La sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza del 13 novembre 2007, n. 23562, ha stabilito che è discriminante per l’assunzione il requisito di un’altezza minima
identica per uomini e donne e che quindi la previsione di un’altezza minima identica per entrambi come requisito fisico per l’assunzione di un addetto di stazione della metropolitana viola il
principio di eguaglianza (come già stabilito dalla Corte Costituzionale).
Nello specifico, infatti, la Corte Costituzionale, pur non contestando l’esigenza di poter richiedere una certa “prestanza fisica” da parte delle aziende, ha affermato
l’incostituzionalità della previsione di una statura minima identica per gli uomini e per le donne.
Il principio affermato dalla Corte Costituzionale porta, dunque, a ritenere che la previsione di una statura minima (non importa che si tratti di m. 1,65 o di m. 1,55) identica per uomini e
donne comporta in ogni caso e di per sé una violazione dei parametri costituzionali.
Per la Cassazione, stanti i principi affermati dalla Corte Costituzionale, il giudice ordinario ben poteva valutare ai fini della disapplicazione. il decreto ministeriale che aveva stabilito i
limiti di altezza per l’assunzione dell’addetta di stazione.

Fatto e diritto – Un’aspirante all’assunzione presso la Metropolitana di Roma aveva chiesto il riconoscimento del proprio diritto ad essere assunta dopo avere superato le prove previste
ed essere stata esclusa dal novero degli aspiranti, in quanto di statura inferiore a quella richiesta (m. 1,53 contro 1,55).
Si rivolgeva, allora, al Tribunale, che, però, respingeva la sua domanda.
Allora l’aspirante ricorreva presso la Corte di Appello insistendo nelle proprie istanze ed argomentazioni.

La decisione della Corte d’Appello – La Corte d’Appello confermava la sentenza di primo grado spiegando che l’idoneità psico-fisica dell’aspirante all’assunzione viene accertata
mediante un giudizio medico-legale, la cui osservanza è sufficiente ad integrare un giudizio di correttezza e buona fede sull’operato dell’azienda.
La Corte d’Appello aveva anche spiegato che, anche se nel bando non è esplicitato il requisito relativo alla statura, nondimeno sono richiamate le norme regolamentari che disciplinano
tale requisito e nessuna censura è formulata circa l’esatta applicazione dei parametri richiesti;
Non di meno, poi, i requisiti fisici richiesti dal DM. n. 8899 costituiscono «una garanzia sia per l’incolumità dei lavoratori addetti al servizio sia per la sicurezza degli
utenti» e la previsione di una altezza minima per l’adibizione alle mansioni di addetto di stazione non è in contrasto con i precetti costituzionali.
Per quanto attiene all’invocata parità dei diritti tra uomo e donna, infine, la Corte d’appello non ha rilevato alcuna discriminazione.

Le ragioni della candidata aspirante all’assunzione – Per l’aspirante vi è stata violazione e falsa applicazione degli artt. 3, 4, 37 della Costituzione, 1 della Legge n.
903.1977, 4 della Legge n. 125.1991, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia.
La previsione di una statura minima identica per uomini e donne, inoltre, costituisce di per sé una discriminazione, come dimostrato dal fatto che in tutti i concorsi pubblici (come ad
esempio per le Forze Armate, i corpi di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale dello Stato) sono previste stature minime diverse per uomini e donne.
Secondo la ricorrente, le mansioni relative all’assunzione cui sono adibiti gli addetti di stazione e gestione, cui aspirava, erano di carattere prevalentemente amministrativo e la Corte di
Appello aveva risolto la questione della rilevanza della statura in modo generico ed insufficiente, senza collegare la statura con le mansioni da svolgere.
Per tali motivi l’aspirante si era rivolta in Cassazione per far cancellare i dispositivi relativi ai suoi ricorsi.

Le ragioni dell’azienda – Per l’azienda non è stato posto in essere nessun comportamento illegittimo, né alcuna discriminazione a danno del sesso femminile, posto che il
bando ha previsto una riserva di posti del 50% a favore delle donne. Inoltre nessuna discriminazione indiretta è stata commessa.
L’azienda ha spiegato che, in base alla normativa per il personale delle ferrovie, è prevista una altezza minima, in quanto le mansioni prevedono tra l’altro «manovra degli
impianti di sicurezza e di segnalamento, segnalazione di guasti e di mancato funzionamento di apparecchiature». Si tratta, dunque, di norme esterne rispetto all’ente datore di
lavoro, ispirate a criteri di discrezionalità tecnica che non possono essere censurati.

La decisione della Corte di Cassazione – La Cassazione ha stabilito che è discriminante per l’assunzione il requisito di un’altezza minima identica per uomini e donne viola il
principio di eguaglianza come già aveva ricordato la Corte Costituzionale che non aveva comunque contestato l’esigenza di poter richiedere una certa “prestanza fisica” da parte delle
aziende. Infatti per la stessa “Ciò che si contesta, invece, è la previsione di una statura minima identica per gli uomini e per le donne”.
Il principio affermato dalla Corte Costituzionale relativo alla previsione di una statura minima (non importa che si tratti di m. 1,65 o di m. 1,55) identica per uomini e donne comporta in ogni
caso di per sé una violazione dei parametri costituzionali.
Per la Cassazione stanti i principi affermati dalla Corte Costituzionale il giudice ordinario ben poteva valutare ai fini della disapplicazione. il decreto ministeriale che aveva stabilito i
limiti di altezza per l’assunzione dell’addetta di stazione.
La sentenza impugnata si limita ad affermare che la previsione di una altezza minima di m. 1,55 risponde a criteri di «sicurezza ed incolumità del personale in servizio e
dell’utenza», senza peraltro accertare quali siano le mansioni cui l’attrice poteva essere addetta e se veramente esse non possano essere adeguatamente svolte da una persona
dell’altezza della candidata.
La Cassazione ha poi aggiunto che se la mansione era prevalentemente sedentaria non sarebbe dato vedere in che modo l’altezza incida su un lavoro da svolgersi stando seduti dietro uno sportello
o una scrivania; e se la mansione richieda talora un impegno fisico in posizione eretta, occorrerebbe comunque spiegare perché una altezza minima sia richiesta.
Quindi per la Cassazione la sentenza deve pertanto essere cassata e la causa rinviata alla Corte di Appello per l’applicazione dei citati principi di diritto e per valutare se la candidata
aveva diritto all’assunzione nonostante l’altezza fisica inferiore al minimo del bando di concorso.

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 23562 del 13 novembre 2007
Scarica un documento completo in formato .Pdf