Brexit: previsione costi per Italia ed Europa in attesa del 1° gennaio 2021

Brexit: previsione costi per Italia ed Europa in attesa del 1° gennaio 2021

Manca un anno al 1° gennaio 2021

Brexit: previsione costi presunti per Italia ed Europa, senza contare gli effetti collaterali

BREXIT E VALORI: CHI GUADAGNA E CHI PERDE …
Milano, 16 dicembre 2019
Brexit. In ballo 3-4 mld euro di export alimentare Europa.
In ballo 1,5 mld euro in più di contribuzione italiane 
Pac e Ocm.
Contributi ridotti  per l’Italia già dal 2021. 
Boris Johnson sempre più sulla stessa linea di Donald Trump?
Certo due figure diverse, due paesi con storie differenti, due popoli molto diversi …. ma “il mariage” sembra appena iniziato con molte componenti comuni.
Scritte, lette e dette in modi differenti, ma con molti aspetti uguali di avvio e di obiettivo. Perché? Con il voto recente, Londra sposa l’accordo con la UE e i diversi paletti concordati.  

Brexit: il settore agroalimentare Made in Italy

Manca tutta la parte tecnica-operativa-gestionale del commercio fra le due sponde della Manica, in particolare “il settore agroalimentare” , e con questo tutto il capitolo del made in Italy ( e made en France, made in Espana, ecc..) ovvero anche che fine faranno tutte le norme legislative e regolamentari su riconoscimento automatico delle Doc, Dop, Igp…
Ad oggi è Confagricoltura che ha aperto un dossier ampio e completo, cercando in primis di essere non un movimento di piazza o una associazione di consumatori o un organismo di comunicazione mediatica… bensì solo e semplicemente un sindacato di imprese e di imprenditori del comparto e sul suo mercato.
Un mercato che da un lato è sempre più globale in campo agricolo, ma nello stesso tempo sempre più segmentato per filiera e per destinazione.
E’ il caso del vino, ma anche formaggi, liquori, salumi… Infatti dazi, controlli, certificati, protezione, tutele nazionali, tracciabilità, semafori, scelte di merito analitico diverso (chi le calorie del prodotto, chi la sanità generale, chi la qualità-certezza d’origine) sono oggi all’ordine del giorno in tutto il mondo.
La UE aveva creato un modello condiviso, ora un partner su 28 lascia la squadra… e il sistema. Accantoniamo le frasi fatte, gli slogan e tutto quello che malauguratamente fa notizia mediatica… e  ragioniamo su come possono nascere nuovi accordi e compromessi.

UK, Galles, Irlanda Nord, Scozia forti acquirenti del made in Italy vero… ma con BREXIT?

L’UK (compreso Galles, Irlanda Nord, Scozia) sono forti acquirenti del made in Italy vero: agli inglesi non piace il tarocco. Come la metteranno con il “parmesan”? Vedremo.
Ma accetteranno anche il Prosecco made in Italy con etichetta della cantina spagnola Freixenet, sempre nella proprietà del mega-gruppo Henkell KG tedesco? Tanti dubbi, tanti casi oggi sul tavolo delle trattive anche con Francia, Germania, Spagna ancor più di noi italiani.
Se noi mettiamo sul piatto della bilancia 3-4 mld di valore in ballo, Francia e Germania sono ben oltre il doppio. Quindi i dazi inglesi colpirebbero tutti e tutto. L’UK sarebbe un paese governato non dal mercato condiviso e coerente europeo  ma dalle regole e leggi del WTO.
Il Regno Unito importa 56 mld/€ di prodotti agroalimentari finiti, ed ha un mercato interno al consumo che vale 250 mld /€.  L’Uk è il IV° mercato più importante in valore per l’export agroalimentare Italiano (dopo Germania, Francia e Usa)  per un fatturato di 3,4 mld di euro intascato dalle imprese italiane (il più performante negli ultimi 10 anni dopo Spagna che è leader e la Germania).
Vino, frutta, ortaggi e verdure fatturano il 45% del totale: in questo gruppo merceologico c’è il Prosecco docg e doc e tutto il mondo del vino italiano (800 milioni di euro l’anno il valore esportato), la frutti-orticoltura (320 mio), la pasta (300 mio), dolciari (280 mio), latticini e formaggi compreso i Grana (250 mio), carni e insaccati compreso Coppa e Culatello (150 mio).  
E’ evidente che una eventuale “no deal” sarebbe stata una catastrofe immediata, ma forse con 1 o 2 anni di purgatorio e un buon accordo non discriminante bilaterale fra UK e tutti i paesi Ue insieme il domani sembra meno difficile. In ogni caso ci sono in ballo 3,4 mld di euro!!

