Il bag non è altro che un contenitore, un recipiente di plastica che viene collocato in un vaso di terracotta adatto a contenere liquidi alimentari come vino, olio, succhi di frutta,
latte, alcolici, sciroppi, ?.

Questi recipienti di varia capienza (3, 5, 10, 20 litri) contengono un prodotto e sono etichettati in modo regolare dopo essere stati riempiti all’origine e sigillati.

Dopo essere stato collocato in un punto vendita all’interno di un vaso di terracotta (il box), al recipiente di plastica viene inserito un cannello di silicone attraverso il quale il
consumatore può estrarre la quantità di liquido desiderata agendo sul dispositivo di apertura del cannello.

Si tratta, evidentemente, di una trasposizione della pratica di vendita diretta (dal produttore al consumatore) di prodotti agricoli inserita in un livello commerciale più ampio, come
consentito dalle vigenti norme.

Il problema è sorto in Germania, quando è stata avviata una causa giudiziaria riguardante la commercializzazione di olio di oliva extravergine con il metodo “bag in the box” da
parte di una impresa tedesca che opera sulla base di contratti di distribuzione in “franchising”.

E’ noto che per franchising si intende una forma di distribuzione di prodotti commerciali da un affiliante (franchisor) agli affiliati (franchisee),che sono giuridicamente indipendenti. Il
vincolo contrattuale alla base di questa forma d’impresa, dunque, prevede che l’affiliante (solitamente un produttore o un grosso distributore) metta a disposizione i suoi prodotti, il nome, i
marchi ed i simboli, l’organizzazione commerciale e l’assistenza tecnica ad uno o più operatori commerciali, i quali si impegnano alla fedeltà della commercializzazione e della
immagine.

Il “bag in the box” è un sistema di vendita che sembra essere particolarmente gradito ai consumatori del Nord e del Nord-est perché consente loro di scegliere i prodotti nella
quantità desiderata e ad un prezzo conveniente.

Il problema, dunque, è sorto unicamente su come possa questo sistema garantire al consumatore la corrispondenza tra il prodotto prelevato e quello effettivamente contenuto nel recipiente
originale.
L’originaria confezione di plastica del prodotto, infatti, deve essere considerata un “imballaggio preconfezionato”, poichè si tratta di un’unità di vendita che non può
essere modificata senza che l’imballaggio sia aperto o alterato.
Per questa ragione, la corte di giustizia della UE ha sentenziato che il recipiente con la modifica apportata viene “aperto e alterato” contravvenendo alla norma sopraccitata.

Una polemica al riguardo è in corso e quindi l’iniziativa sarà ancora all’ordine del giorno.