Sono condivisibili le richieste dell’Antitrust a Parlamento, Banca d’Italia e Consob per un nuovo modello di regolazione sulla governance di banche e assicurazioni, sia per
ripristinare la fiducia nel sistema che per realizzare radicali cambiamenti, rendere più trasparente l’operato delle fondazioni, riformare le banche popolari quotate in borsa,
chiarire la nuova normativa sui mutui e l’introduzione di un indice sintetico di costo comprensivo di tassi passivi e commissione di massimo scoperto.

Ha pienamente ragione il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà quando sottolinea, nella segnalazione inviata ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del
Consiglio dei Ministri, al ministro dell’Economia e delle Finanze, al governatore della Banca d’Italia e al presidente della Consob, come di fronte all’esplodere della crisi sia
“mancata la reazione spontanea del sistema finanziario”, che continua ad incassare le consuete prebende ed a taglieggiare i consumatori.

L’intervento pubblico a sostegno delle banche- ricorda Catricalà- se non accompagnato da un nuovo modello regolatorio,potrebbe rafforzare i legami tra concorrenti, sia
azionari che personali, determinando significativi effetti distorsivi della concorrenza, incidere sulla stessa stabilità e reputazione del sistema in termini estremamente
negativi, esponendolo a pericolosi effetti domino, anche e soprattutto alla luce dell’attuale crisi in corso.

Mentre Cristhine Lagarde, il ministro dell’economa francese, non garantirà un solo euro ai banchieri che non dovessero tagliare i dividendi e rinunciare alle ricche
prebende e gli altri Paesi europei, fissano regole rigorose per subordinare gli aiuti pubblici a comportamenti virtuosi dei banchieri, in Italia un “confuso” ministro
dell’Economia, invece di disegnare nuovi assetti anche nella governance dell’azionariato della Banca d’Italia in mano a quattro banchieri, firma una fidejussione
omnibus ed illimitate garanzie al sistema senza peritarsi che quegli aiuti non siano incamerati dalle stesse banche, piuttosto che essere immessi nel sistema a disposizione delle
piccole e medie imprese ai quali sono stati chiusi i rubinetti del credito.

Gli aiuti pubblici offerti su un piatto d’argento a banchieri che per il ministro Tremonti, “o vanno a casa o vanno in galera” (mentre sono ancora tutti a piede libero
e nel pieno delle loro funzioni), potevano essere subordinati ad un riassetto del sistema con la finalità investire la struttura stessa del sistema
bancario/finanziario, eliminando i conflitti di ruolo/incarico e garantendo la trasparenza nel ruolo degli azionisti/finanziatori rispetto ai soggetti finanziati, unito ad un intervento
regolatorio che riduca la soglia del 2% oltre la quale devono essere dichiarate le partecipazioni rilevanti, con la rivisitazione della normativa sull’amministratore indipendente
che oggi consente il verificarsi di situazioni non limpide nelle quali il medesimo soggetto assomma cariche diverse in società concorrenti.

Ma come ha scritto ieri Adriano Bonafede su “Affari & Finanza”,il ministro Tremonti all’inizio dell’estate, contrariamente a quanto ha cercato di accreditare lui stesso
nei mesi successivi, non aveva alcuna cognizione della fase drammatica che stava per aprirsi nella finanza internazionale: all’inizio era partito con la Robin Tax per banche e
petrolieri, pensando di poter mungere quelle che considerava le vacche grasse. Ma quelle vacche, almeno quelle del credito, sarebbero deperite molto rapidamente, riservandogli una
pessima sorpresa.

E’ doveroso recepire i suggerimenti del presidente Catricalà per riformare il sistema,fissare nuove regole nella gestione del risparmio,restituire la trasparenza e la
fiducia dei consumatori.

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)