Una popolazione indigena di trote ancora sconosciuta nel panorama dell’ittiofauna italiana. E’ questa la scoperta dello studio condotto nella riserva naturale Gole di San Venanzio, in Abruzzo,
dallo zoologo evoluzionista prof. Valerio Sbordoni dell’Università di Roma “Tor Vergata”, dal biologo Lino Ruggeri e coordinato dall’ittiologo Sergio Zerunian, consulente del Ministero
dell’Ambiente per i pesci di acqua dolce, presentato questa mattina dalla riserva stessa.

Finanziato dal GAL Abruzzo Italico Alto Sangro nell’ambito del programma Leader Plus, la ricerca ha effettuato un’analisi sulla popolazione di trote presenti nel tratto del fiume Aterno che
attraversa l’area protetta abruzzese. Dai risultati è emerso che questo luogo rappresenta ancora un’area di rifugio e di riproduzione per una popolazione di trote autoctone del versante
medio adriatico che secondo le analisi sono dal punto di vista genetico nettamente differenti da quelle tirreniche.

“Lo studio costituisce un’importante riferimento per la gestione faunistica di tutti i corsi d’acqua regionali – ha dichiarato Angelo Di Matteo, direttore della riserva naturale regionale Gole
di San Venanzio. Le specifiche esigenze gestionali dell’area protetta, in sinergia con il mondo della ricerca, hanno determinato questa importante scoperta che deve far riflettere
sull’importanza di salvaguardare la fauna ittica”.

Lo studio sarà illustrato e discusso nel pomeriggio presso la sala consiliare del comune di Raiano, in provincia dell’Aquila, con tutti i soggetti istituzionalmente preposti alla
gestione della fauna ittica, al fine di elaborare una strategia condivisa di salvaguardia.

“I risultati dello studio accentuano il ruolo fondamentale delle aree protette nella strategia nazionale della conservazione delle specie – ha commentato Antonio Nicoletti, responsabile
nazionale Legambiente per le aree protette – e l’esperienza di Raiano, nella regione di APE, Appennino Parco d’Europa, dimostra come anche una piccola riserva naturale costituisca uno strumento
formidabile per la salvaguardia della biodiversità. La conservazione tuttavia – aggiunge Nicoletti – non può essere limitata ai soli confini amministrativi o istituzionali, ma
deve essere contenuta in una strategia complessiva nazionale da definire nella Rete Ecologica che proprio in Abruzzo manifesta i maggiori valori naturalistici”.

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