Buona, leggera, sana. E’ la pausa pranzo in Toscana

Buona, leggera, sana. E’ la pausa pranzo in Toscana

Generalmente, la pausa pranza è tutto fuorché un momento di cibo salutare. Preso in mezzo tra la scarsità di tempo e la necessità di carburare, il lavoratore tende a
buttar giù, con tanti saluti ai precetti dell’alimentazione sana.

Ma in Toscana qualcosa sta cambiando. Il progetto “Pranzo sano fuori casa”, vede la collaborazione di autorità e privati, con lo scopo di trasformare la pausa pranzo nel pasto più
sano della giornata.

Motore dell’iniziativa, una serie di considerazione.

Per cominciare, spiega l’Assessore alla salute Daniela Scaramuccia, il riconosciuto binomio cibo sano-più salute: “Promuovere abitudini alimentari corrette è un contributo
importante per migliorare la salute collettiva. Uno studio canadese ci dice che a costruire salute e benessere contribuiscono per il 15-25% i servizi socio- sanitari, per il 10-20% la genetica
e per il restante 50-60% ambiente, cultura ed economia. I ristoratori, con il nostro progetto, possono diventare nostri preziosi alleati nel promuovere comportamenti alimentari corretti”.

Di seguito, il constatare come il pranzo di mezzogiorno sia spina dorsale della dieta quotidiana. Per usare le parole dell’Assessore al Welfare Salvatore Allocca, “Le statistiche, ci informano
come per il 67,9% della popolazione adulta il pranzo continui ad essere il pasto principale della giornata”.

Ecco allora che il progetto mira a ricostruire la pausa-pranzo, imponendo ai locali coinvolti (attualmente 420, fra bar, mense e ristoranti) una serie di regole.

Primo passo, dentro i buoni, fuori i cattivi. Saranno così eliminate creme, salse e farciture e si darà spazio ad ingredienti come vitamine, minerali ed altre sostanze povere di
sodio e grassi.

Saranno poi privilegiati i prodotti locali, stagionali ed a KM 0, specie se salutari, come l’olio ed il pane integrale locale o le composizioni di frutta (scondita).

A fare da bussola alimentare, la Piramide Alimentare Toscana, nata nel 2006. La struttura è composta di 6 livelli: la base fornisce i cibi da consumare con frequenza, come frutta e
verdura, mentre la punta indica quelli da dosare, come carni rosse, dolci e salumi.

Testimonianza del rispetto della norma il logo a forma di cuore del progetto, che viene apposto all’entrata del locale.

E, lungi dall’essere una limitazione forzata, il logo diventa marchio d’eccellenza. Così Silvana Ejlli, secondo chef al ristorante “Santopalato”: ” il marchio esposto fuori dal locale
vuole essere un’ulteriore garanzia della qualità dei nostri prodotti: già da soli, specialmente con l’avvicinarsi del periodo estivo, i nostri clienti della pausa pranzo ci
chiedevano sempre di più piatti leggeri e poco saporiti, privi di condimenti pesanti, e preparati, nel caso ad esempio della pasta, con pomodorini e mozzarella fresca: con il nuovo logo
pensiamo che sarà ancora più facile e immediato riconoscerci come ristoratori capaci di ovviare a queste loro determinate esigenze”.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

http://www.regione.toscana.it/pranzosanofuoricasa

Matteo Clerici

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