Bruno Mori Presidente Eurocoltivatori Veneto al Convegno CARNE BOVINA: salute e ambiente

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Mercoledì 19 marzo 2014 ore 15.30 Veneto Agricoltura,
Corte Benedettina – Via Roma 34 – Legnaro (PD)

Intervento integrale di Bruno Mori, Presidente Eurocoltivatori Montagnana (PD)

Presentazione dei risultati ottenuti con la sperimentazione commissionata dalla Camera di Commercio di Padova sull’incidenza che ha l’alimentazione sulla qualità oggettiva e salutistica delle carni bovine di vitellone

BRUNO MORI:

A nome dell’Eurocoltivatori Veneto e mio, saluto e ringrazio tutti i presenti per la loro partecipazione a questo convegno, nel quale saranno divulgati i risultati ottenuti con la sperimentazione, commissionata dalla Camera di Commercio di Padova, sull’incidenza che ha l’alimentazione sulla qualità oggettiva e salutistica delle carni bovine di vitellone.

Un sentito ringraziamento lo rivolgo anche ad AmbroSia, all’allevatore Simone Baggio di Tombolo (PD), al Mangimificio Duregon di Resana (TV) e alla ditta Rosa Carni di Cam- posampiero, per il loro impegno, anche economico, per la realizzazione della sperimenta- zione.

Ringrazio anche, per la loro collaborazione, il Laboratorio di Analisi del Dipartimento di Scienze Zootecniche dell’Università di Padova e, soprattutto, il prof. Giorgio Moretti dell’Università di Padova che, da oltre dieci anni, collabora con AmbroSia.

Infine, alla Camera di Commercio di Padova, oltre ad un ringraziamento speciale, va la nostra gratitudine e, sicuramente anche quella degli allevatori e dei consumatori padovani e veneti, per aver finanziato una ricerca ed una sperimentazione, anche se limitate per ristret- tezze economiche, di grande interesse socio – economico ed ambientale.

Ho parlato di gratitudine nei confronti della Camera di Commercio, perché, pur dispo- nendo di limitate risorse economiche, ha voluto premiare la ricerca e la sperimentazione di nuove strategie produttive, finalizzate, non al profitto per il profitto, ma al miglioramento della qualità della vita. Uno sforzo che, alcuni anni fa, si è concretizzato in una filiera del suino, la quale, attraverso l’apprezzamento da parte del consumatore informato dei suoi prodotti, sta offrendo delle soddisfazioni economiche agli imprenditori. La stessa cosa vor- remmo avvenisse anche per il progetto che oggi presentiamo, riguardante il vitellone.

Purtroppo, dobbiamo avere il coraggio di dirlo, al tavolo della sintonia per queste produ- zioni con caratteristiche oggettive, la Regione Veneto ha permesso che il suo consenso si smarrisse nei meandri della burocrazia politicizzata, la quale, attraverso a delle certificazio- ni illusorie, ha sempre anteposto l’istituzionalizzazione dell’esistente, piuttosto che favorire la ricerca applicata all’interesse collettivo.

Proprio in questa sala, il 19 novembre 2010, si è svolto un Seminario tematico preparato- rio alla Conferenza Regionale dell’Agricoltura, dal titolo: Qualita’ dei prodotti e sostenibili- ta’ economica, sociale, ambientale.

Ebbene, la Confagricoltura Veneto, ad esempio, contribuì alla discussione con alcune ri- flessioni, in tema di qualità certificata, da noi pienamente condivise, e che riporto:

“…Il ricorso alla denominazione tutelata con marchio Ue appare il più delle volte come una scelta che non è in grado di assicurare risultati economici apprezzabili e significativi.

Nessuno nega la valenza ed i successi legati ad una corretta e sapiente politica competiti- va incentrata sulla qualità ed al ruolo determinante che molte eccellenze del nostro agro-

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alimentare ricoprono oggi e in prospettiva futura, come dimostrano gli incoraggianti dati sulle esportazioni di alcune note produzioni nazionali.

Questo però non deve offuscare una verità che è di tutta evidenza: solo pochi settori han- no saputo valorizzare ed interpretare nella giusta maniera la politica della qualità.. Alla lie- vitazione del numero dei riconoscimenti periodicamente ottenuti a Bruxelles, non corri- sponde un proporzionale incremento del fatturato e, aggiungiamo noi, non si verifica un evidente e stabile beneficio per gli agricoltori e per l’intero sistema produttivo.

C’è da chiedersi, allora, fino a che punto ha senso avviare il complesso e costoso iter per la registrazione comunitaria.

Confagricoltura non vuole essere disfattista, ma più realisticamente abbiamo l’intenzio- ne di assumerci la responsabilità di inquadrare in modo concreto la situazione, perché siamo convinti che così facendo, cresce la probabilità di trovare le giuste soluzioni per dare competitività e creare prospettive favorevoli al settore.

L’eccessiva enfasi sulla qualità rischia di non portare ai risultati che tutti si attendono. La qualità da sola non basta. Occorre cambiare registro e guardare da un’altra parte. Sce- gliere un approccio che, senza chiudere la porta alla qualità, possa rappresentare una ri- sposta alle esigenze di sviluppo, di modernità e di adeguamento competitivo del sistema agricolo regionale nel suo complesso.

