Batterio killer: i fantasmi nell’armadio degli allevamenti intensivi

Batterio killer: i fantasmi nell’armadio degli allevamenti intensivi

Ricordate la mucca pazza?
La storia pare che non sia finita.
Prima si dà la colpa ai cetrioli spagnoli, poi ai germogli di soia tedeschi ed ora il colpevole è stato individuato  ma in realtà si è individuato il mezzo di
trasmissione, il vettore, ma il batterio non deriva dal mondo vegetale ma (è un’ipotesi tutta da dimostrare) dagli animali allevati in modo intensivo, alle diete ed alle cure preventive
alle quali vengono sottoposti per renderli più resistenti alle malattie.
Vincenzo, un lettore di Newsfood.com ci dà la sua interpretazione che noi riportiamo ed aspettiamo i vs commenti

Vincenzo:
La disinformazione è il nemico della conoscenza….Chiedere ad un agronomo cosa succede negli allevamenti intensivi, questi ti risponderebbe che il massimo tornaconto, legge dell’economia,
si raggiunge con le perdite al minimo o tendenti a zero.
Qual’è quindi il mistero dietro alla querelle sul fantomatico batterio Killer? La verità scientifica è una sola, le vaccinazioni di massa negli allevamenti intensivi
(somministrazione di antibiotici) annullano al minimo la mortalità nel numero di capi e la conseguente iper-resistenza di ceppi di batteri fa il resto. Semplificando i ceppi batterici
emigrando con le feci e le deiezioni nello stallatico, giungono nel substrato di coltura con l’irrigazione ed il gioco è fatto. Le coltivazioni biologiche che non hanno un controllo rigido
della filiera e le certificazioni conseguenti che non scandagliano a fondo anche il substrato o le acque di irrigazione fanno il resto ed inducono il consumatore e l’ignaro cittadino a nutrirsi
di prodotti che invece possono risultare inquinati o addirittura mortali.

Non vogliamo creare falsi allarmismi ma i consumatori hanno diritto di conoscere la verità anche se questa comporta un’apocalisse economica per un Paese come ad esempio la Germania.

La psicosi che si è venuta a creare sugli ortaggi ha creato non pochi problemi ma confrontata con un’eventuale blocco dei consumi di carne e derivati, in termini di danno economico,
è un’inezia.

Intanto in Italia continuiamo ad acquistare carne dagli altri paesi mentre i nostri allevatori stanno chiudendo le stalle.

Si produce carne con alti standard di sicurezza ma si vende sottocosto perchè la qualità non viene riconosciuta.

Newsfood.com

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