Associare il concetto di salute a una bevanda gassata vi sembra un ossimoro? Non la pensano così Coca-Cola e Pepsi-Cola, che nei prossimi giorni metteranno sul mercato due nuovi prodotti
destinati al mercato di chi ama cibi e bevande sane se non addirittura salutari . Dell’apparente paradosso si occupa il quotidiano New York Times.
Diet Coke Plus e Tava promettono di fare breccia in un segmento di mercato finora completamente tabù per le multinazionali produttrici di bibite, da sempre accusate (a ragione) di
commercializzare – spesso tra i bambini � prodotti tutt’altro che salutari, che se assunti in dosi sbagliate contribuiscono ad aumentare il rischio di sviluppare diabete, obesità
e patologie cardiovascolari.
Il direttore esecutivo di Coca-Cola Company, E. Neville Isdell, ha dichiarato: “Basta con questa storia dell’obesità! Con i nostri prodotti dietetici siamo decisamente da includere nella
categoria “Diete e benessere”, perché fornendo ai consumatori bevande gustose ma light, con zero o pochissime calorie, abbiamo dato una risposta efficace ai problemi di giro-vita”.
Tom Pirko, presidente di Bevmark, un’associazione di difesa dei consumatori che si occupa di cibi e bevande, ha replicato: “Mettere sul mercato bevande con dolcificanti artificiali e
propagandarle come ‘salutari’ è uno scherzo di pessimo gusto, anche se le nuove bevande saranno addizionate di minerali e vitamine. Le bibite light sono il contrario della salute, per
carità”.
Le autorità di controllo statunitensi danno delle nuove bevande un giudizio meno severo: “Queste bevande sono indubbiamente migliori delle bibite gassate tradizionali”, spiega Michael F.
Jacobson, direttore esecutivo del Center for Science in the Public Interest, “ma è importante far capire ai consumatori che le sostanze nutrienti e salutari vanno assunte consumando cibi
naturali, frutta e verdura. Non certo bibite”.
Un recente sondaggio di mercato della Morgan Stanley ha stimato che solo il 10 per cento del pubblico americano associa il concetto di ‘salutare’ alle bibite gassate light. Nel 2003 era il 14
per cento. Oggi il 30 per cento dei consumatori si dichiara riluttante a consumare bibite gassate light. Nel 2004 erano il 21 per cento.

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