BIRRE E BIRRAI – LE MARCHE DI BIRRA

BIRRE E BIRRAI – LE MARCHE DI BIRRA

Nell’uso comune, marca è il marchio (in inglese, brand), quindi la denominazione commerciale di una birra.
Il marchio può identificare un solo prodotto, eventualmente in confezioni differenti (product brand); vari prodotti nell’ambito di una comune tipologia, con le sottodenominazioni
di specie oltre che di natura merceologica talvolta di fantasia (line brand); un’intera famiglia di prodotti appartenenti a diverse tipologie, sempre con sottodenominazioni distintive
(family brand).

In alcuni casi la denominazione sociale dell’azienda (in inglese, name) o di un gruppo (company name) rimane slegata dai propri marchi; in altri si sovrappone al marchio di
famiglia. Più frequentemente il produttore tende a imporre la denominazione sociale soltanto con uno dei marchi aziendali, cioè quello più venduto o di maggior prestigio.

Ma quante marche di birra esistono nel mondo?… Un’infinità! Basta considerare che i produttori non sono meno di 10 mila e che anche il più piccolo (per esempio, un brewpub
appena nato) propone normalmente almeno tre o quattro varietà. Grandi aziende poi presentano linee su per giù complete di tipologie diverse; fino ad arrivare ai casi estremi, come
la statunitense Stroh, con un assortimento da capogiro. La produzione della birra infine può essere oggi considerata un fenomeno internazionale. E, mentre la maggior parte delle
fabbriche “sfornano” un numero di gran lunga maggiore rispetto al passato, sotto forma nuova o anche riveduta; in ogni paese spuntano come funghi birrifici, magari di piccole dimensioni, con
proposte però da non trascurare assolutamente.

L’esplosione numerica delle birre iniziò con la nascita di grandi gruppi industriali a livello mondiale che finirono per versare sul mercato una vasta gamma di prodotti destinati al
consumo di massa: livelli qualitativi e igienici di assoluto valore; ma una sorta di standardizzazione, con assenza di personalità e un gusto spesso appena abbozzato. Riemergeva di
conseguenza la voglia di riscoprire tradizioni e gusti del passato, e addirittura in versioni inedite.

Aziende medio-piccole presero a proporre tipologie speciali e non pastorizzate di eccelsa qualità, soprattutto fortemente caratterizzate nell’aroma e nel sapore; e non tardarono ad
accaparrarsi l’apprezzamento di quelle interessanti nicchie di mercato che i produttori maggiori, legati alle economie di scala, non potevano certamente coprire.

Allertate dal fenomeno dilagante, le grosse aziende, con macchinari troppo grandi appunto per un’elaborazione artigianale, risposero alla loro maniera, tramite cioè la tecnologia e i
laboratori di ricerca. Cominciarono così a comparire, da una parte, prodotti per chi è attento alla salute ma non vuol rinunziare al gusto della birra (light, low carb, gluten
free o con arricchimento vitaminico); dall’altra, beer-mix, malt alternative “corrette” (con rum, vodka, Tequila), fino alle energy beer. Per non parlare delle birre aromatizzate con il
più tradizionale cioccolato e quelle “barricate”.

 Sicchè ai nostri giorni la birra si presenta in una moltitudine di tipologie e di stili, legati chiaramente alle materie prime impiegate, ma in particolar modo alla storia, alla
cultura e alle tradizioni dei diversi paesi. E proprio perché le birre sono diventate così tante, non più solo quantitativamente anche  qualitativamente, sono stati
adottati criteri diversi per la loro classificazione e descrizione. Uno dei più diffusi, e di sicuro il più attendibile dal punto di vista oggettivo, opera la distinzione in base
alla tecnica di fermentazione.

Con l’arrivo sul mercato di birre crude, non filtrate, naturali, integrali, qualcuno ha cercato di introdurre un ulteriore criterio suddivisionale allo scopo di separare queste da quelle
industriali. Il risultato si è rivelato scoraggiante: oltre a una maggior confusione, è insorta una certa contrapposizione tipologica per lo più ingiustificata. A parte il
fatto che, particolarmente all’estero, il confine tra la birra artigianale e quella industriale risulta piuttosto labile. Di certo è che non esiste una regolamentazione legale sui nomi
delle diverse tipologie di birra, per cui essi vengono scelti dal produttore. 

Voler descrivere tutte le birre sarebbe un’impresa, più che ardua, impossibile. Senza considerare che i prodotti di una fabbrica cambiano col passare del tempo; come pure, in qualche
caso, le versioni locali sono diverse da quelle destinate all’esportazione. Viene pertanto presentata una selezione di birre oggi prodotte nelle diverse regioni del mondo. Sono senz’altro i
prodotti più interessanti e caratteristici: alcuni, di fama internazionale; altri, diffusi ancora localmente ma con buone prospettive di conquistare aree molto più vaste.

NOTE DI CONSULTAZIONE

Le birre trattate sono quelle contrassegnate con asterisco nel volume I produttori di birra, al quale si rimanda per tutte le altre informazioni riguardanti l’azienda e la sua attività
produttiva.

Per ogni birra è riportato sulla destra il nome del produttore, con indicazione della nazionalità che può fungere da termine distintivo:

Stein/ Slovacchia; Stein/ Germania.

In caso di omonimia nello stesso Paese, la distinzione è operata dalla città:

Feldschlösschen, Braunschweig/ Germania; Feldschlösschen, Dresda/ Germania;

o dal prenome:

Smith’s, John/ Inghilterra; Smith’s, Samuel/ Inghilterra.

 

Per eventuali altre caratteristiche tipologiche, vedi relativa voce negli articoli: Il mondo della birra.

   

Antonio Mennella

Estratto da: (LE MARCHE DI BIRRA)

BIRRE & BIRRAI IN ITALIA E NEL MONDO – Editrice Taro 2009 

Autore: Antonio Mennella per NEWSFOOD.COM

(3 Volumi, oltre 1500 pagine, opera in allestimento, stampa CD prevista per giugno 2009)

 

Aggiornamenti e commenti verranno pubblicati su NEWSFOOD.com nella apposita rubrica in allestimento “Birre&Birrai” curata dall’autore in esclusiva  per Newsfood.com

Sono graditi commenti e segnalazioni di chi ama la birra e vuole contribuire a creare una vera ENCICLOPEDIA DELLE BIRRE E DEI BIRRAI DI TUTTO IL MONDO

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