La situazione d’incompatibilità con l’esercizio della professione forense, prevista dall’art 3, primo comma, del Rdl 1578/33 per il caso di «esercizio del commercio in nome
altrui» ricorre nei confronti del professionista che assuma la carica di amministratore delegato di una società commerciale, ove risulti che tale carica, in forza dell’atto
costitutivo o di delega del consiglio di amministrazione, comporti effettivi poteri di gestione e di rappresentanza, ed a prescindere da ogni indagine sulla consistenza patrimoniale della
società medesima e sulla sua conseguente esposizione a procedure concorsuali.

Lo hanno ribadito le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 37 del 5 gennaio 2007, precisando che l’avvocato, ricoprendo la carica di Presidente del consiglio di amministrazione, di
amministratore unico o di amministratore delegato di una società commerciale si trova in una situazione di incompatibilità (esercizio del commercio in nome altrui) prevista
dall’articolo 3, Rdl 1578/33; situazione di incompatibilità che, invece, non ricorre quando il professionista pur ricoprendo la carica di Presidente del consiglio di amministrazione, sia
stato privato, per statuto sociale o per successiva deliberazione, dei poteri di gestione dell’attività commerciale, attraverso la nomina di un amministratore delegato.

Suprema Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 5 gennaio 2007, n. 37
Scarica il documento completo in formato .Pdf