governo ne ha avuto a sufficienza, finora, ma forse questa è la formula escogitata per far affrontare la situazione in
maniera più forte e più seria di come si è fatto finora. Vedremo presto se è davvero così.

Il peso di Epifani e della Cgil
Anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha gettato sul piatto il peso della sua organizzazione, trovando – questa volta – una sponde nel ministro Scajola.
“L’obiettivo – ha detto il ministro – è quello di arginare una crisi che potrebbe avere ripercussioni su tutta l’industria italiana con un impatto negativo sul pil 2009 di mezzo
punto. E, soprattutto, con il rischio di mandare in cassa integrazione, nel peggiore dei casi, centinaia di migliaia di addetti dell’intera filiera”.
“I nodi vengono al pettine – ha rimarcato Epifani – e quello che si è voluto negare prima d’ora è evidente, la situazione occupazionale sta diventando veramente pesante. Non
c’è tempo da perdere”.

D’accordo tutti i sindacati

Sul terreno occupazione sono state superate tutte le divergenze che hanno ultimamente accompagnato la vita dei sindacati. Tutti hanno chiesto al governo di far presto e di mettere in
campo un intervento sostanzioso, ponendo come vincolo alla concessione di incentivi l’imposizone alle imprese di mantenere la produzione in Italia e di non chiudere alcuno stabilimento,
a partire da quelli Fiat.
Fretta e certezza di risorse sono quindi le parole d’ordine, anche perché gli altri paesi europei si sono già mossi su questo fronte. iIl segretario generale della Cisl,
Raffaele Bonanni, ha sottolineato che “Servono risorse chiare e un segnale di tranquillità per i lavoratori”. .
L’Ugl propone anche misure fiscali, sul modello di quanto già fatto in Germania, mentre la Uil, pur riconoscendo i limiti della finanza pubblica, ricorda che ”chi più
spende meno spende: bisogna evitare il crollo del settore per evitare ripercussioni su tutta l’economia”.
 

Angelo Angeli

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