Buoni pasto, ADOC: “Necessario adeguare valore esentasse ticket a costo della vita”

Buoni pasto, ADOC: “Necessario adeguare valore esentasse ticket a costo della vita”

Roma  – Durante la conferenza stampa tenutasi ieri presso la Fipe, l’Adoc ha reso noto di aver inviato una lettera al ministro dello Sviluppo
Economico Scajola in merito alla possibilità di alzare la soglia dell’esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto, attualmente 5,29 euro, adeguandola al costo della vita.

“Abbiamo sottoposto all’attenzione del ministro Scajola la necessità d’intervento sul valore esentasse dei buoni pasto, in Italia fermo da 12 anni a 5,29 euro – dichiara Carlo Pileri,
Presidente dell’Adoc –  un problema di grande impatto sia per i consumatori possessori dei buoni pasto sia per il contesto economico complessivo, che sarebbe avvantaggiato da una maggiore
disponibilità economica dedicata specificatamente al consumo. Va considerato, infatti, che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni, e oltre 100 mila i ristoranti convenzionati,
aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche. Negli altri Paesi europei l’adeguamento è già stato realizzato: in
Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell’Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro. Con un buono pasto oggi non si riesce a comprare neanche
un pasto completo, bastano appena per un tramezzino e un succo di frutta.”

Secondo l’Adoc andrebbe anche eliminata la scadenza del buono al 31 dicembre dell’anno di emissione.

“Secondo le nostre stime circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perché scaduto – continua Pileri – comportando così la perdita per il possessore del
buono pari al 15% del suo valore, per un totale di circa 200 euro. A fronte di un guadagno per le società emettitrici di circa 250 milioni di euro, un decimo del volume d’affari
complessivo del settore, stimato in 2,5 miliardi di euro l’anno. Inoltre, la modifica peggiorativa delle regole in questo settore ha portato alle discutibili aste al ribasso per l’attribuzione
alla società dell’appalto, al rimborso degli esercizi commerciali spesso sottostimando il valore nominale del buono e infine al ritardo assurdo nel pagamento ai ristoratori delle proprie
spettanze, ben oltre i 60 giorni canonici. Tutto questo comporta il tentativo di recupero economico da parte degli esercenti. Che spesso viene caricato su tutti i prodotti venduti, causando un
effetto inflattivo che come Adoc denunciamo da quattro anni.”

Il mercato dei buoni pasto

Numero aziende operanti nel settore: 25

Volume d’affari annuo stimato: 2,5 miliardi di euro (60% fatturato detenuto da sole 3 aziende)

Utenti giornalieri: 2 milioni

Ristoranti convenzionati: 100 mila

Percentuale buoni scaduti (anno): 10%

Perdita valore per possessore: 15%

Guadagno per società emettitrici: 250 milioni di euro

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