Brexit e agroalimentare italiano … in caso di Brexit Sì

Brexit e agroalimentare italiano … in caso di Brexit Sì

Vedi tutti gli articoli   Brexit Focus   di Giampietro Comolli

 

26 febbraio 2019

BREXIT: STATUS PER L’AGROALIMENTARE ITALIANO

E’ noto a tutti, come molte agenzie di sondaggi e ricerca oramai sostengono, che di fronte ad una hard Brexit, ci saranno grosse difficoltà per i marchi UE ad entrare nel Regno Unito se non a fronte di un forte incremento di costi per le imprese e di prezzi al consumo. Moneta permettendo!

Dall’altro lato però, è anche noto che gli standard di qualità e i modelli di acquisizione sul mercato inglese di prodotti esteri sia molto complesso e non facili per la maggior parte dei fornitori UE e di altri paesi. La trafila commerciale è già abbastanza rigida. Per cui si sostiene che nel breve periodo difficilmente altri paesi No-UE potranno entrare con facilità.

Il Mercimek turco, o anche solo il riso e il cotone o il Naan dovranno attenersi alle regole di accettazione. Carne bovina ormonata, polli alimentati con scarti, semi oleosi di dubbia origine e consistenza, tanti cereali grezzi grandi e piccoli compreso il mais Ogm difficilmente potranno accedere con facilità.

Tutti alimenti e prodotti agricoli che già la Comunità dei 28 ha vietato. Inoltre anche le carni di bovini e suini provenienti dall’estero e prodotti da imprese che non rispettano le regole dell’UK già attualmente in vigore avranno difficoltà.

Il bivio è: i britannici faranno senza a tavola delle leccornie e dei prodotti naturali e biologici di Spagna, Francia, Italia? Faranno senza della pizza e mozzarella e Prosecco dall’Italia? Oppure si adegueranno al pollo clorurato e asettico?

Le grandi imprese multinazionali Usa, Cinesi, Indiane, Turche che non sono presenti sul mercato UK dovranno riorganizzarsi, tararsi con grandi investimenti, spese per controllo. Riusciranno in tempi brevi post Brexit?

Giampietro Comolli
Newsfood.com

 

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