Camandona tra bilanci e progetti a margine della Fiera in Campo

Vercelli – E’ un bilancio che va analizzato sugli equilibri quello dei primi otto mesi di Massimo Camandona nelle vesti di Assessore all’Agricoltura, la delega lo scorso luglio
è stata assegnata a un «tecnico», a un uomo del mondo agricolo che vive in prima persona le questioni del settore economico più importante del nostro territorio e che
quindi comprende, appieno, il lavoro, le aspettative e anche le ansie degli agricoltori.

Un bilancio che si srotola a margine della Fiera in Campo, manifestazione d’eccellenza del mondo agricolo vercellese.

Se da una parte si può tastare con mano la soddisfazione per la recente certificazione Dop (Denominazione di Origine Protetta) del Riso di Baraggia, l’altra faccia della medaglia
è il PSR (Programma di Sviluppo Rurale) della Regione Piemonte, approvato dalla Commissione Europea lo scorso novembre, ma che sta disattendendo le legittime aspettative del comparto
agricolo, soprattutto vercellese.

«La denominazione di origine protetta per il Riso della Baraggia è il migliore incoraggiamento a continuare sulla strada della tipicità delle produzioni legata alle nostre
aree di origine – spiega – si sentiva la necessità del marchio Dop, perché in una realtà come la nostra, caratterizzata da numeri importanti nella produzione agricola, la
scelta della qualità, e quindi della certificazione, è strategica. Per questa ragione sono convinto che il riconoscimento avrà un effetto di traino per tutte le nostre
produzioni e al tempo stesso costituirà un nuovo stimolo per migliorare continuamente gli standard qualitativi delle produzioni».

Facile l’accostamento Vercelli, riso, terre d’acqua. Tuttavia le varietà di produzioni presenti nel vercellese e in Valsesia portano Camandona ad una visione molto più estesa. Da
qui le dolenti note relative al Programma di Sviluppo Rurale.
«È significativo sottolineare come per la prima volta nella storia politico-amministrativa della Regione Piemonte le tre principali Associazioni di Categoria del mondo agricolo
siano su posizioni altamente critiche nei confronti di questo Piano. Ciò la dice lunga sull’operato della Presidente Bresso e della sua Giunta, colpevoli di un comportamento
autoreferenziale e incapaci di svolgere un’appropriata concertazione su un argomento così importanti qual è l’agricoltura per l’intero Piemonte».

Scendendo nello specifico Camandona è allarmato per il futuro delle aziende del territorio provinciale. «Ci aspettavamo un piano che facesse da volano per la nostra agricoltura. In
realtà è stato approvato con ritardo colpevole e contiene parecchie criticità. Il piano ad esempio non ha risolto le problematiche relative a quelle aziende che avevano
realizzato sostanziali interventi di miglioramento, opere che rispondevano agli obiettivi previsti. In forza della domanda presentata, hanno ritenuto di essere nelle condizioni di poter
beneficiare della misura di sostegno e, vista la forte esposizione finanziaria, il mancato riconoscimento del contributo potrebbe compromettere la loro stessa esistenza futura. Al momento
inoltre pare che, per ciascuna Misura del PSR, vi saranno bandi regionali, e quindi non più provinciali, con criteri per la formazione delle graduatorie che privilegeranno le aziende di
montagna e di collina. La maggior parte del territorio della provincia potrebbe pertanto essere penalizzata».

L’ultimo commento Camandona lo offre guardando al futuro e a come si articolerà l’azione dell’amministrazione provinciale in materia agricola fino alla naturale scadenza del mandato.
«La politica di sviluppo dell’agricoltura locale dovrà puntare nei prossimi anni sulla valorizzazione delle produzioni tradizionali e di qualità e sulla loro tutela nei
mercati nazionali ed internazionali. Per questo è necessario rafforzare i processi di crescita imprenditoriale e di integrazione all’interno delle varie tipologie di aziende agricole
presenti nel nostro territorio, arrivando anche a potenziare le sinergie tra agricoltura e gli altri settori economici. Il mio assessorato è chiamato a contribuire ad un processo di
consolidamento dell’agricoltura, interagendo in maniera adeguata con le istituzioni, regionali, nazionali e comunitarie e gestendo con responsabilità, rigore, efficacia ed efficienza le
ormai ampie competenze che le sono state attribuite. Ragionando sia nell’ambito del settore agricolo, ma anche e soprattutto a favore dei consumatori ai quali deve essere offerta la
libertà di scegliere in modo trasparente, con un adeguato sistema di etichettatura e di tracciabilità».

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