BREXIT: PROVA TECNICA DI UNA EUROPA DIVISA

BREXIT: PROVA TECNICA DI UNA EUROPA DIVISA

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BREXIT: PROVA TECNICA DI UNA EUROPA DIVISA

Milano 28 febbraio 2019
Il settore agricolo è sicuramente il più esposto di fronte ad una Brexit non condivisa o a un hard deal! La Pac-Ue è lo strumento più pesante economicamente in Europa, a parte il valore delle multinazionali che potrebbero lasciare il suolo britannico.
Spagna e Francia sono già attive su diversi tavoli. Il senza accordo porrebbe la questione indietro di 50 anni. Il 30 marzo è vicinissimo e il parlamento inglese è spaccato in diverse fazioni. Il senza accordo vuol dire che tutte le imprese con sede in UK perderanno l’automatico accesso delle merci agricole sul mercato europeo con introduzione di tariffe, dazi e incrementi di accise.

C’è chi sostiene si possa arrivare ad aumenti del 50-75% rispetto al prezzo franco dogana. Non terrorismo, ma realtà. E tutto ripercuoterebbe sul rialzo dei prezzi al consumatore, sterlina molto variabile, casse UK più vuote. Anche nella soluzione più soft, senza ulteriori tariffe verso UE, l’aumento dei prezzi è inevitabile.

Una bottiglia di Prosecco Doc o di Gutturnio Doc potrebbe costare fuori dogana (per attraversare il confine) minimo 10 euro alla bottiglia. Inoltre nel medio-lungo periodo, senza accordo, il mercato UK sarebbe facile preda delle multinazionali cinesi, asiatiche, americane in grado di proporre alimenti, cibo, bevande ad un prezzo molto più competitivo di quelle europeo e più alla portata delle tasche di milioni di inglesi non ricchi.

Questo abbinato all’”exodus” di Honda, Panasonic, diversi colossi farmaceutici e la Unilever (quelli del te Lipton) per l’UK vorrebbe dire un salasso economico finanziario da 800 mld di sterline con il rischio di ulteriore svalutazione della moneta.

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

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