Bilancio previsione di spesa Unione Europea dei 27 dopo Brexit … in attesa degli USE – Stati Uniti d’Europa

Bilancio previsione di spesa Unione Europea dei 27 dopo Brexit … in attesa degli USE – Stati Uniti d’Europa

Bilancio UE 2021-2027. Fase interlocutoria per definire la pluriennale di spesa.

Fra paesi attivi e paesi passivi, diatriba fra Consiglio e Parlamento, fra frugali e spendaccioni, fra agricoltura e green deal… forse potrebbe essere l’occasione buona per cambiare tutto.   

Un inizio di trattativa sul bilancio pluriennale di spesa della Unione Europea dei 27 dopo Brexit, ex 28, tutta in salita sia istituzionale che dirigenziale, sia tecnica che finanziaria. Appare più un gioco di risiko e monopoli ma sono i soldi dei cittadini europei, ricordiamolo, addirittura soldi che ogni Stato “ si priva” per il bene comune, per la nota “solidarietà in solido” voluta dai padri nobili dell’Europa.

David Sassoli: E’ il Parlamento che approva il bilancio UE e non il Consiglio

David Sassoli

E’ il Parlamento in seduta plenaria che approva il bilancio UE e non il Consiglio, tuona subito il presidente italiano Sassoli, quindi le “spese di gestione della macchina” evidentemente non si toccano, anzi la “quota” della UK destinata a stipendi-uffici-onorevoli-staff ha bisogno di un ulteriore sussidio.

Il Parlamento chiede di discutere su una proposta di “bilancio ambizioso”, evidentemente, non al ribasso, ma per che cosa realmente non è ancora chiaro, infatti è vero che gli eurodeputati a sostegno di questa Commissione sono in grande maggioranza “grosse koalition”, ma anche compatta su scelte tecniche e su sparizione capitoli di spesa? Compatta per il governo, ma anche sulle scelte? Non sembra infatti si prospettano tre gruppi di paesi, su voci differenti, con al solito chi tiene i piedi in più scarpe “ di comodo”.

Eurodeputati compatti: No a tagli di nessun genere per le sfide future! Ma quali sfide?

Gli eurodeputati sono compatti su una cosa sola: No tagli di nessun genere per le sfide future! Ma quali sfide? Nessuno parla! Dialogo ma su quali aspetti? Per qualche paese l’1,074%  del reddito nazionale lordo è sufficiente, qualcun altro è fermo sull’1,00% e c’è chi propone l’1,10%.

Differenze non da poco: ballano circa 60 mld di euro in più o in meno.
E’ vero che c’è troppa finanza in Europa, tutti i Commissari e tutti in Consiglio sembrano ministri delle Finanze, invece ci vorrebbe più politica istituzionale il che non vuol dire automaticamente più spesa. Forse un bilancio contenuto con risparmi ed eliminazione di costi fissi, in questa fase dove tutto il continente è abbastanza fermo, potrebbe far quadrare la quadra.

Motivare “politicamente” un cambio fra voci ed entità della spesa

Forse sarebbe più importante motivare “politicamente” un cambio fra voci ed entità della spesa, spostando fondi comuni su “sfide ambiziose”.  L’Eurocamera e l’Euroburocrazia sono ampie e costose. Facciamo in modo, qualcuno dice, che i fondi di ristorno ai paesi membri abbiano una unità di misura più sulla capacità e produttività nello spenderli, più che una suddivisione per percentuali, ovvero che la capacità di spesa sia realmente connessa con i beni collettivi, non individuali, di quel paese in una ottica di “ottimizzazione del continente”.

Ovvero: spartizione dei fondi non in canali o pilastri fissi, o solite regole, ma più coerenti “ e coesi” alle azioni e misure necessarie a Tizio perché Caio stia meglio, e uno compensi l’altro.

Scelta politica che si scontra con la burocrazia

Ragionamento difficile quando la scelta politica si scontra con la burocrazia: è su questo che l’Europarlamento mostra il fianco rispetto alle belle teorie del presidente. Secondo me, questa scelta non darebbe fiato alle pretese populistiche, anzi anticiperebbe ogni presa di posizione. Certi estremismi, da qualunque parte, si vincono solo se si spuntano tutte le richieste “ della pancia” con soluzioni concrete. Per l’Italia, quello che scaturisce anche da autorevoli voci del nostro Governo, la proposta del Consiglio sarebbe – come importi assoluti – addirittura vantaggiosa: più fondi per la coesione dove l’Italia potrebbe attingere di più se ci fossero anche più progetti finanziabili, meno perdite nei tagli generali generati dalla Brexit rispetto agli altri paesi, confermando l’attuale contributo per il funzionamento dell’Europalazzo.

