#Beremeglio by Fipe-Federvini con Appe-Padova e Campari Academy Truck

#Beremeglio by Fipe-Federvini con Appe-Padova e Campari Academy Truck

Fipe-Federvini, per un consumo intelligente delle bevande alcoliche

Finita con successo la fase pilota della campagna “#Beremeglio”, promossa da Fipe e Federvini in collaborazione con Appe-Padova e Campari Academy Truck. Ora si punta a quella a livello nazionale assieme al Ministero della Salute, che per ora interesserà il Centro e il Sud del Paese. Presentata la guida “Al servizio responsabile di bevande alcoliche” per gli operatori del settore, realizzata da Fipe e Federvini

di Maurizio Ceccaioni
per Newsfood.com

Anche se negli ultimi cinque anni sono 1,8 milioni gli italiani che hanno ridotto o abbandonato il consumo di bevande alcoliche, come riporta un recente studio condotto da Nielsen per Federvini (Federazione italiana industriali produttori, esportatori e importatori di vini, vini spumanti, aperitivi, acquaviti, liquori, sciroppi, aceti ed affini), non si placa la polemica sugli abusi che coinvolgono sempre più spesso le giovani generazioni.
Produttori e commercianti non ci stanno ad essere tra gli indiziati principali per gli eccessi nell’uso di bevande alcoliche e il 27 giugno 2016 presso la sede Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), di piazza G. Gioacchino Belli 2, a Roma, hanno presentato i risultati del progetto pilota “Beremeglio”, con la loro “ricetta” per un consumo moderato e responsabile, secondo il concetto del “bere Mediterraneo”.
FIPE-FEDERVINI_BEREMEGLIO_21L’iniziativa congiunta lanciata da Fipe e Federvini, in concomitanza con la presenza del Campary Academy Truck (iniziativa del Gruppo Campari rivolta ai bartender con l’obiettivo di far conoscere, apprendere e sperimentare l’arte del “bere bene”), è tesa alla promozione dei prodotti italiani di qualità e a diffondere la cultura del bere, con moderazione, ai pasti e rispettando le leggi. L’obiettivo è attivare una sinergia tra pubblico e privato, con una più vasta campagna di sensibilizzazione, col patrocinio del Ministero della Salute, che potrebbe coinvolgere un bacino potenziale di 360 mila operatori di bar, vinerie, trattorie, osterie, ristoranti ed enoteche. Dopo i corsi di formazione e un “Master sul consumo di qualità”, gli operatori saranno qualificati come “portatori di responsabilità” verso i propri clienti, prendendoli idealmente per mano e orientandoli nelle scelte, su cosa, come e quando consumare.
Dopo i tanti casi di cronaca che hanno visto coinvolti – anche drammaticamente – ragazzi e meno giovani, spesso attratti dalla moda del “binge drinking” (bere senza limiti fino a ubriacarsi), o del “botellón” spagnolo (una grossa bottiglia in plastica con diversi tipi di alcolici, usati per preparare drink artigianali), le associazioni di categoria hanno affrontato il problema, per dare risposte concrete all’opinione pubblica.
Secondo la Fipe, sono 5,1 miliardi l’anno le transazioni commerciali nei bar e il 13% di esse riguarda il consumo di bevande alcoliche. Per questo l’impegno si è focalizzato sulla prevenzione, per tutelare la salute dei consumatori senza penalizzare il mercato, in un settore dove all’abuso è sempre dietro l’angolo e in cui la “Movida” da opportunità per gli esercenti è diventata un problema d’ordine pubblico, rilevato anche dalla campagna di comunicazione 2016 del Ministero della Salute contro l’abuso di alcol.
Erano presenti all’incontro Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe e v. pres. Confcommercio-Imprese per l’Italia; il delegato di presidenza Federvini e v. pres. Federalimentare, Maurizio Cibrario; Marcello Fiore, dg Fipe; Ottavio Cagiano de Azevedo, dg Federvini. In rappresentanze delle istituzioni, i capi delle segreterie tecniche dei ministri Lorenzin (Salute) e Martina (MiPaaf), Roberto Scrivo ed Enrico Arcuri.
