Firenze – Sta tornando di moda il bonus bebè, su cui lo Stato negli anni scorsi si era anche attorcigliato (i non italiani residenti ricevettero avviso di andarlo a
ritirare ma era illegittimo e si aspettò anni per una sanatoria).

L’idea di un sostentamento economico per i figli e le famiglie e’ sicuramente un fine nobile, ma molto meno nobile ci sembrano i termini in cui si prospetta la reiterazione. Siccome siamo in
uno Stato che dice di tendere e organizzarsi verso un’economia di mercato, l’elargizione del bonus e’ di per se’ proprio il contrario e, quindi, assume tinte demagogiche e populiste.

Noi crediamo che in un’economia di mercato tutte le decisioni devono essere prese di conseguenza: nella fattispecie, un bonus bebè fatto non di una somma in denaro che esce direttamente
dalle casse dello Stato ma, per esempio, non facendo pagare l’Iva ai prodotti tipici per la prima infanzia. Le conseguenze, oltre ai benefici per le famiglie, sarebbero anche per il mercato,
con produttori e distributori che vedrebbero un incremento del loro business con, di conseguenza, riflessi positivi anche sull’occupazione.

Ma i liberisti italiani, dove sono?

Vincenzo Donvito, presidente Aduc