JOHANNESBURG, 3 aprile 2007 (IPS) – Il Sud Africa si è unito alla corsa per la ricerca di fonti d’energia alternative: il governo ha già approvato una “Bozza strategica per
l’industria dei biofuel”, chiamando a colloquio gli stakeholder.

La strategia propone che i biofuel raggiungano il 75 per cento del target complessivo di energia rinnovabile del paese.

“Il mais e lo zucchero, così come la soia e il girasole, sono state riconosciute come potenziali coltivazioni in grado di soddisfare la produzione di biofuel del paese. La strategia
conferma anche che il Sud Africa conduce ricerche per sviluppare altre varietà, in modo da aumentare ulteriormente i livelli di produzione nazionali. Nella bozza, non si intende
escludere nessuna coltivazione”, ha reso noto il Dipartimento minerali e energia.

Ciononostante, ha osservato Annie Sugrue dell’organizzazione Citizens United for Renewable Energy and Sustainability, di Johannesburg, “riteniamo che venga riservata un’attenzione
eccessiva a mais, canna da zucchero, soia e altre coltivazioni tradizionali”.

Anche per Richard Worthington, coordinatore del “Progetto per l’energia sostenibile e il cambiamento climatico”, sempre con sede a Johannesburg, “il mais dovrebbe essere trattato
con molta cautela. Alcuni studi dimostrano che anche certe alghe possono essere usate come fonte di biofuel”. Alcune imprese private, come Ethanol Africa, stanno discutendo della
possibilità di sviluppare biofuel dal mais e dallo zucchero. Ma “Mais e zucchero sono il loro business. Non vogliono rischiare di spostarsi su altre colture”, ha detto Worthington.

Ethanol Africa ha rifiutato di farsi intervistare dall’IPS. Erhard Seiler, direttore generale della Southern Africa Biofuels Association, di cui Ethanol Africa fa parte, ha comunicato in una
e-mail che “al momento siamo a stretto contatto con il governo del Sud Africa per la preparazione della Strategia biofuel, che verrà discussa in parlamento nel secondo o terzo
trimestre 2007″. Sugrue teme che produrre il biofuel dal mais potrebbe compromettere la sicurezza alimentare: il mais è l’alimento base in Sud Africa, consumato dall’80 per cento della
popolazione.

“Una delle principali critiche al settore dei biofuel è che potrebbe portare a una carenza di cibo. Ciò avverrebbe se si creasse una concorrenza fra queste coltivazioni”, ha
spiegato all’IPS.

Questa concorrenza potrebbe porre dei problemi a livello regionale, ma anche a livello nazionale, ha scritto Sugrue in un documento di posizione delle Ong sudafricane sui biofuel.
“Nell’Africa meridionale, il mais potrebbe essere una materia prima importante per i biofuel, ma è l’alimento di base per oltre l’80 per cento della popolazione e del totale della
popolazione più povera”.

“Una conversione di queste aziende alla produzione di ‘coltivazioni per l’energia’ sarebbe devastante per l’economia e la sicurezza alimentari. Altri paesi come il Sud Africa e la Namibia
hanno limitato la terra coltivabile, ottenendo nel primo caso una produzione alimentare locale discreta, che dovrebbe essere mantenuta”.

Sugrue sottolinea poi che il mais può rivelarsi difficile da coltivare, essendo vulnerabile alla siccità, e vacillando tra deficit e surplus da un anno all’altro.

“Sarebbe meglio guardare all’industria dello zucchero, che ha surplus consistenti e permanenti utilizzati per l’esportazione, e che potrebbero essere convertiti nell’industria dei biofuel”, ha
segnalato Sugrue, secondo cui gli ambientalisti si sono impegnati a generare il 10 per cento dell’elettricità in Sud Africa tramite fonti di energia rinnovabile entro il 2012; e il 20
per cento entro il 2020.

La “Bozza strategica per l’industria dei biofuel” ha avuto semaforo verde lo scorso dicembre.

I biofuel offrono anche la prospettiva di una maggiore occupazione, cosa di non poco conto, in un paese con alti tassi di disoccupazione.

“I biofuel richiedono un grosso impiego di manodopera. Possono fornire moltissimi posti di lavoro – fino a un milione, compresi gli impieghi indiretti”, segnala Worthington.

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