Forse per la prima volta, il 7 giugno 2007 presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’EFSA, l’Autorità Europea di Sicurezza Alimentare, è stata onorata dalle
istituzioni nazionali italiane, proprio mentre si prepara anche l’autorità italiana di sicurezza alimentare. Si è anche registrato un confronto trasparente tra le parti
interessate alla valutazione dei rischi alimentari, altro elemento quasi unico in sedi ufficiali in Italia.

Per il futuro dell’EFSA, si può rilevare che trasparenza ed armonizzazione sono due parole chiave per l’EFSA dei prossimi anni; preoccupata che indipendenza diventi isolamento, l’EFSA
cerca anche la collaborazione con le autorità nazionali, ben vista anche come simmetria informativa da parte del Ministero della Salute. Integrità, eccellenza e indipendenza
restano importanti, ma non sembrano più le parole d’ordine dell’organizzazione di Parma.

Per l’Italia, l’ISS, che esprime anche il nuovo rappresentante nell’Advisory Forum dell’EFSA, si candida a punto di contatto italiano per l’EFSA e quindi fondamento della nuova autorità.
Secondo l’ISS, peraltro, sono i soli istituti di ricerca a dover condurre la valutazione del rischio, una posizione sicuramente tutt’altro che pacifica. Il parere dell’industria alimentare si
avvicina a quello dell’ISS: l’autorità italiana dovrebbe essere parte, o comunque, in stretta relazione con l’ISS, e, quindi, con ogni probabilità, con uno scarso ruolo nella
gestione del rischio. Per quanto riguarda la valutazione, la preoccupazione industriale è che un’eventuale autorità italiana non effettui valutazioni concorrenti rispetto
all’EFSA, come accade in altri Stati Membri. Da parte ministeriale, si rileva però che l’armonizzazione è benvenuta, mentre la standardizzazione sarebbe inaccettabile.

A livello di bilancio sull’operato EFSA, l’apprezzamento per la qualità scientifica dell’ EFSA è stata unanime, quando essa non è stata confusa con la Commissione Europea e
con iniziative o competenze di quest’ultima. Sulla comunicazione del rischio il dibattito è stato invece meno acceso del previsto. La tempistica con cui le opinioni dell’EFSA vengono
rilasciate, che costringe le imprese a valutazioni autonome, come nel caso della melammina, è risultato problematico per la distribuzione. Alcuni hanno auspicato l’introduzione di una
procedura che comprenda anche una valutazione economica, dei “costi e dei benefici”; il dibattito non ha approfondito però l’inevitabile e controverso passaggio per questo tipo di
valutazione, cioè quello di assegnare un valore economico preciso alla vita umana. A proposito di comunicazione del rischio, è stato fatto notare dalla più rilevante
organizzazione agricola che solo un’informazione contestualizzata dal punto di vista socio-economico permette al cittadino una posizione bilanciata.

** L’esperienza di EFSA potrebbe certamente contribuire a plasmare l’Autorità italiana. Anche da apprezzamenti e critiche all’EFSA, si possono vedere in controluce le aspettative
verso l’autorità italiana: qualità scientifica modello EFSA, sussidarietà rispetto ad EFSA stessa (ma fino a che punto è da stabilire), accessibilità e
tempestività dei pareri di sua competenza, introduzione di valutazioni costi-benefici, uno stile di comunicazione diverso, più attento all’ascoltatore e al suo contesto.
L’utilizzo di un linguaggio comune, su valutazione, gestione e comunicazione del rischio, da parte di quasi tutti, è comunque un aspetto di soddisfazione. Infine, la richiesta italiana
di una maggiore attenzione dell’EFSA alla nutrizione è interessante; alcuni hanno notato come all’evento, contrariamente allo standard europeo di questi anni, era impossibile servirsi di
frutta o di verdure che non fossero fritte o impregnate di olio.

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