Non proprio così negativo, certo, se si fa solo un calcolo matematico

Non proprio così negativo, certo, se si fa solo un calcolo matematico. Ma forse non si tiene conto che il reddito nazionale italiano è fermo, l’economia non cresce, ci sono soldi che l’Italia non è mai stato in grado di spendere, piani e misure fuori dalla portata di certe Regioni, certi consorzi di imprese, progetti che non risolvono problemi italiani come… recupero zone svantaggiate, sostegno mercato interno e comunitario, più aggregazione e integrazione, più attività di frontiera, più impegni di spesa per prodotti di qualità, sviluppo della occupazione, più reddito alle imprese.

Su questi temi specifici, sembra, ci siano meno fondi, mentre restano invariati su altri. Quindi non è una questione di contributo totale nazionale, quanto di voci-canali-quote destinate per certe misure e azioni.

Il buco dei 75 mld/euro lasciato dalla Brexit

Il buco dei 75 mld/euro lasciato dalla Brexit, potrebbe essere in parte compensato dal non rimborso al regno unito, pari a circa 7 mld/euro nel settenato per l’Italia, come pure il PIL bloccato favorirebbe un esborso minore per l’Italia. Quindi a fronte di un contributo fisso di 15 mld/euro l’anno, diventerebbero automaticamente 14 mld/euro. In questo modo però l’Italia cadrebbe nel gruppo degli ultimi dell’Eurozona (con Grecia e Cipro): non credo che ci si debba rallegrare.

… realizzare il sogno Stati Uniti d’Europa

C’è anche chi propugna – giustamente secondo me – un passo avanti nella vera realizzazione dell’Europa di Stati Uniti, cioè inserendo nel bilancio europeo anche voci di entrata o di reddito senza contributi nazionali  derivanti da scelte/asset strategici politici condivisi come il green deal, lotta alla plastica, al carbon fossile, emissioni Ets, tassa sul digitale non produttivo.

Questi ed altri temi possono essere non solo fonte di entrate del bilancio europeo e un modello aderente all’ambizioso programma pluriennale cui tende il Parlamento Compatto, ma esprimere finalmente una visione europea “più politica”, più strategica in linea con i padri Fondatori*, e meno finanziaria e solo monetaria.

Sono considerati Padri fondatori dell’Unione europea il francese Jean Monnet, il franco-tedesco Robert Schuman, gli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, il belga Paul-Henri Spaak, il tedesco Konrad Adenauer.

In questa ottica anche finanziamenti per una difesa integrata comune (sogno una Onu funzionante, efficiente, europea non effimera), per l’ambiente comune (incentivando il governo ecosostenibile di aree interne difficili), per l’accoglimento dei migranti (regole certe obbligatorie per tutti), per il solidarismo reddituale (una unica legge europea di sostegno ai redditi bassi) possono essere incentivi di bilancio.

… altra fonte di entrate per il bilancio UE, senza chiedere ai singoli stati

Una altra fonte di entrate per il bilancio UE, senza chiedere ai singoli stati, sarebbe la eliminazione degli sconti (i rebate dell’UK) che godono paesi come Svezia, Austria, Germania, Paesi Bassi spesso attivi nel recriminare distinguo dagli altri membri UE. Tutti arroccati a non mollare sul “privilegio acquisito”, che in ogni caso oggi può rappresentare un ulteriore distacco degli Europei all’Europa!

Una Europa con uniformità fiscale e tributaria programmata nel lungo periodo

Allo stesso modo una uniformità fiscale e tributaria programmata nel lungo periodo, una validità scolastica accademica integrata (ovvero un erasmus valido per tutti i settori) e modelli di trasporto pubblico condiviso e privilegiato potrebbero essere tutte fonti indirette per rimpinguare il bilancio europeo: certo c’è qualche calcolo d’ufficio da fare… ma su questo la Euroburocrazia è esperta. Ma i veti non aiutano: 7 Stati contro 20, 11 contro 16, e 5 contro 22… questi sono i risultati dei primi tempi di gioco.

… due bilanci diversi: quello del Consiglio e quello della Commissione europea

I sovranisti dell’est spingono perché prima del bilancio si valutino le modifiche e i nuovi trattati, compreso anche accordi UE-UK e UE-Usa. Sembra addirittura che fra le scrivanie dei vertici dei gruppi parlamentari circolino due bilanci diversi: quello del Consiglio e quello della Commissione con diversità enormi.  40-60 mld/euro di differenza, cambiano parecchio capitoli e voci di bilancio.

In ogni caso per l’Italia diverse sottovoci di bilancio (il secondo pilastro in toto) e i sottocapitoli della coesione risultano penalizzati per il sistema produzione-imprese nazionale e per lo status di crisi in cui vertono alcuni settori nazionali su cui si deve agire e quindi destinare il ristorno UE: voce chiara del nostro ministero degli affari economici.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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