Confagricoltura ha individuato la leva sulla quale occorre fare forza e non solo a livello europeo e nazionale, ma pure con gli strumenti della politica regionale. Questa leva è la governance del settore che si materializza in una efficace organizzazione dell’agricoltura, nella aggregazione della offerta, nella programmazione della produzione e, infine, in una equilibrata e costruttiva integrazione di filiera. ( vedi filiere AmbroSia, diciamo noi)

Agendo sulla leva della governance potremo avere un processo di crescita dell’intero sistema agricolo regionale, fondato su distinti modelli di riferimento, senza né preferenze, né esclusioni. ( questo è ciò nel quale abbiamo sempre creduto)

Ci saranno dei segmenti produttivi che perseguiranno le condizioni di competitività, di stabilità e di solidità partendo dalle peculiarità qualitative del prodotto e attuando una mi- rata azione di valorizzazione di tali requisiti”.

Credo di poter affermare, senza tema di smentita, che, da circa un ventennio, l’Eurocoltivatori Veneto sta cercando di percorrere la strada indicata anche da queste ri- flessioni della Confindustria. Vero sia che, sotto l’aspetto qualitativo delle produzioni, lo dimostrano le filiere innovative di AmbroSia, l’Eurocoltivatori ha sempre posto grande at- tenzione all’innovazione, anticipando, quasi sempre, le stesse opzioni legislative, quali:



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la nota della Commissione Europea, del 24 febbraio 1998, inviata ai Governi degli Stati membri, che prevede alcune “ condizioni vincolanti” alle quali l’adozione e l’applicazione dei marchi di qualità nell’agroalimentare devono risultare conformi e che possono essere così sintetizzate:

iprodottidevonoaverecaratteristicheintrinsecheoggettiveeriscontrabili;

nessun requisito riferito all’alimento può essere limitato all’origine o alla provenienza geografica e, quindi, al territorio in quanto sarebbe contrario all’art. 30 del Trattato.

 la Circolare del 15 ottobre 2001, n° 5 del MIPAAF, che stabilisce che non è sufficiente disporre di un marchio privato, né di una certificazione volontaria di processo, per poter affermare che un prodotto è di qualità, ma che tale prodotto deve avere dei requisiti su- periori a quelli cogenti.

In sostanza, ed è questo il nostro credo, riteniamo che la qualità oggettiva delle produ- zioni rappresenti l’unico mezzo per favorire la redditività imprenditoriale. E che la qualità

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non possa essere costituita esclusivamente dalla tradizione, dalla territorialità, dalla nutri- zionalità, dalla rintracciabilità, dalla sicurezza e dalla certificazione degli alimenti, ma deve rappresentare il successo di processi produttivi di alimenti con caratteristiche salutistiche oggettive documentate, così come prevede il Reg.to CE 1169/2011.

Ovviamente, noi ci auguriamo che la Regione Veneto, attraverso Veneto Agricoltura, nel rispetto di tutte le altre produzioni ( Dop, Igp, Biologico, Km 0, ecc.) visti risultati che ab- biamo ottenuto, anche se, appunto, per la loro limitatezza non possono essere considerati significativi, ma solamente interessanti ed indicativi, gestisca questo e gli altri progetti si- mili elaborati da AmbroSia, in attesa di essere promozionati.

Mi riferisco, oltre alla filiera del vitellone, che mi auguro che possa concretizzarsi nel 2014, a quella del suino, che è già avviata, ma che necessita di essere promozionata, e a quella del latte, per la quale abbiamo presentato un progetto in Camera di Commercio di Padova, per ottenere un piccolo finanziamento per iniziare il suo percorso sperimentale.

In sostanza, chiedo la comprova sperimentale, promozionale e rappresentativa, gestita da Veneto Agricoltura, delle tre filiere citate, da effettuarsi su alcune realtà venete, in modo da istituzionalizzare tre settori che siano in sintonia con un’economia agricola multifun- zionale di capitale importanza per il Veneto. Un’economia agricola ed agroalimentare, con ripercussioni socio – economiche, che sappia ingenerare il rispetto per l’ambiente, il be- nessere degli animali e, di conseguenza, la tutela della salute dei lavoratori del settore, ol- tre, ovviamente, a quella del consumatore.

In sintesi, ancora una volta, chiediamo pari dignità e, di conseguenza, avere le stesse opportunità che la Regione offre alle produzioni munite di certificazioni volontarie, in quanto, tali certificazioni, come dimostrano i fatti di cronaca riguardanti le sofisticazioni e le contraffazioni, non costituiscono delle garanzie qualitative oggettive.

Con queste certezze e con la convinzione che solo attraverso il coinvolgimento di tutte le categorie della produzione, della trasformazione, della commercializzazione, della distribu- zione, della sanità, dello sport, delle scuole e con il supporto delle istituzioni politiche, so- ciali e sindacali, l’Eurocoltivatori ritiene possibile, attraverso le filiere di AmbroSia, non so- lo superare la crisi in atto, ma riuscire a creare le condizioni idonee per rilanciare il settore agroalimentare della Provincia di Padova e non solo.

li, 19.03.2014

Euro coltivatori Veneto Il Presidente
Bruno Mori

 

Redazione Newsfood.com

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