Bocuse D’Or 2017 senza chef italiani ma nel 2018 sarà a Torino

Bocuse D’Or 2017 senza chef italiani ma nel 2018 sarà a Torino

Vedi anche l’intervista a:
Marie-Odile Fondeur, Directrice Générale de Sirha 

Appuntamento  a Lione, 24 Gennaio 2017

UN GIORNO UN DESTINO
Ogni due anni dal 1987, 24 candidati in rappresentanza di 24 nazioni partecipano alla più grande competizione della cucina moderna. Dopo quasi due anni di selezioni nazionali e internazionali, al termine di moltissime ore di formazione, i concorrenti hanno 5h35 e due prove per vincere il Bocuse d’Or.

bocuse-dorIL GIORNO DEL BOCUSE D’OR
Lione, 24 Gennaio 2017. Le luci si accendono, le bandiere nazionali sventolano davanti ad una folla di  2.500 persone, unite dallo stesso respiro, le stesse grida d’incoraggiamento. Fin dai primi istanti, il gran finale del Bocuse d’Or è uno spettacolo straordinario.
Unità di tempo, di luogo e d’azione, il pubblico di fronte al palco, come a teatro, la drammaturgia è perfetta. Gli attori sono là, in penombra e in silenzio, concentrati. In un attimo, i primi 12 finalisti a coppie composte da uno chef e un assistente, entreranno in scena per una presentazione  tanto attesa dopo due anni di competizioni.  Due ultime prove li attendono, una su vassoio di portata, l’altra su piatto.
Il Bocuse d’Or è una competizione di altissima precisione, una lotta contro il tempo, una prova di squadra ma anche una sfida con sé stessi. Un confronto mondiale, 24 nazioni si affrontano, infatti, nei due giorni della finale. Le tempistiche di gara, le postazioni di lavoro, costruite appositamente identiche per ogni squadra, diventano un angolo di mondo, 24 pezzetti di nazioni che si fronteggiano sul terreno neutrale dell’alta cucina.
ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO
5h35 al conto alla rovescia. Il volume sonoro raggiunge il suo parossismo. I primi piatti sfilano, portati da due membri del Comitato Internazionale d’Organizzazione davanti molti fans, professionisti, famiglie e supporter giunti a centinaia per sostenere i loro candidati. La tensione è palpabile, i movimenti sui piani di lavoro nei diversi passaggi sembrano come teleguidati dalle incitazioni del pubblico. Ma ogni giurato si isola, testa bassa, sensi in allerta, sguardo attento e bloc-notes in mano. Il tempo è dedicato alla degustazione prima del verdetto finale.

E’ L’ORA DEL FINALE
Ora,  tutta la sala è unita dalle grida d’entusiasmo. I riflettori accesi e un podio prende posto durante la deliberazione davanti alle postazioni di lavoro relegate dietro le quinte. Le bandiere nazionali sfilano davanti ai candidati, tre buste vengono portate al presidente della giuria. Bronzo, Argento, Oro. Le lacrime e gli abbracci, il giro d’onore e le promesse di un avvenire radioso –perchè vincere il Bocuse d’Or cambia la vita-, eccitanti carriere che si profilano e l’orgoglio nazionale. « Pochi sanno quanto tempo, quanti sforzi e risorse sono necessari per questa competizione », spiega Philip Tessier, chef di Thomas Keller al Per Se di New York, e Bocuse d’Argento nel 2015. « La cosa più difficile è superare le delusioni e proseguire nelle prove che caratterizzano il concorso. Io mi sono circondato di persone che mi hanno aiutato a superare questi momenti » Il Bocuse d’Or  è una storia di squadra e d’emozione.

