D: Come si determina o come il giudice individua la retribuzione spettante al lavoratore in caso di carenza di contratto collettivo oggettivamente riferibile all’attività
imprenditoriale svolta?

R: Con la Sentenza del 6 aprile 2007, n. 9967 la Corte di Cassazione ha stabilito alcune regole ai fini del calcolo della retribuzione, quando non è possibile far riferimento ad alcun
CCNL che possa essere riferibile all’attività datoriale svolta.

Ciò avviene quando i lavoratori non vengono correttamente retribuiti e quando la contribuzione non viene adeguatamente calcolata.
La Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso dell’INPS affermando che in carenza di un contratto collettivo oggettivamente riferibile all’attività imprenditoriale svolta dal datore di
lavoro, la legge dispone che lo stesso debba adeguarsi ad un CCNL affine, che tale deve risultare in base a dati oggettivi e non a criteri di scelta rimessi alla volontà del datore di
lavoro.
Quindi il calcolo del minimale contributivo ci si deve riferire ad un settore produttivo e contrattuale affine, in linea di principio individuato dall’INPS, salva la possibilità per il
datore di lavoro di allegare e provare l’esistenza di un CCNL a lui più favorevole e relativo ad un settore maggiormente rappresentativo.
La Suprema Corte ha poi chiarito che:

a) ai fini della fruizione delle riduzioni contributive, le retribuzioni sulle quali vengono calcolati i contributi debbono essere non inferiori a quelle previste nei CCNL;

b) per poter fruire delle agevolazioni contributive bisogna denunciare ed assoggettare a contribuzione la retribuzione prevista dal CCNL di diritto comune, se superiore a quella di fatto
corrisposta.