D: Come si calcola l’indennità di fine rapporto per agenti e rappresentanti?

R: Esistono due tipi di calcolo nell’ordinamento giuridico per calcolare l’indennità di fine rapporto:

a) quello che prevede per gli agenti che hanno creato un plusvalore a vantaggio del preponente ed in tal caso il quest’ultimo deve corrispondere all’agente un’indennità (art. 1751 c.c.
); peraltro il novellato art. 1751 del c.c. stabilisce anche che l’indennità di fine rapporto non è dovuta qualora il preponente risolve il contratto per grave inadempienza
dell’agente che, per la sua gravità, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto, o se l’agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da
circostanze per le quali non può essergli chiesta la prosecuzione dell’attività (es. malattia);

Il relativo importo non può superare una cifra pari ad una indennità annua calcolata sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall’agente negli ultimi 5 anni e,
se il contratto risale a meno di 5 anni, sulla media del periodo in questione;

b) quello che prevede in base agli Accordi Economici Collettivi (Aec) un sistema di indennizzo basato sulla durata del rapporto nonché sulle provvigioni percepite e senza che sussistano
le condizioni richieste dall’art. 1751 c.c. e che è rappresentato dalla indennità di risoluzione del rapporto o Firr; dall’indennità suppletiva di clientela e
dall’indennità meritocratica.

La Corte di Giustizia Europea ha stabilito che il regime indennitario previsto dalla Direttiva 86/653/Cee, e poi recepito dal nostro ordinamento con il novellato art. 1751 del c.c., ha
carattere imperativo e pertanto può essere derogato solo a condizione che la deroga prevista sia migliorativa per l’agente e sia pattuita prima della scadenza del contratto il che
implica che la valutazione sulla natura della predetta deroga venga effettuata ex ante, ovverosia al momento in cui le parti la prevedono e non, al contrario, dopo la cessazione del
rapporto.

Pertanto ne deriva che un accordo collettivo potrebbe legittimamente derogare alla disciplina dell’art. 1751 c.c. solo qualora garantisse ex ante, a tutti gli agenti, sempre ed in generale, un
trattamento di miglior favore.

Poiché né gli Aec del 1992 né quelli del 2002 hanno le suddette caratteristiche, le norme ivi contenute, che disciplinano l’indennità di fine rapporto, devono essere
considerate irrimediabilmente nulle per contrasto con una norma imperativa (come ha deciso peraltro la Corte di Giustizia con sent. del 23 marzo 2006).