PAESI IN COMPETIZIONE

GERMANIA : Marvin Böhm
AUSTRALIA : Daniel Arnold
BELGIO : Peter Aesert
BRASILE : Giovanna Grossi
CANADA : James Olberg
CILE : Homero Burgos
CINA : Peter Lin
COREA DEL SUD : Joonjae Ham
DANIMARCA : Morten Falk
ESTONIA : Dmitri Rooz
STATI UNITI : Mathew Peters
FINLANDIA : Eero Vottonen
FRANCIA : Laurent Lemal
GUATEMALA : Marcos José Saenz González
UNGHERIA : Tamás Széll
ISLANDA : Viktor Andrésson
GIAPPONE : Kotaro Hasegawa
MAROCCO : Issam Jaafari
NORVEGIA : Christopher William Davidsen
PAESI BASSI : Jan Smink
SINGAPORE : Eng Tong Yew
SVEZIA : Alexander Sjögren
SVIZZERA : Filipe Fonseca Pinheiro
URUGUAY : Jessika Toni

DUE PROVE

PRESENTAZIONE SU VASSOIO DI PORTATA
5 ore e 35 minuti, non un secondo di più : è il tempo concesso per interpretare il prodotto principale imposto. Carne di altissima qualità o pesce freschissimo, l’opera d’arte immaginata a partire da questo prodotto, faro di riferimento, dovrà essere presentata  au plat, « alla francese ».
L’essenza tricolore del concorso è fortemente marcata, senza per questo, dimenticare le identità e le culture. Il protagonista del piatto e le sue decorazioni, presentati come dei gioielli, devono conservare imperativamente il gusto di ogni paese, il colore e la sensibilità di ogni identità. Perchè se il Bocuse d’Or è un patrimonio – come la cucina è al centro del DNA francese –, è soprattutto un valore universale da pcondividere. E’ l’espressione delle moltepilici competenze, mette in gioco le tecniche più avanguardistiche per meglio risaltare la sensibilità, la singolarità culturale e artistica di ogni squadra.
Il Bocuse d’Or offre una totale libertà sotto l’apparente imposizione delle regole e non ha mai smesso di evolversi da 30 anni inventando il moto perpetuo della cucina.

SORPRESA, PATRIMONIO E PRODOTTO
Il Bocuse d’Or è il concorso che non dorme mai. Ogni anno si rinnova. Nel 2017, riserva una grande sorpresa agli appassionati ma soprattutto ai partecipanti. Il tema del piatto sarà rivelato a fine novembre e farà nuovamente appello all’oramai famoso  « mercato METRO ».
Nello stesso tempo, con la creazione del vassoio di portata, il Bocuse d’Or  assumerà fieramente la propria identità Lionese e francese. Per festeggiare il 30 anni i candidati dovranno creare un « Poulet de Bresse ai crostacei» sulla base dell’ interpretazione della famosa ricetta lionese del « Pollo ai gamberi ».
PRESENTAZIONE SU PIATTO

In 5 ore e 35 minuti, ogni concorrente deve sprigionare la propria interpretazione personale del secondo prodotto imposto, in un piatto presentato questa volta su piatto come in un ristorante.
Il Bocuse d’Or è certamente al cuore della creatività culinaria. La gara è l’anticamera di ciò che si crea e si vive in un ristorante. La cottura millimetrica, la composizione dei diversi elementi, la precisione dei tagli, la brillantezza di una crema, l’attenta e prudente scelta delle verdure e dei legumi, il giusto punto d’acidità, la composizione armoniosa e sapiente. Tutto concorre alla riuscita gustativa, alla coerenza interna di ciascun piatto. « Non bisogna mai dimenticare che sotto la presentazione, il concetto, il design c’è prima di tutto la cucina », ricorda Thibaut Ruggeri, vincitore dell’edizione 2013, e presidente della Giuria Internazionale nel 2015.
Il Bocuse d’Or è la rappresentazione dell’eccellenza tecnica e la base della cucina del domani, che si incarna, una volta spente le luci, nei ristoranti moderni…(leggi tutto, clicca qui)

 

…è una bella storia, tutta da leggere e da imparare. Quest’anno i nostri chef non ci sono nella competizione più importante del mondo.
Nel 2018 il Bocuse D’OR, l’Everest della Cucina, sarà sotto la Mole, a Torino… ciarea neh

 

Redazione Newsfood.com

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