L’andamento del clima del 2006-2007 continua a preoccupare Confagricoltura. Prima la siccità, poi l’ondata di maltempo, ora il caldo record, che al Sud, sta avendo effetti devastanti su
frutta e ortaggi.

In Sicilia le temperature torride di questi giorni e il vento caldo hanno causato danni importanti agli agrumeti, provocando la caduta dei frutticini, e mettendo a rischio la produzione del
prossimo anno.

Gli ortaggi in serra hanno subito una brusca accelerazione della maturazione, che ha determinato una perdita di produzione di circa il 30%.
Quelli in pieno campo, soprattutto cocomeri, melanzane e peperoni, hanno subito la stessa sorte, costringendo gli agricoltori a raccolte anticipate, pur di salvare il prodotto.
In Puglia è già matura l’uva da tavola. Pomodori e altri ortaggi richiedono irrigazione di soccorso, con un notevole aggravio di costi per gli agricoltori.
In tutta Italia si prevede un anticipo di alcune settimane della vendemmia.
“Insomma – dice Confagricoltura – quello del clima è diventato un problema, oltre che ambientale, economico-produttivo, che sta mettendo a dura prova le imprese agricole”.
Abbiamo appena finito di fare i conti con un inverno che praticamente non è mai arrivato ed ora li stiamo per fare con un’estate torrida.
Durante l’inverno abbiamo assistito alla contrazione dei prezzi all’origine degli ortaggi, causata dalla sovrapposizione dei calendari di commercializzazione, dovuta alla maturazione precoce
degli ortaggi ed alla mancanza di scalarità dei raccolti.
Il caldo anomalo ha frenato i consumi di frutta e verdura invernale. Carote, cavolfiori, finocchi, radicchio, lattuga hanno registrato cali dei prezzi all’origine mediamente del 16% rispetto al
2005/06. Tutti gli agrumi hanno vissuto una campagna di commercializzazione da dimenticare, con perdite dei ricavi aziendali che sfiorano il 18-20% rispetto alla passata stagione.

Passato l’inverno poi si è temuto per le gelate improvvise che hanno rischiato di colpire le colture, soprattutto quelle frutticole, in un momento particolarmente delicato del ciclo
vegetativo. Molti frutti, infatti, come pesche, nettarine ed anche le pere, quest’anno hanno anticipato la fioritura entrando nel momento più critico della fase vegetativa.
Oggi, il rischio è quello della “crisi idrica”. Un’ estate infuocata dopo un inverno caldo è il presupposto ideale per tali fenomeni.

Confagricoltura ricorda che tra le colture più a rischio, oltre a tutta la frutta estiva (pesche, albicocche, nettarine ecc) e agli ortaggi (meloni, angurie, melanzane ecc) che da sole
coprono oltre 250.000 ettari per un valore della produzione di quasi 4 miliardi di euro, ci saranno in campo riso, mais e bietole rispettivamente con 230.000, 95.000 e 1.000.000 di ettari
coltivati per un valore che sfiora i 3 miliardi di euro.

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