La situazione è stata evidenziata in apertura da Marcello Fiore, che tra l’altro ha stigmatizzato la liberalizzazione selvaggia degli esercizi di generi alimentari e spaccio di bevande alcoliche “take away” che «hanno cambiato il volto di intere zone della città sostituendosi ai negozi tradizionali». Spesso gestiti da stranieri, vendono ogni tipo di bevande alcoliche anche a prezzi molto bassi: «troppo vuoti di giorno e con la fila la notte, fanno pensare non a gente in cerca di cibo, ma a persone che cercano di aggirare l’ordinanza che vieta la vendita e il consumo di bevande alcoliche e superalcoliche dalle 22 alle ore 7». Ma ci sono anche quelli che si potrebbero considerare “spacciatori di alcol”, venditori abusivi, che aprono il cofano dell’auto e vendono alcolici di dubbia provenienza senza limiti né controlli efficaci.
«Ma non mancano in varie città italiane, bar e locali che stanno proponendo formule di consumo di alcol potenzialmente molto pericolose, come gli shot drink a prezzi stracciati. Formule che possono facilitare fenomeni, pur marginali ma ciononostante gravi, di abuso/consumo scorretto», precisa il presidente Fipe, Stoppani.
Una “Movida” che da momento di socialità, con l’eccesso del consumo di alcol e stupefacenti, è spesso causa di comportamenti potenzialmente pericolosi per sé e per gli altri. Sono cronaca settimanale, le notizie sul disturbo della quiete pubblica, inquinamento acustico, occupazione di suolo pubblico e spazi privati, mancanza di rispetto del decoro, vandalismo, aggressioni, risse, furti varie forme di microcriminalità. Comportamenti che trasformano dei momenti di salutare aggregazione, in quella “MalaMovida” denunciata nella sempre attuale indagine Fipe-Censis del giugno 2013.
Quello del bere è un problema da sempre sotto osservazione. Uno studio sui comportamenti giovanili del luglio 2015, promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani e Alcool (Opga) e dal Cnr (Centro nazionale delle ricerche), rileva che «diminuisce il consumo di bevande alcoliche durante i pasti, diminuiscono gli adolescenti che bevono solo in spazi aperti, ma aumenta tra i 15-19enni la tendenza a bere in più posti nello stesso giorno, sia in case private che negli esercizi pubblici». Dati che il Ministero della Salute conosce bene.
«Fipe fu convocata dal ministro della Salute Lorenzin – chiarisce il presidente Fipe, Stoppani – per informarci del preoccupante aumento di fenomeni di abusi da parte di adolescenti e di uso scorretto dell’alcol soprattutto da parte dei quarantenni, specie dopo i tanti casi di coma etilico» (spesso derivati dalla carenza di alcol idrogenasi, un enzima che metabolizza l’alcol nel nostro corpo, Ndr).  «Senza mezzi termini ci disse: “O ci pensate voi a fare qualcosa, o intervengo io”». Ma il problema secondo Fipe va visto più da lontano. «Le liberalizzazioni hanno avuto effetti patologici con l’aumento delle occasioni di consumo di alcol anche fuori del nostro canale, dove operano esercenti che somministrano bevande alcoliche senza alcuna regola – prosegue Stoppani -. Siamo contrari alla politica dei divieti, ma l’invito del ministro Lorenzin poteva essere interpretato come una “minaccia” e la nostra risposta, come già fatto nei locali da ballo con la campagna “ Chi beve non guida”, è stato questo progetto pilota partito nella provincia di Padova. Perché c’è una forte carenza di educazione in questo campo».
Una scommessa che si è dimostrata vincente, segno distintivo di queste categorie talvolta messe sul banco degli imputati con accuse di irresponsabilità, arrivate spesso da amministrazioni pubbliche auto-assoltesi per il mancato controllo del territorio e da un’opinione pubblica non di rado male informata.