…aumento, in dogana, del prezzo del 35-55% per il consumatore finale e per l’importatore

In ogni caso una sterlina in svalutazione con l’aggiunta di accise incrementate o dazi o imposte di protezione ( molto dipenderà anche dall’accordo già steso o che si stenderà fra Usa e Uk in epoca The Donald oppure post Trump) introdotte può voler dire un aumento, in dogana, del prezzo del 35-55% rispetto al prezzo di partenza per il consumatore finale e per l’importatore.  

Fino al 31 dicembre 2020  le regole e gli accordi attuali restano in vigore

Fino al 31 dicembre 2020 (quindi per un anno intero) le regole e gli accordi attuali restano in vigore, ma importanti saranno anche altri aspetti e comportamenti sociali e finanziari che si innesteranno sui vari tavoli di creazione e di negoziato dell’accordo bilaterale finale che prevede in ogni caso, come voluto da BoJo, una area vasta di libero scambio. In un anno verranno concentrate molte cose.
Sarà sufficiente, dice il negoziatore UE Michel Barnier? La eventuale soluzione peggiore che si può concretizzare con il 1 gennaio 2021 sono proprio dazi e controlli speciali e diversi, cioè il ripristino al 100% di una frontiera doganale completa: passaporto per le persone con visto e per le merci. In questo caso avrebbero gioco favorito tutte le merci contraffatte che imitano i prodotti originali italiano.
Molti inglesi oggi, soprattutto il mondo della City e i quartieri residenziali, sono affezionati acquirenti di dop e igp italiani soprattutto nelle enoteche e botteghe eleganti, ma anche consumatori fedeli e assidui di ristoranti italiani o di ristoranti inglesi che praticano menù e piatti di origine e fattura totale italiana, con prodotti provenienti direttamente dall’Italia come burrate, mozzarelle, culatello, gorgonzola…difficile quantificare il “danno” collaterale procurato ai punti vendita più o meno tricolori.
Visto che gli Usa, in ogni caso, giocheranno un ruolo anche nella questione commerciale della Brexit, indipendentemente dal diniego del primo ministro della Regina, diventa interessante conoscere a gennaio 2020 il risultato della pubblic former del commercio Usa sulle lamentele ( o sulle richieste) del consumatore americano verso alcuni prodotti “made in UE” tipo il vino italiano che potrebbero essere tassati con dazi.
E’ evidente che la politica “ daziaria” Usa se resta o non resta, se viene limitata o aumentata, entrerà nel gioco delle parti e potrebbe essere utile o non utile anche nella stesura dei negoziati della Brexit. Forse anche per questo che The Donald ha cercato di chiudere almeno un “forno daziario” con la Cina in modo da non avere aperti troppi tavoli. La questione dazi, però, è un problema per tutti.
In questo il WTO ha voce in capitolo, ha regole chiare da far applicare. E visto che Francia, Germania, Olanda, Spagna e Irlanda non stanno meglio di noi, non deve essere un alibi, anche una ulteriore e maggiore forza per un bilaterale unico. Non dimentichiamo che solo “il vino italiano” esportato in Usa vale 4,3 mld di euro l’anno.

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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