Se dalle ricerche è evidente che chi beve in Italia, lo fa normalmente seguendo la qualità piuttosto che la quantità, non di rado si organizzano verso il nostro Paese “viaggi etilici” dall’estero. «Sono 20 anni che si riducono i consumi in Italia – dice Maurizio Cibrario di Federvini – e secondo l’Oms il nostro consumo pro capite è tra i più bassi nell’Ue. Da una recente indagine della Nielsen, tra il 2011 e il 2015 quasi 2 milioni di consumatori italiani hanno ridotto o abbandonato il consumo di bevande alcoliche e la frequenza del bere è passata da 4 volte a 3,6 a settimana». Secondo Cibrario, il consumatore italiano si distingue per quel suo “stile mediterraneo”, nella scelta del prodotto di qualità, nel bere moderatamente e all’insegna della convivialità, normalmente accompagnato da cibo. In questo diventa essenziale la figura del “barista”, per educare il cliente a un consumo intelligente. «Federvini promuove e incoraggia iniziative come la campagna di responsabilità  sociale “Conoscere l’alcol”, realizzata con Truck Campari e presentata a giugno da Diageo, Pernod Ricard Italia e Ruffino, che coinvolgerà circa 3 milioni di consumatori in tutta Italia educandoli al consumo moderato e consapevole di bevande alcoliche».
Realizzata anche la guida “Al servizio responsabile di bevande alcoliche”, predisposta dalle associazioni di categoria. «Lo scopo della salute pubblica –ha detto Roberto Scrivo – è la prevenzione e questa guida raggiunge una serie di obiettivi, ma prima di tutto quelli della formazione ed educazione all’uso dell’alcol. Il nostro impegno non è punire, ma avere un forte controllo del fenomeno. Chi somministra alcolici deve sapere come lo fa e con chi lo fa. Ma è fondamentale il ruolo di famiglie e scuola».
Enrico Arcuri a nome del ministro Maurizio Martina ha parlato di «grande attenzione al problema» e di «iniziativa interessante per assegnare un ruolo fattivo al consumatore legando gli esercizi al territorio» e ha chiosato con: «Un consumo responsabile potrebbe essere anche un incentivo per le nostre filiere agroalimentari».
Durante l’incontro c’è stato un collegamento Skype con il Campari Academy Truck, che sta svolgendo dei corsi per bartender itineranti su tutto il territorio nazionale, sulla scia dei principi del progetto #Beremeglio. Il Gruppo Campari è oggi membro di 18 associazioni di categoria nei 19 i paesi in cui ha una propria rete distributiva e con esse si è impegnato a favorire un consumo responsabile di bevande alcoliche.
Il progetto pilota “Beremeglio” realizzato in collaborazione con Federvini, Fipe e Associazione provinciale pubblici esercizi di Padova, ha interessato un territorio che conta su 4.332 pubblici esercizi attivi nel 2014, con un volume d’affari di 655 milioni di euro (1/6 tot. Veneto). Di questi 143,5 milioni di euro derivano dalla vendita e somministrazione di bevande alcoliche (tot. Veneto 840,9 milioni €). Sono stati coinvolti il 42,2% dei ristoranti, il 23,3% dei bar, il 3,3% delle gelaterie), il 4,4% erano pasticcerie e il 26,7% ha riguardato altre attività, come birrerie, pizzerie, alberghi, sale giochi e discoteche, per un totale di circa 600 addetti alla somministrazione e ristorazione.
I corsi di formazione attivati nei pubblici esercizi per formare professionalmente gli addetti al servizio di bevande alcoliche nella “gestione” del cliente, per un consumo intelligente, moderato e di qualità sono stati circa 20. Oltre all’apprezzamento dei partecipanti, dalle rilevazioni fatte gli esercenti sono stati maggiormente interessati dalle “regole sulla somministrazione di bevande alcoliche” (35,2%), ai “suggerimenti utili e consigli pratici per gestire situazioni delicate” (34,3%) e al focus su “alcol e comportamenti di consumo” (30,5%). Ma il 45,7% di essi ritiene di dover approfondire il tema dei “consigli pratici”. Per gli operatori è stata considerata molto importante la parte sul “servizio delle bevande alcoliche” (85,7%), ritenuta fondamentale per il 38,1% di loro.

Allora, bere sì, ma usando la testa.

Maurizio Ceccaioni
Corrispondente da Roma
Newsfood.com

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